In primo piano

14 maggio – L’emergenza Covid 19 può rappresentare un’occasione per ripensare il Centro Storico di Roma, sito Unesco e patrimonio dell’umanità. Un tema di cui sto parlando spesso ultimamente, nella convinzione che ora come mai la politica, a tutti i livelli, debba valutare strategie e misure concrete per riportare i residenti nel cuore della città per restituire a quest’ultimo funzioni diverse da quella esclusivamente turistica che lo ha caratterizzato in questi ultimi anni. Questi gli argomenti trattati in una intervista per la puntata di “Petrolio” che andrà in onda su Rai 2 sabato 16 maggio alle 21.30.

Qui sotto una recente intervista a Paolo Boccacci su Repubblica del 13.05.2020

 

L’ASSESSORE D’AMATO INAUGURA DRIVE-IN TAMPONI A OSPEDALE SAN GIOVANNI. INDISPENSABILI RICETTA MEDICA E REFERTO TEST SIEROLOGICO. PRESENTI ALFONSI E TANESE.

14 maggio – L’assessore alla Sanita’ della Regione Lazio, Alessio D’Amato, ha inaugurato stamani il servizio di drive-in dell’Asl Roma 1 per l’esecuzione del tampone naso-faringeo all’ospedale San Giovanni di Roma. Presenti alla visita anche il presidente del Municipio I, Sabrina Alfonsi, il direttore generale del San Giovanni, Massimo Annicchiarico, insieme al direttore generale dell’Asl Roma 1, Angelo Tanese. Si potra’ accedere al drive-in direttamente, ma sara’ indispensabile disporre della prescrizione del proprio medico di medicina generale su ricetta dematerializzata, codice fiscale e referto del test sierologico. La postazione e’ attiva dal lunedi’ al venerdi’ dalle 9 alle 18 e il sabato dalle 9 alle 14. Il servizio e’ rivolto ai residenti della Asl Roma 1 che sono risultati positivi a seguito dell’esecuzione del test sierologico con prelievo venoso secondo le modalita’ stabilite dalla determina regionale scaricabile online sul sito SaluteLazio.it.
Presso il drive-in si potra’ effettuare il tampone senza scendere dall’auto, recandosi con la propria vettura al presidio ospedaliero Addolorata, con accesso da via di Santo Stefano Rotondo 5/a. Per garantire l’informazione agli utenti circa la viabilita’ e la potenzialita’ di fruizione del drive-in e’ stato collocato in entrata, visibile da via Santo Stefano Rotondo, un totem informativo che fornira’ le seguenti indicazioni: numero veicoli in fila, tempo di attesa, divieto di accesso a saturazione dei posti.
L’accesso alle indagini di sieroprevalenza e’ stato fortemente voluto dalla Regione Lazio per una valutazione su larga scala della circolazione del virus, in particolare nei soggetti asintomatici.
“Nella nuova fase sara’ fondamentale l’integrazione tra i test e i tamponi e i drive-in attivati su tutto il territorio regionale avranno un ruolo cruciale in questo processo- ha commentato D’Amato- Dobbiamo essere pronti a testare, tracciare e trattare le persone con tempestivita’ e il sistema si e’ dotato di regole operative per consentire ai cittadini di accedere ad un percorso di esecuzione e del test sierologico”.
“Io penso che l’apertura del drive in per l’esecuzione del tampone nel cuore del Centro storico di Roma, metta in luce ancora di piu’ quanto dimostrato nelle settimane passate dalla sanita’ regionale- ha commentato Alfonsi- Una grande preparazione e una grande capacita’ del settore sanitario nell’assicurare e riprogrammare l’assistenza e i servizi in base all’emergenza. Una rete territoriale capillare che funziona e che e’ in grado di garantire la sicurezza, l’accoglienza e la cura a tutti i cittadini. In questi mesi il settore pubblico a tutti i livelli ha dimostrato una grande forza nel rimodularsi per assicurare l’unico strumento che sappiamo puo’ proteggerci: la prevenzione.
Un grande lavoro svolto dalla sanita’ e da tutti i comparti del settore, che hanno dato a tutti i livelli prova di grande flessibilita’ e impegno”. (Comunicato Agenzia di Stampa DIRE).

