Cultura

17.03.1861 – 17.03.2021. Deposizione di una corona ai piedi del monumento equestre a Giuseppe Garibaldi al Gianicolo in occasione della celebrazione dei 160 anni dell’Unità d’Italia

17 marzo –  160 anni che siamo uniti. Oggi abbiamo deposto questa corona per commemorare tutte e tutti coloro che, italiani o stranieri, scelsero di battersi per l’Unità d’Italia. Una celebrazione che in questo momento ha ancora più valore, perché ora come non mai abbiamo bisogno di sentirci uniti come Paese.

Nel 1861 l’Italia divenne ufficialmente Regno d’Italia ma il paese vero, unito, reale, era ancora da fare. L’Italia non era abituata a pensarsi Paese e al suo centro mancava ancora un pezzo cruciale: Roma. La popolazione era un insieme di genti, che avevano sperimentato dominazioni diverse. Il percorso verso l’essere cittadini, il sentirsi parte dello stesso paese è stato lungo per un’Italia terra di conquista, dalla fine dell’impero romano in poi. Siamo diventati Italia grazie a donne e uomini che hanno creduto in un progetto comune, così come l’Europa si è riconosciuta tale, con un processo altrettanto lungo.

E questa appartenenza a una comunità dobbiamo averla sempre presente, custodirla e coltivarla.
Siamo Paese, ora, abbiamo capacità e volontà di andare avanti, insieme, senza lasciare nessuno indietro. Il mio augurio per i 160 anni d’Italia è che si abbattano le differenze che ancora purtroppo esistono in termini di opportunità tra donne e uomini, tra generazioni, tra Nord e Sud. #Italia160

11 marzo –  A distanza di un mese dalla nascita di TOC TOC TEATRO, il progetto nato per portare il teatro e lo spettacolo dal vivo nelle case, nei pianerottoli e nei cortili della città, il Municipio Roma I Centro sposa l’iniziativa e la inserisce nella programmazione dei propri eventi.

Dal 9 al 21 marzo la compagnia IlNaufragarMèDolce, che ha dato vita al progetto e che attraverso tantissimi interventi a domicilio ha emozionato nelle proprie case il pubblico di ogni età, dalle 10:00 alle 17:00 busserà alla porta degli abitanti del Primo Municipio. Zaino in spalla ricco di abiti di scena, strumenti musicali e un pizzico di magia per raggiungere tutti coloro che avranno voglia di prenotare la propria poltrona di Toc Toc Teatro. Le prenotazioni si possono effettuare all’indirizzo municipio01.cultura@comune.roma.it.

“Il consiglio del Municipio Roma I Centro ha istituito la festa del condominio del vicinato per non perdere il capitale di relazioni umane sviluppatesi in questo anno di pandemia in cui la solidarietà tra vicini si è rafforzata. Avremmo voluto celebrare la festa il 9 marzo, ma al momento non è possibile organizzare eventi, data la situazione sanitaria. Come Municipio Roma I Centro, abbiamo comunque voluto promuovere un’iniziativa che avvicinasse le persone e le facesse sentire in relazione con gli altri. Per questo abbiamo scelto di sostenere il progetto di Toc Toc Teatro, perché la nostra missione è sempre stata quella di non lasciare nessuno indietro, soprattutto chi nell’ultimo anno segnato dalla pandemia ha subito una struggente solitudine. Molto spesso sono stati i nostri anziani e le nostre anziane, relegati in casa e privati di ogni rapporto, per la loro sicurezza. Cinema, teatri, centri anziani ma anche visite ai nipotini: tutto sospeso. E allora è necessario cominciare a tessere nuovamente quelle reti di relazioni, di interessi, di emozioni anche attraverso il teatro. In sicurezza, certamente, e mantenendo la distanza: per questo la modalità prescelta prevede gli spettacoli sui ballatoi, nei cortili condominiali, negli spazi “sicuri” eppure vicini ai nostri cittadini e alle nostre cittadine. Un modo per ripartire su due fronti, sostenere i lavoratori del mondo della cultura, gli attori, i registi, il mondo del teatro e insieme riuscire a tornare vicini e a portare cultura, interesse emozione, a chi sta a casa”. Così in una nota la Presidente del Municipio Roma I Centro, Sabrina Alfonsi.

