27 GENNAIO, GIORNO DELLA MEMORIA

27 GENNAIO, GIORNO DELLA MEMORIA

“Quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore”.
Liliana Segre
L’esercizio della Memoria.
“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”.
Nelle parole di Anna Frank è racchiuso il senso del Giorno della Memoria, la ricorrenza che
si celebra in gran parte del mondo, ogni anno.
Settantasei anni fa, il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz. E rivelavano al mondo, per la prima volta, la realtà del genocidio in tutto il suo orrore.
Nella “fabbrica della morte” furono uccisi almeno un milione di prigionieri: uomini, donne, bambini. Quasi tutti ebrei. Ma anche polacchi, Rom, Sinti, prigionieri di guerra sovietici, testimoni di Geova e altri nemici della Germania nazista.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre” ci ha ammonito Primo Levi.
E allora il 27 gennaio dobbiamo ricordare non solo la Shoah, ma anche le leggi razziali approvate sotto il fascismo, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, tutti gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte.
Parlando delle leggi razziali, la senatrice a vita Liliana Segre ha ricordato: “un giorno di settembre del 1938 sono diventata “l’altra”. E da quel giorno, a otto anni, non sono più potuta andare a scuola. Mio papà e i nonni e mi dissero che ero stata espulsa. Chiesi perché, mi risposero che ci sono delle nuove leggi e gli ebrei non possono fare più una serie di cose. Se qualcuno legge a fondo le leggi razziali fasciste capisce che una delle cose più crudeli è stato far sentire invisibili i bambini”.
“Ci accostiamo al tema della memoria con commozione e turbamento, con dubbi e interrogativi irrisolti . Auschwitz rappresenta “un tragico paradosso:si tratta della costruzione più disumana mai concepita dall’uomo, uomini contro l’umanità: una spaventosa fabbrica di morte”. Ricordare esprime un dovere di civiltà”.
Lo ha detto il Presidente Sergio Mattarella nel “Giorno della Memoria”. “La costruzione ha cancellato le ignominie della dittatura ma non intende dimenticarle: per questo la memoria è un fondamento della Costituzione, contro l’arbitrio e la sopraffazione. E’ un sentimento civile energico e impegnativo”.
Mai come oggi, mentre i negazionismi avanzano nel mondo, è infatti importante ricordare. Una recente ricerca Eurispes rivela che anche in Italia, in circa 15 anni, la percentuale di chi non crede all’orrore della Shoah è passata dal 2,7% al 15,6% con un 16% che sostiene che la
persecuzione sistematica degli ebrei “non ha fatto cosi’ tanti morti”.
Sono dati davvero inquietanti.
L’esercizio della Memoria sta diventando sempre più difficile, man mano che i sopravvissuti a quelle tragedie ci lasciano. Ormai ne sono rimasti pochi, pochissimi.
Sta a noi, alle istituzioni e alla nostra coscienza di cittadini liberi, fare in modo che la loro testimonianza resti sempre viva.
Sabrina Alfonsi

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