Roma Today del 14 maggio 2020

 

 

9 maggio – A settanta anni dall’inizio del suo cammino, l’Unione Europa si trova oggi di fronte alla sfida più importante:dimostrare di essere una comunità politica e solidale, e non solo economica e commerciale, per reagire in maniera adeguata a una crisi dagli effetti potenzialmente devastanti.

 

Dopo settanta anni oggi l'unione Europea si trova davanti la sfida più grande, quella di essere compatta e solidale di fronte ad una crisi potenzialmente devastanteMondoDem @MondoDemLab

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Samstag, 9. Mai 2020

 

 

8 maggio – Nel pomeriggio si è svolta la Conferenza stampa sulla proposta di Delibera del Partito Democratico di Roma per il distanziamento fisico delle occupazioni suolo pubblico e l’azzeramento della COSAP e per sostenere le attività commerciali chiamate a fronteggiare l’emergenza.

La proposta di deliberazione che come PD abbiamo presentato oggi in conferenza stampa è uno strumento idoneo a regolamentare la materia della maggiore occupazione di suolo pubblico per gli esercizi di somministrazione come strumento utile per aiutare gli operatori dl commercio a superare la fase critica attuale.
Un provvedimento snello, che avrà una durata limitata nel tempo – la scadenza prevista è al 31 dicembre 2020- e che prova a rispondere ai due grandi interrogativi di questi giorni, ovvero come riaprire le attività economiche nel rispetto delle regole previste per il distanziamento interpersonale, visto come fattore principale per la sicurezza e la prevenzione dal contagio, e poi come garantire un valido sostegno agli operatori commerciali consentendo, attraverso l’incremento degli spazi esterni, di recuperare in tutto o in parte la quota di tavoli persa all’interno dei locali per le esigenze di distanziamento.

Quindi una apertura concreta all’aumento delle OSP, con le percentuali diverse che sono state indicate per il Centro Storico (+35%) rispetto al resto della città (+50%). Un’apertura che, però, deve mantenere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, perché non siamo d’accordo con chi vuole utilizzare l’emergenza come cavallo di troia per reintrodurre una deregulation che ci riporterebbe indietro di anni nella battaglia per il decoro del Centro Storico.

Un provvedimento che si muove nel solco di quanto già annunciato dal Ministro per i Beni Culturali, che prevede di intervenire per alleggerire il peso del sistema dei vincoli vigenti sul sito Unesco, attraverso la “sospensione” di alcuni vincoli come ad esempio quello relativo al rispetto del cono visivo e quello relativo alla distanza minima di un metro dai palazzi vincolati. Sono previste nella proposta di delibera anche altre deroghe, di competenza più strettamente comunale, come la possibilità di posizionare i tavoli con pedane sulle strisce blu in caso di mancanza di spazio sui marciapiedi, e quella di utilizzare per il posizionamento dei tavoli anche le immediate pertinenze del locale purchè non distanti più di 20 metri.

Inoltre, quale ulteriore contributo economico a favore degli operatori, nella proposta di delibera si prevede la sospensione del versamento dei canoni relativi a COSAP e TARI dal 12 marzo 2020 e fino al 31 dicembre 2021.

Per quanto riguarda le modalità di presentazione delle richieste, la proposta anche in questo caso si muove nel solco di quanto verrà a breve previsto dalla normativa nazionale per la semplificazione degli iter burocratici nella fase emergenziale. Sarebbe auspicabile uno strumento analogo alla SCIA, che consentirebbe agli operatori il riavvio in tempi davvero brevi per le loro attività.

Crediamo di aver fatto un buon lavoro, che cerca di aiutare gli operatori economici oggi in difficoltà senza introdurre stravolgimenti permanenti delle regole, e lo metteremo a disposizione della città portandolo lunedì prossimo in Assemblea Capitolina e in tutti i Municipi.

 

la proposta di delibera

 

La diretta Facebook della Conferenza stampa

CONFERENZA STAMPA PD ROMA

Roma oltre COVID 19: più spazio per lo sviluppo di una città più sicura per tutti e per difendere economia e lavoro.