Sketch, monologhi, poesie, canzoni o racconti di piccole storie quotidiane e ricordi di una vita.

L’obiettivo principale è quello di sostenere emotivamente tutti coloro che da mesi sono a casa recuperando l’esercizio della costruzione delle relazioni, in particolare verso le persone con maggiori vulnerabilità attraverso atti performativi di breve durata. In un momento in cui tutto viene fruito tramite il web, l’iniziativa vuole favorire la fruizione dell’arte in presenza.

Il tutto si svolgerà nel rispetto delle misure di sicurezza, dai pianerottoli agli spazi aperti delle terrazze, dai cortili alle strade dove si affacciano le abitazioni, ma anche nei centri antiviolenza, nelle case famiglia e nei centri anziani.

La Compagnia Il NaufragarMèDolce si occupa principalmente di teatro sociale, incentrandosi su temi legati alla lotta contro la violenza sulle donne, omofobia, disoccupazione, integrazione, emarginazione e proprio questi temi saranno al centro delle tante performance in programma: Figlie di Sherazade, Rosadilicata, I fili di Penelope, Pesci fuor d’acqua sono solo alcuni dei titoli proposti agli spettatori. In scena Chiara Casarico, Tiziana Scrocca, Rita Superbi, Emanuela Bolco e Vania Castelfranchi di Teatro Ygramul. Per sostenere il progetto tra qualche settimana partirà anche un crowdfunding.

COMPAGNIA ILNAUFRAGARMEDOLCE

L’Associazione Culturale Il Naufragarmedolce, attiva dal 1996, nasce come Compagnia Teatrale Indipendente che auto-produce, realizza e promuove i propri spettacoli, attuando una modalità produttiva che vede nel lavoro collettivo la sua massima espressione.
Ad oggi sono stati realizzati spettacoli originali sulle tematiche della 
sovranità alimentare, degli OGM, dell’acqua come diritto inalienabile, del lavoro minorile, dei diritti negati alle donne, della precarietà del lavoro, la resistenza, l’importanza delle radici e l’utopia.

Caratteristica della Compagnia è quella di promuovere il teatro anche in luoghi non teatrali per restituire all’arte teatrale la propria originaria comunicativa e il senso di arte sociale, punto di aggregazione e di riflessione della comunità su sé stessa. Anche per questo motivo Il Naufragarmedolce ha collaborato con altre realtà che si occupano di problemi globali e nuovi modelli di sviluppo.


Fb: https://www.facebook.com/toctoc.teatrochebussallatuaporta

6 marzo – Per la Giornata dei Giusti dell’Umanità, ci ritroviamo al Civico Giusto, il n. 24 di Viale Giotto, dove Bruno Fantera e sua madre Esifile nascosero la famiglia Moscati fino alla Liberazione e la salvarono dalla barbarie nazifascista. Per questo sono ricordati tra i Giusti allo Yad Vashem.

Da diversi anni insieme alle famiglie Fantera e Moscati e a Paolo Masini con

Roma Best Practices Award, ci ritroviamo per il premio dedicato a Nonno Bruno, “Giusto tra i Giusti”, con i lavori delle nostre scuole che ogni anno ci sorprendono sempre più per la loro capacità di approfondire con disarmante semplicità e acutezza un tema profondo, quello della memoria e della Shoah.
Per questo sono felice di aver partecipato qui a San Saba alla posa della mattonella del Civico Giusto, perché penso che la memoria sia costituita da tanti tasselli e che tutti noi dobbiamo coltivarla ogni giorno, lasciando dei segni anche attraverso i luoghi, con le pietre dell ‘inciampo, le targhe, i murales e anche le mattonelle, perché ciò che è stato non accada mai più.

“Quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore”.
Liliana Segre
L’esercizio della Memoria.
“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”.
Nelle parole di Anna Frank è racchiuso il senso del Giorno della Memoria, la ricorrenza che
si celebra in gran parte del mondo, ogni anno.
Settantasei anni fa, il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz. E rivelavano al mondo, per la prima volta, la realtà del genocidio in tutto il suo orrore.
Nella “fabbrica della morte” furono uccisi almeno un milione di prigionieri: uomini, donne, bambini. Quasi tutti ebrei. Ma anche polacchi, Rom, Sinti, prigionieri di guerra sovietici, testimoni di Geova e altri nemici della Germania nazista.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre” ci ha ammonito Primo Levi.
E allora il 27 gennaio dobbiamo ricordare non solo la Shoah, ma anche le leggi razziali approvate sotto il fascismo, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, tutti gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte.
Parlando delle leggi razziali, la senatrice a vita Liliana Segre ha ricordato: “un giorno di settembre del 1938 sono diventata “l’altra”. E da quel giorno, a otto anni, non sono più potuta andare a scuola. Mio papà e i nonni e mi dissero che ero stata espulsa. Chiesi perché, mi risposero che ci sono delle nuove leggi e gli ebrei non possono fare più una serie di cose. Se qualcuno legge a fondo le leggi razziali fasciste capisce che una delle cose più crudeli è stato far sentire invisibili i bambini”.
“Ci accostiamo al tema della memoria con commozione e turbamento, con dubbi e interrogativi irrisolti . Auschwitz rappresenta “un tragico paradosso:si tratta della costruzione più disumana mai concepita dall’uomo, uomini contro l’umanità: una spaventosa fabbrica di morte”. Ricordare esprime un dovere di civiltà”.
Lo ha detto il Presidente Sergio Mattarella nel “Giorno della Memoria”. “La costruzione ha cancellato le ignominie della dittatura ma non intende dimenticarle: per questo la memoria è un fondamento della Costituzione, contro l’arbitrio e la sopraffazione. E’ un sentimento civile energico e impegnativo”.
Mai come oggi, mentre i negazionismi avanzano nel mondo, è infatti importante ricordare. Una recente ricerca Eurispes rivela che anche in Italia, in circa 15 anni, la percentuale di chi non crede all’orrore della Shoah è passata dal 2,7% al 15,6% con un 16% che sostiene che la
persecuzione sistematica degli ebrei “non ha fatto cosi’ tanti morti”.
Sono dati davvero inquietanti.
L’esercizio della Memoria sta diventando sempre più difficile, man mano che i sopravvissuti a quelle tragedie ci lasciano. Ormai ne sono rimasti pochi, pochissimi.
Sta a noi, alle istituzioni e alla nostra coscienza di cittadini liberi, fare in modo che la loro testimonianza resti sempre viva.
Sabrina Alfonsi

23 dicembre – Al Giardino “Pietro Lombardi” di Via Sabotino abbiamo inaugurato la prima delle 12 panchine decorate da altrettanti artisti del Progetto “Io e… l’altro” della pittrice e performer romana Simona Sarti. Un altro modo di con/dividere che segna la nostra visione dei beni comuni, solidale e inclusiva.

L’operazione artistica – culturale, promossa dalla Associazione Culturale “Associazione Arte altra“ in collaborazione con il Municipio Roma I Centro,  nasce con l’intento di coinvolgere idealmente i diversi quartieri di Roma, con un unico denominatore, quello di creare una trama urbana che ponga l’attenzione su temi sociali. Il mezzo sarà “la panchina”, un punto dove spesso si dialoga e ci si sofferma a guardare; una sosta dove si mette in moto il vortice dei pensieri. Volta per volta, ogni artista sceglierà una tematica, dipingendo solo la metà della superficie a disposizione, per lasciare uno spazio di riflessione “agli altri” che si accosteranno all’opera .
Alla fine della realizzazione di tutte le panchine verrà messo un cartello esplicativo, dove saranno elencati tutti i giardini che le ospitano e un codice QR con breve spiegazione dell’opera.

La panchina che inizia il percorso è quella dipinta da Michel Patrin sul tema della difesa dell’ambiente.

Artisti partecipanti: Norberto Cenci, Marco Delli Veneri, Giovanna Gandini, Marzia Gandini, Florian Heymann Guglielmi, Metello Iacobini, Felice Leonardi, Michel Patrin, Elisabetta Piu, Gabriella Sabbadini, Simona Sarti, Roberta Venanzi

 

A Prati le panchine si vestono d’arte: dal Municipio il progetto “Io e l’altro”

 

ALFONSI: UN SEGNO DI SPERANZA

15 dicembre – Sedici abeti natalizi addobbati a festa nei vari rioni del centro di Roma. E’ l’iniziativa lanciata stamani dal I Municipio che, alla presenza della presidente Sabrina Alfonsi, ha posizionato il primo albero nel cuore di Borgo Pio.