Gepostet von PD ROMA – Partito Democratico di Roma am Freitag, 8. Mai 2020

 

L'immagine può contenere: 2 persone, tra cui Sabrina Alfonsi, testo

8 maggio – Dopo l’attacco via social all‘iniziativa assunta dal Municipio sui Centri Estivi da parte del Presidente della Commissione Sport capitolina, il 5 Stelle Angelo Diario, secondo il quale il Municipio I si è ‘lanciato in avanti in maniera spregiudicata’ scrivendo alle famiglie per sondare i bisogni riguardo i centri estivi, va inquadrata per quella che è: sterile polemica, che tra l’altro manifesta nervosismo e percezione poco chiara di ruoli, competenze e prerogative degli organi di rappresentanza politica. Sono stati numerosi i cittadini ad aver apprezzato l”apertura di un dialogo diretto con le famiglie da parte  del Municipio,  al punto che abbiamo già superato le 800 risposte al sondaggio inoltrato ai residenti. Forse al consigliere Diario sfugge che come Municipio ci stiamo muovendo esattamente nella stessa direzione presa dalla Sindaca Raggi riguardo ai centri estivi, verificando l’eventuale fattibilità in sicurezza in attesa delle norme ufficiali ma soprattutto ascoltando i bisogni delle famiglie. Certo noi non torniamo indietro, Diario faccia il suo lavoro e aiuti i Municipi a trovare i soldi necessari per garantire un supporto degno di questo nome alle famiglie.

 

Sui Centri Estivi non torniamo indietro, Campidoglio e Regione ci aiutino a reperire i fondi necessari per realizzarli aiutando le famiglie.

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Freitag, 8. Mai 2020

 
 

7 maggio – Mi fa piacere condividere con voi questa riflessione sul centro storico della nostra città pubblicata sil sito immagina.eu.

 

Rimettiamo le persone al centro delle città

Il Centro Storico di Roma nel corso del tempo si è trasformato, ha cambiato essenza.

Ormai da sette anni governo questo territorio che, a partire dagli anni Ottanta, ha visto avvicendarsi prima una profonda gentrificazione e poi una devozione pressoché totale al turismo e ai viaggiatori, che ha comportato uno spopolamento e insieme un avvicendamento di attività temporanee a ritmo incessante.

Da rioni dove tutti si conoscevano e che erano comunità strette, coese, fatte di artigiani, antiquari, botteghe, famiglie, ancora dense di quella socialità collettiva sulla scia delle corporazioni del Quattrocento che abitavano le vie del cuore di Roma, man mano il Centro Storico ha cambiato volto. I piccoli appartamenti con finestre sui tetti, i terrazzini con i gerani e minuscoli tavolini sono diventati alloggi di pregio e dopo pochi anni si sono trasformati in alloggi turistici, bed and breakfast, case vacanze, affitti mordi e fuggi a prezzi stellari e super richiesti.

E man mano che il turismo aumentava, gli abitanti andavano via, si allontanavano, si disperdevano in zone sempre più lontane, più sostenibili economicamente in termini di affitti, di costo della vita, di prezzi delle case. Un cambiamento profondo nella composizione sociale del Centro, che ha prima perso i giovani, le coppie, le famiglie e man mano la maggior parte degli abitanti.

Il turismo per molti anni è stato il motore di un’economia del Centro storico che è stata stravolta dall’epidemia di Covid19. D’un tratto le strade si sono ritrovate deserte, gli appartamenti vuoti. Un sistema economico basato sul turismo estero e in piccola parte italiano crollato in pochi giorni ha visto dissolversi non solo una stagione estiva ma l’intera impalcatura di un economia dipendente da un settore ora fermo. Mercati, supermercati, farmacie senza clienti perché senza abitanti: le ripercussioni di questo spopolamento le iniziamo a vedere ora che i turisti non ci sono più e si si vedranno alla ripresa delle attività commerciali, alberghiere.

Questo fatto inedito, questo tsunami che ci sta travolgendo, ha un impatto devastante sull’economia della città e del paese, come del mondo intero. Ma io penso che possa essere anche paradossalmente un’occasione. Un’occasione per ripensare il modo in cui viviamo la città e i nostri spazi.

Per ripopolare e per restituire un’identità al centro storico della città più bella del mondo, un centro spersonalizzato dai bnb e privo ormai di una vera popolazione, oggi sparuta in termini numerici e sopraffatta dalle orde di turisti che lo invadevano e che ora, per un periodo ancora lungo, non avremo. Abbiamo l’occasione per riportare gli abitanti nelle strade del centro e per farlo serve una politica fortissima, serve una visione della città futura che vogliamo: proposte concrete per sostenere i privati e per riportare davvero la vita nel centro storico, le famiglie, le giovani coppie, i giovani, gli studenti. Possiamo farlo pensando strumenti di sostegno ai privati da un lato e agli affittuari dall’altro: cedolare secca, incentivi e sgravi per chi affitta a lungo termine, mutui agevolati per l’acquisto della casa.

Due strade abbiamo davanti: da un lato, il sostegno al ripopolamento del centro storico, attraverso forti politiche fiscali e attraverso l’interlocuzione con il Governo, perché il meccanismo della cedolare secca valga solo per affitti residenziali e non per affitti turistici, e dall’altro la rigenerazione del territorio e degli edifici in disuso, perché ripopolare vuol dire anche ripensare gli spazi e il modo in cui vengono vissuti. Parlo di rigenerazione urbana in quanto è un tema a me molto caro, con tanti progetti che riguardano il territorio del centro storico: penso alle caserme in disuso, all’edilizia popolare da destinare a cohousing, alle case degli enti.

40.000 persone in cerca di casa, da riportare in centro ma soprattutto al centro: al centro di una politica che sappia sfruttare questa crisi per creare una visione di Roma futura, più sostenibile, più verde, più vera. Partendo anche da una nuova residenzialità nel centro e nel semi centro, fatta di persone, di lavoro, di indotto e quindi di prosperità del territorio stesso. Perché un territorio abitato è valorizzato dalle persone che si prendono mutualmente cura dei loro spazi.

 

Immagina

7 maggio – Giornata dedicata alle iniziative di solidarietà che,fortunatamente, fioriscono spontaneamente nel nostro territorio.

Stamattina con Anna Vincenzoni siamo andate a Via della Giuliana per salutare e ringraziare Antonia per lo splendido lavoro che sta facendo da settimane con le sue “mascherine solidali”, fatte a mano da lei che è una sarta in pensione. Il suo cestino calato dal balcone con dentro mascherine colorate gratis per grandi e bambini, destinate a chi non può acquistarle,è ormai diventato un punto di riferimento nel quartiere.

 

Poi il giro è proseguito con Emiliano Monteverde, Insieme a lui  ho fatto visita all’atelier Coloriage, il laboratorio di sartoria sociale aperto da artigiani migranti e richiedenti asilo nell’ex Mattatoio a Testaccio. Il Municipio ha patrocinato il loro progetto “Su la maschera!”, una produzione di mascherine lavabili a 60 gradi e riutilizzabili realizzate con i coloratissimi tessuti africani originali “wax”. Oggi ne abbiamo ricevute in dono 100, che saranno distribuite alle famiglie più in difficoltà attraverso i volontari che supportano il progetto “La Spesa Sospesa”. Le mascherine, davvero belle ed originali, si possono richiedere facendo una donazione a sostegno dell’iniziativa. Attraverso la generosità di chi dona sarà possibile fornire le mascherine gratis anche a chi ne ha bisogno. Tutte le indicazioni per richiedere le mascherine e sostenere il progetto le trovate sul sito e sulla pagina FB di Coloriage.

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Donnerstag, 7. Mai 2020

 