“Con questi alberi- ha spiegato proprio Alfonsi- vogliamo dare un segno di speranza alla popolazione all’arrivo del nuovo anno, che speriamo sia completamente diverso da quello che abbiamo passato, pensando un po’ al futuro. Ne posizioneremo 16 su tutto il territorio del I Municipio: oggi siamo a Borgo ma ci saranno a piazza del Teatro di Pompeo, a piazza della Malva, a largo Gaetana Agnesi. Ne metteremo a Testaccio e all’Esquilino. E poi ancora a Carlo Felice, a piazza Cairoli e in altri luoghi ancora”. “Questi- ha chiarito Alfonsi- sono alberi veri, che verranno ripiantati quando lasceranno le nostre strade, e sono alberi ‘plastic free’, addobbati solo con elementi naturali. Anche le luci sono delle piccole lampadine collegate tra loro con il rame, senza plastica. Questo e’ un segno di come ci dovremo comportare dopo la pandemia. Ci teniamo molto, veniteli a vedere: queste decorazioni, secondo me, sono veramente quanto di piu’ bello ci possa essere nel centro storico della piu’ bella citta’ d’arte del mondo”. Gli alberi, nello specifico, saranno posizionati: a Borgo Pio, in via Pomponazzi, nei giardini di piazza Cairoli, a piazza Pasquino, a piazza del Teatro di Pompeo, a piazza Borghese, a largo Gaetana Agnesi, in piazza Madonna dei Monti, nell’area cani Carlo felice, in piazza Pepe e al Celio a San Clemente. Ed ancora: a Trastevere in piazza Mastai, piazza della Malva e piazza San Cosimato. A San Saba in largo Chiarini e a Testaccio nel giardino Pertica. Gli abeti, una volta concluso il periodo natalizio, saranno poi ripiantumati nel parco di Monte Mario.

30 ottobre – Inaugurazione del progetto One City, a Portonaccio. Oggi, insieme all’assessora Anna Vincenzoni, abbiamo scoperto la nuova opera  “Valori di Strada” della street artist Alice Pasquini, che ha già regalato tante meravigliose opere a Roma, da Testaccio al centro Baobab, dal Pigneto al Portonaccio.

La città ci parla, con i luoghi, con i tasselli che contribuiamo a costruire: le targhe, le pietre, gli spazi, i muri. La street art ci parla di impegno, di politica, e lo fa utilizzando lo spazio pubblico, per essere presente a tutti e per tutti. Tutte opere intense, anche per i luoghi scelti. “Valori di strada” è un’opera dedicata a Ebru Timtik, l’avvocatessa e attivista per i diritti umani turca di origine curda morta dopo 238 giorni di sciopero della fame.
La street art supera tante barriere. Include e tesse un dialogo con tutti quelli che la incrociano. Come fanno le pietre dell’inciampo, come fanno le targhe. Penso a quella dedicata a Willy Duarte Monteiro o a Stefano Cucchi. Incrociano gli occhi e il cuore dell’osservatore e lo portano a pensare, a ragionare, a informarsi, ad essere consapevole. #noiandiamoavanti #solocosebelle

26 ottobre – Il premio “Nonno Bruno, il Giusto di San Saba” è dedicato a Bruno Fantera, che durante l’occupazione nazifascista di Roma salvò tante vite, mettendo a rischio la sua ma compiendo un gesto meraviglioso, che ha fatto sì che oggi tante persone siano vive e siano nate. Abbiamo chiesto ai bambini delle scuole del Municipio cosa sia per loro ricordare, cosa siano la giustizia, la lotta alle disuguaglianze. Hanno risposto con dei lavori bellissimi ed emozionanti. Li abbiamo premiati oggi, con grande emozione, consegnando loro le piastrelle dello scultore Tonino Della Pietra. Voglio ringraziare Paolo Masini e il Museo della Shoah, e soprattutto Fabrizio Fantera, figlio di Bruno, che con dedizione e passione continua a raccontare la storia di suo padre, perché la memoria di ciò che è stato e il coraggio di chi ha lottato per la libertà sia sempre nei gesti e nei cuori di tutti noi. Avremmo dovuto vederci il 25 aprile per assegnare questo premio. Non è stato possibile ma recuperiamo oggi. La memoria è uno dei fulcri su cui ruotano le attività del nostro municipio. Dopo le pietre d’inciampo, desideriamo che anche questo appuntamento sia un’altra occasione per ricordare il periodo più buio della nostra storia affinché non accada mai più. #primomunicipio #noiandiamoavanti