6 maggio –  Il Municipio Roma I Centro scrive una lettera aperta alle famiglie e lancia un piano per i centri estivi del 2020: un sondaggio per capire la domanda, una ricognizione degli spazi per essere pronti a garantire l’offerta, in sicurezza, se le norme lo permetteranno. “Una situazione straordinaria come quella che stiamo vivendo impone sforzi straordinari alla Politica e all’Amministrazione. Senza lasciare indietro nessuno: come Primo Municipio intendiamo dare tutta l’attenzione che meritano alle bambine e ai bambini del nostro territorio, come abbiamo sempre fatto in questi oltre sette anni di Governo”. E’ quanto affermato dalla Presidente del Municipio Roma I Centro, Sabrina Alfonsi. “Per questo motivo- aggiunge Alfonsi- stiamo progettando un sistema di servizi di supporto per restituire al piu’ presto ai bambini il loro mondo di relazioni, sapendo che due mesi di fermo per loro sono come uno o piu’ anni per noi. Vogliamo evitare che in assenza di una risposta delle istituzioni, i genitori e soprattutto le mamme siano lasciati a se stessi. Le famiglie hanno il diritto di avere delle risposte e delle opportunita’: per poter tornare al lavoro ma anche per dare un pieno riconoscimento dei diritti dei piu’ piccoli. Diritto alla salute, certo, ma anche diritto alla socialita’, diritto a giocare e diritto a imparare. Per questo abbiamo scelto di sentire prima le famiglie, di rivolgerci direttamente a loro: in attesa delle determinazioni nazionali e capitoline riguardo i tempi e le modalita’ di ripresa dei servizi scolastici ed educativi, come Municipio abbiamo voluto avviare un percorso che possa condurre, se le norme di prevenzione lo consentiranno, all’attivazione della rete di centri estivi sul territorio, in piena sicurezza. Stiamo lavorando per individuare spazi idonei, privilegiando le aree verdi ma tenendo conto anche dell’esigenza di disporre di spazi coperti adeguati, e per definire le modalita’ gestionali idonee a limitare la diffusione del contagio, a partire dalla costituzione di piccoli gruppi con pochi bambini (da 3 a 5) per ogni educatore. I giardini delle scuole, come ad esempio la scuola Grilli o la Giardinieri, l’orto botanico, la Casa delle Donne, i Centri Anziani che hanno spazi all’aperto: tutti luoghi dove si puo’ pensare di offrire ai bambini lo spazio, il gioco, l’educazione e la socialita’ cui hanno diritto”. Pertanto spiega l’assessore alla scuola del Municipio Roma I Centro Giovanni Figa’ Talamanca, “Oltre agli spazi servono le risorse, umane ed economiche: educatori qualificati in primo luogo per sostenere i bambini in questa fase delicata, soprattutto i piccoli con disabilita’ che hanno bisogno di una particolare assistenza e che piu’ di tutti hanno sofferto il cambiamento repentino delle loro routine. E risorse economiche straordinarie, per sostenere i genitori: chiediamo di aumentare il bonus alle famiglie affinche’ chi ha piu’ di un figlio possa riuscire a sostenere la spesa dei centri estivi per tutto il periodo necessario. Abbiamo inviato alle famiglie una lettera per capire quale risposta ci sara’, nell’eventualita’ che partano i centri estivi, una fase di pre-iscrizione con modalita’ on-line, aperta sino al 31 maggio. Ci teniamo a non farci trovare impreparati non appena ci saranno le condizioni. Vogliamo restituire ai bambini il diritto di far parte di una collettivita’ di pari, di confrontarsi e di giocare in un mondo di ritrovate relazioni. Riattiviamo le comunita’ educative, con prudenza ma anche con una visione del prossimo futuro, che e’ la convivenza con il virus. Siamo comunita'”. (Comunicati/Dire)

Lettera alle famiglie. Centri estivi 2020

I cittadini interessati sono invitati a compilare con i dati richiesti il modulo di pre-iscrizione on line disponibile seguente link:

https://it.surveymonkey.com/r/CentriEstiviPrimoMunicipio

L’emergenza #Covid19 ne sta facendo esplodere di nuove e rischia di esacerbare le vecchie.
Tra queste il diritto alla casa che amo di più declinare come diritto all’abitare.
Eppure sono convinta che su questo tema la crisi, se governata dalla Politica, possa offrire anche occasioni per rimediare a errori passati. Da interventi per una nuova residenzialità del centro storico (su cui tornerò nei prossimi giorni con una riflessione ad hoc) a quelli di rigenerazione urbana, finalizzati alla ricucitura di pezzi di città ma soprattutto di relazioni sociali, le occasioni ci saranno. A noi coglierle. Ho scritto una riflessione a tal proposito sull’ Huffington Post.

I dati su Roma ci parlano di circa 40 mila persone che a vario titolo sono alla ricerca di un’abitazione

Una delle grandi emergenze di Roma, ben prima che arrivasse Covid19, è da tempo quella legata alla casa, o meglio all’abitare. Se negli anni ’60 e ’70 il problema fu la mancanza di abitazioni negli ultimi 30 anni, a seguito dell’abbandono di politiche specifiche su questo tema, la crisi si è spostata maggiormente sulla sostenibilità economica, per molte famiglie, di far fronte al costo degli affitti.

Se in passato questo tema ha riguardato la stragrande maggioranza delle famiglie, dagli anni ’80 in poi, nel momento in cui il numero dei proprietari di case (o meglio di possessori di mutuo per l’acquisto della casa) ha superato coloro che erano in affitto, è diventato, anche nel dibattito pubblico, marginale.
Eppure, i dati su Roma ci parlano di circa 40 mila persone che a vario titolo sono alla ricerca di un’abitazione.

L’anno scorso 17.000 persone in povertà estrema che si sono rivolte alla sala operativa sociale di Roma Capitale. 4.000 sono i migranti sotto protezione internazionale che si sono rivolti a uffici immigrazione. Circa 12.000 persone vivono in 75/80 stabili occupati. 4.500 nei campi rom. Rispetto alle case popolari il cui bando risale al 2012, attualmente sono circa 13.000 le famiglie in graduatoria per una casa popolare e oltre 7.000 hanno visto respingere le domande anche per vizi di forma.

Le criticità di Roma le ritroviamo simili (in forma più o meno acuta) anche nelle altre grandi città metropolitane di Milano, Napoli e Torino. Roma, in questo accomunata alle altre grandi città d’arte, ha subito un processo di gentrificazione negli anni ’80 e ’90 e di desertificazione a causa della destinazione degli immobili ai fini turistici, dagli anni 2000 in poi. Il continuo aumento del prezzo delle abitazioni e degli affitti ha determinato una fuga forzata di centinaia di migliaia di persone verso le periferie e verso i paesi della cintura metropolitana.

Dico forzata perché uscire dalla città non è stata una scelta di vita visto che, nella stragrande maggioranza dei casi, le persone hanno mantenuto lavori, affetti e relazioni nella città consolidata. Nell’arco di 40 anni la città è passata da 2,2 a 1,5 milioni di residenti, perdendo oltre 700mila abitanti, in gran parte persone in età lavorativa che hanno visto allungare il percorso e i tempi degli spostamenti quotidiani, visto che le strutture produttive sono rimaste in gran parte prossime al centro. Questa migrazione silenziosa ha coinvolto soprattutto giovani single, sia italiani che stranieri, e famiglie di nuova formazione con figli in tenera età.

Oltre a consumo di suolo questo modello abitativo ha prodotto e continua a produrre rilevanti costi collettivi a livello ambientale:

1) Inquinamento atmosferico.
2) Consumo energetico.
3) Problemi di salute pubblica (alta incidentalità).
4) Alti costi per la fornitura di servizi pubblici locali.

Dopo la crisi del 2008, questo esodo è rallentato e i dati ci dicono che alcuni nuclei familiari sono tornati ad abitare la città consolidata. La domanda da porsi oggi è come far sì che la crisi legata al Covid 19 possa essere un’occasione per continuare questa tendenza favorevole piuttosto che l’ennesima crisi che rischi di accrescere le disuguaglianze.

Dico che basta sfogliare un qualsiasi motore di ricerca immobiliare in queste settimane per notare che è in corso un fenomeno tutto nuovo. Decine di appartamenti, prima destinati a case vacanze (facilmente riconoscibili per il tipo e la cura delle ristrutturazioni) sono stati messi sul mercato degli affitti residenziali.

Questo perché la crisi del turismo internazionale, ma anche nazionale, ha segnato una frenata tale da far propendere molti proprietari a offrire affitti a scopo residenziale piuttosto che turistico. Questa la sfida da giocare oggi. Non lasciare che sia solo il mercato a regolare questa nuova fase ma chiedere un intervento specifico del governo per favorire una nuova residenzialità dei nostri centri storici attraverso sgravi per i proprietari chi decidessero di affittare per lunghi periodi, destinando la cedolare secca ai soli affitti residenziali.

È chiaro che questo tipo di mercato può interessare soprattutto i ceti medi, famiglie con redditi fissi non così alti da poter oggi abitare il centro storico ma che invece, proprio per la certezza del loro reddito, possono essere garanzia per i proprietari in una fase di grande incertezza come questa.

Rispetto invece ai settori più marginali gli interventi sono più complessi e devono riguardare fondamentalmente l’ampliamento dell’offerta dell’accoglienza pubblica in zone centrali e semi centrali con progetti di rigenerazione di aree dismesse e/o inutilizzate centrali o semicentrali anche attraverso il frazionamento degli appartamenti di grande metratura. Parlo di rigenerazione perché non basta una casa purché sia ma bisogna garantire che questa sia dignitosa. Perché anche l’operaio vuole il figlio dottore, vuole decoro e dignità.