 

Venerdì 16 ottobre – Nel corso di una cerimonia di commemorazione è stata scoperta la targa che dedica il giardino di Via Guglielmo Pepe, all’Esquilino, alla memoria di Willy Duarte Monteiro, il giovane di origine capoverdiana rimasto vittima di una brutale aggressione a Colleferro il 6 settembre scorso.
Willy non faceva parte della nostra comunità territoriale, ma è un nostro figlio, un ragazzo con il cuore limpido, che non ha voltato la testa dall’altra parte davanti alla violenza. Proprio per onorare il suo coraggio, abbiamo deciso di dedicare alla sua memoria questo giardino, che si trova in un Rione, Esquilino, che rappresenta un vero e proprio laboratorio di dialogo e di confronto costante tra le tante comunità che lo compongono.
Noi abbiamo il dovere di educare i nostri figli a non accettare la violenza, a non essere osservatori silenziosi ma a prendere posizione contro la violenza, il razzismo e la sopraffazione. Come Municipio e come comunità territoriale sentiamo il gesto di Willy patrimonio dell’intero Paese, come riconosciuto giustamente dal nostro Presidente Mattarrella pochi giorni fa.
Quello di oggi è un piccolo gesto, ma diventerà grande se contribuirà a far conoscere il suo coraggio e il suo altruismo ai bambini di oggi.
Nel corso della cerimonia è stata scoperta una targa provvisoria, ed è stato avviato un concorso di idee per la realizzazione di una targa definitiva da apporre al termine dei lavori di riqualificazione previsti a breve sull’area.
All’iniziativa, promossa dal Municipio Roma I Centro e dalle Associazioni Portici Aperti e Casa Africa, hanno partecipato i familiari di Willy, la Presidente del Municipio Sabrina Alfonsi, gli Assessori Emiliano Monteverde e Anna Vincenzoni, il Sindaco di Paliano Domenico Alfieri, il Consigliere Emanuele Girolami in rappresentanza del Comune di Colleferro, l’ambasciatore di Capo Verde George Goncalves, il Consigliere Paolo Ciani in rappresentanza della Regione Lazio, i rappresentanti delle Associazioni territoriali e i cittadini.

14 ottobre – Domani inizia la Festa del Cinema a Roma, in un momento di grande, enorme sfida per tutti noi, anche per le professioni in ambito artistico che si trovano in grave difficoltà a causa della pandemia. Eppure il cinema ci fa sognare, costruisce un immaginario che è parte integrante della nostra cultura. Per onorare il Maestro Federico Fellini, Sorgente Group in accordo con il Municipio Roma I Centro e Fondazione Cinema ha posizionato in Largo Fellini quattro panchine. Una di queste è una panchina rossa dedicata ad Anna Magnani, per porre l’attenzione sul tema della violenza maschile sulle donne. Sulla panchina sarà esposta una statua opera dello scultore Antonio Nigro, per tutta la durata della mostra del Cinema, dal 15 al 25 ottobre. Ecco, io penso che sollevare il velo di Maya sulla violenza contro le donne sia una responsabilità collettiva e sono felice che Sorgente Group e Fondazione Cinema, in accordo con il Municipio Roma I Centro, abbiano voluto sostenere la lotta alla violenza di genere con un gesto simbolico, importante, pubblico. In un momento storico in cui il cammino delle donne verso la parità è ancora lungo, in cui il gender pay gap pende in netto squilibrio a danno delle donne, in cui le proteste del movimento Me Too hanno aperto una discussione anche sulle molestie nel mondo del cinema, prendere posizione è ancora più necessario. #primomunicipio #solocosebelle #noiandiamoavanti

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Mittwoch, 14. Oktober 2020