Una rigenerazione urbana che sia un progetto di ricucitura tra diversi elementi costitutivi della realtà urbana e che sappia ricostruire comunità laddove oggi ci sono “vite di scarto” prendendo a prestito il titolo di un noto libro di Bauman.
La rigenerazione urbana può essere l’occasione per risolvere problemi come l’assenza di identità di un quartiere, la totale mancanza di spazi pubblici e la realizzazione di aree verdi vivibili. Elementi senza i quali una persona può anche possedere una casa senza abitare un luogo.

La riqualificazione degli spazi pubblici, incidendo sulla qualità della vita degli abitanti e sul loro senso di appartenenza a quei luoghi può, infatti, costituire un fattore decisivo nella riduzione delle disparità tra quartieri ricchi e poveri, contribuendo a promuovere una maggiore coesione sociale. La riconversione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico è un’altra leva da agire.

Si valuta in oltre 400 miliardi di euro il valore degli immobili posseduti dallo Stato e dagli altri enti locali. Si tratta di più del 20 per cento del nostro Pil spesso mal gestito. Beni situati in ambiti strategici, che alla collettività non forniscono più né ricchezza né utilità ma che, se adeguatamente valorizzati e gestiti, potrebbero produrre grandi benefici, sia economici che sociali. Dobbiamo intervenire nel vivo di questa crisi per intervenire profondamente sull’emergenza casa affinché dal concetto di possesso di una casa si vada verso quello di abitare un luogo.

 

HUFFINGTON POST

4 maggio – Dopo due mesi di appelli a restare a casa da oggi inizia la fase più complicata, quella della convivenza con #Covid19. Fino a ieri il modo migliore per garantire la nostra sicurezza, ma soprattutto quella delle tante lavoratrici e dei tanti lavoratori impegnati ad assicurarci una vita il più possibile normale, è stato il rimanere a casa. Da oggi tutte e tutti noi saremo chiamate alla prova di maturità. Dobbiamo ripartire vivendo l’esterno e per farlo serve grande responsabilità nei comportamenti individuali.
Per questo abbiamo pensato di dedicare una pagina del sito per fornire le informazioni e i chiarimenti suii comportamenti da tenere per affrontare la #fase2. Le indicazioni per i prossimi mesi sono molte ma di fatto le possiamo sintetizzare nel mantenere le distanze, continuare a lavarci spesso le mani e avere con noi sempre la mascherina. Infatti, malgrado non sia obbligatoria in una passeggiata solitaria, andrà indossata immediatamente nel momento in cui si incontra qualcuno o si deve entrare in un luogo chiuso. #restiamoadistanza #fase2 #Covid19 #primomunicipio

 

 

Circolare del capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno ai prefetti del 2 maggio 2020.

E’ stata inviata ai prefetti ed è disponibile online la circolare contenente le azioni operative relative al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (dPcm) 26 aprile 2020 su contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

L’obiettivo del nuovo quadro di regole, spiega il documento, è trovare un punto di equilibrio tra la salvaguardia primaria della salute pubblica e l’esigenza di contenere l’impatto delle restrizioni sulla vita dei cittadini, tra il sostegno al riavvio del sistema economico produttivo e la sicurezza dei lavoratori.

E’ stata emanata l’Ordinanza della Regione Lazio che disciplina la fase 2 legata all’emergenza Covid.

Il testo e le misure indicate hanno lo scopo di consentire una graduale ripresa delle attività, garantendo sicurezza per i cittadini.

Di seguito il testo dell’ordinanza, nella parte relativa alle misure da applicare.

Allo scopo di consentire che lo svolgimento delle attività sociali e socio-sanitarie per persone con disabilità di cui all’art. 8 al decreto del Presidente del Consiglio del 26 aprile 2020 siano svolte nel pieno rispetto di ogni misura per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori, la riattivazione delle stesse è subordinata all’adozione del Piano regionale territoriale ed alla comunicazione attestante l’adozione di tutte le misure di prevenzione e contenimento definite nel citato Piano che, il gestore della struttura, deve effettuare sia al Comune presso il quale insiste la medesima, sia all’ Azienda sanitaria locale di riferimento.

2. Con riferimento alle attività economiche e commerciali, sono consentite le seguenti attività:

per le concessioni con finalità turistico ricreative che insistono sul demanio marittimo e sul demanio lacuale e relative aree di pertinenza, nonché per le strutture ricettive all’aria aperta, l’accesso alle strutture e agli spazi aziendali è consentito esclusivamente al personale impegnato in attività di manutenzione, vigilanza, pulizia, anche con mezzi meccanici, e sanificazione, anche degli arenili, ivi comprese le attività di allestimento, compreso il montaggio e la manutenzione delle strutture amovibili.

nell’ambito delle attività di cantieristica navale, la “consegna di magazzino”, nonché le attività propedeutiche allo spostamento dal cantiere all’ormeggio o comunque finalizzate alla consegna.

lo spostamento, nell’ambito del territorio regionale, all’interno del proprio comune o nei comuni dove sono i natanti o le unità diporto di proprietà, per lo svolgimento, per non più di una volta al giorno, delle sole attività di manutenzione, riparazione, e sostituzione di parti necessarie per la tutela delle condizioni di sicurezza e conservazione del bene, da parte dell’armatore, del proprietario o del marinaio con regolare contratto di lavoro;

nell’ambito delle attività di rimessaggio, delle marine o nei luoghi appositamente attrezzati, in considerazione delle esigenze di tutela del bene che potrebbe essere esposto a danni irreparabili in ragione di una carente attività manutentiva e di conservazione, l’attività di manutenzione dei natanti e imbarcazioni da diporto, nonché le attività propedeutiche allo spostamento dal cantiere all’ormeggio; i rimessaggi e le marine che hanno in deposito le imbarcazioni, nelle aree di manutenzione devono osservare l’obbligo di rispetto delle normative di settore e di ogni altra misura finalizzata alla tutela dal contagio, avendo anche cura di interdire l’accesso ai non addetti ai lavori

la vendita delle calzature per bambini sia all’interno dei negozi specializzati in abbigliamento per bambini sia nei negozi specializzati in calzature per bambini;

l’attività dei restauratori purché svolta in cantiere (con il pieno rispetto delle specifiche di cui all’allegato 7 del DPCM del 26 aprile 2020) o in laboratorio, fermo restando il pieno rispetto di tutte le norme di sicurezza relative al contenimento del contagio da COVID-19;

l’attività da parte degli esercizi di toelettatura degli animali di compagnia, purché il servizio venga svolto per appuntamento, senza il contatto diretto tra le persone, e comunque in totale sicurezza, nella modalità “consegna animale per toelettatura-ritiro animale”, utilizzando i mezzi di protezione personale e garantendo il distanziamento sociale;

l’attività di allevamento e di addestramento di animali assicurando il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

3.Le attività del Mercato ortofrutticolo di Fondi e del Centro agroalimentare di Roma osservano le seguenti misure:

rilevazione della temperatura agli ingressi;

obbligo di utilizzo di guanti e mascherine per gli addetti;

chiusura settimanale di una giornata per effettuare sanificazione, nonché sanificazione degli ambienti in gestione ai singoli operatori (magazzini e/o stand interni ed esterni).

4.Con riferimento alle attività sportive, sono consentite a decorrere dal 6 maggio 2020, le seguenti attività:

l’allenamento in forma individuale di atleti professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento in strutture a porte chiuse, anche per gli atleti di discipline sportive non individuali;

l’attività motoria e sportiva all’aperto in forma individuale, ovvero con accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività. È consentito per tali attività lo spostamento individuale solo in ambito provinciale. Per ulteriori specifiche, consultare le FAQ. Esclusivamente per lo svolgimento in forma amatoriale di pesca sportiva da terra in acque interne e in mare è autorizzato lo spostamento nell’intero ambito regionale, al solo scopo di consentire il raggiungimento del litorale marittimo.

entro il 5 maggio 2020 gli enti gestori delle strutture sportive consentite, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile 2020 e della presente ordinanza, predispongono il protocollo delle misure di sicurezza da adottare per lo svolgimento delle attività. In ogni caso le attività all’interno di strutture sportive possono svolgersi solo previa predisposizione del protocollo di sicurezza.

Le attività indicate nella presente ordinanza dovranno comunque svolgersi nel rispetto di tutte le disposizioni e prescrizioni finalizzate al contenimento del contagio previste dai precedenti e vigenti provvedimenti nazionali e regionali, con particolare riguardo ai contenuti del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto il 14 marzo 2020 fra il Governo e le parti sociali.

La presente ordinanza avrà validità fino al 17 maggio 2020, salvo nuovo provvedimento.