Donne

25 agosto: Finalmente #Lucha y Siesta torna alla città! Una casa aperta a tutte, un bene comune, un rifugio che ha salvato tante donne e anti bambini, un centro antiviolenza che non chiuderà, ma continuerà a svolgere il suo fondamentale lavoro. Grazie all’intervento della Regione Lazio che si è aggiudicata l’asta, Lucha continuerà ad essere un riferimento, uno spazio femminista aperto e vivo nella città. Con le sue attiviste, le storie, i volti, le persone, i colori. Un patrimonio che Roma non poteva perdere. D’ora in poi, c’è più Lucha in città! #benicomuni #regionelazio #luchaysiesta

18 agosto – Mi sono impegnata insieme a tante e tanti altri per promuovere questa rete di 78 associazioni per richiedere immediatamente corridoi umanitari per donne, ragazze e ragazzi, bambine e bambini che volessero lasciare l’Afghanistan.

Afghanistan: Associazioni donne, subito i corridoi umanitari 78 associazioni scrivono lettera al Governo e Parlamento Ue (ANSA) – ROMA, 18 AGO – “La fuga verso l’Occidente da Kabul e l’avvento dei talebani, che hanno preso il comando dell’Afghanistan, preoccupano fortemente chi ha a cuore i diritti umani e la salvaguardia della vita di tutti i civili, specie di quelli piu’ a rischio, come donne e bambini, il cui destino e’ nuovamente consegnato a un indicibile orrore. Sono nostre madri, amiche, sorelle. Non lo possiamo e non lo vogliamo piu’ accettare. L’Europa deve agire, l’Italia deve reagire, noi donne e cittadine dobbiamo fare rete contro ogni violenza”. E’ quanto scrivono in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Mario Draghi, ai ministri Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese e, per conoscenza, alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e al Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, 78 associazioni tra le quali Donne per la salvezza, Le Contemporanee, Soroptimist International d’Italia, Fuori quota, Rete per la parita’, Presidenza Asvis – Pierluigi Stefanini e Marcella Mallen, Casa internazionale delle donne di Roma, Casa internazionale delle donne di Milano, Manifestolibri, Human Foundation, InGenere, Un ponte per, Senonoraquando Libere, Ucid, le associazioni aderenti a Inclusione donna, Politiche di genere Cgil, BasE Italia, Green Italia, Be Free, Associazione PoP. “Quello che urge adesso – sottolineano nella missiva – e’ consentire al maggior numero di donne, ragazze e ragazzi, bambine e bambini di mettersi in salvo in queste ore in cui le maglie del controllo talebano sono ancora slabbrate. E sostenere chi decide di rimanere a lottare nel proprio Paese, garantendo il monitoraggio internazionale sui diritti umani e delle donne in particolare. Le organizzazioni firmatarie, e i singoli che possono farlo, si mettono a disposizione dello Stato e dell’Unione europea per contribuire ad ospitare chi e’ costretto a fuggire trovando per essi alloggi e ristori integrativi rispetto a quelli gia’ inseriti nel sistema di accoglienza, nonche’ percorsi formativi e lavorativi che consentano loro una liberta’ e una sicurezza di lunga durata. Le organizzazioni intendono contribuire anche a creare le condizioni per aiutare e salvare le donne in Afghanistan. Ogni vita salvata dalla violenza e’ una vittoria per qualsiasi democrazia degna di questo nome. Bisogna fare tutto e occorre farlo adesso”, conclude la lettera.
(ANSA). DE 18-AGO-21 12:35 NNNN
Dall’incontro della delegazione della Rete delle donne con il sottosegretario alla Farnesina Benedetto della Vedova è emerso un quadro molto più drammatico delle peggiori aspettative. Ci sono margini di intervento ridottissimi. L’unico aeroporto, Kabul, in mano ai talebani che controllano i check point e depennano le persone dalle liste concordate con i consolati.
Gli aerei partono vuoti perché le cittadine/i non riescono a raggiungerli. Bande talebane rapiscono ragazzine dalle case come bottino di guerra.

La disponibilità italiana sembra alta ma far uscire le persone è delicatissimo. Possibili ponti aerei solo dai confini di Iran e Turchia, ma raggiungerli per la popolazione civile equivale al suicidio.
Tutti attendono il G20 del 26/8 con il vertice sui diritti delle donne afghane organizzato dalla ministra Bonetti.
Il Ministero ci ha promesso un aggiornamento ai primi di settembre.
Intanto facciamo quello che possiamo: teniamo l’attenzione politica delle donne focalizzata su quello che devono fare. Senza abbassare lo sguardo. E non è una cosa facile.

27 maggio –

Parità salariale.
Parità di opportunità nelle prospettive di carriera.
Sostegno alle famiglie, di tutti i colori.
Sostegno alle mamme e ai papà, in coppia o single.
Scuole e servizi educativi per tutte e tutti, a quindici minuti massimo da casa, in tutta la città.
Congedi per entrambi i genitori.
Politiche dell’abitare, perché la casa è un diritto di tutte e tutti.
Così sosteniamo e incentiviamo la natalità, non sospendendo la legge 194, nemmeno per 5 minuti, figuriamoci per 5 anni.
Sono sconcertata da questa “provocazione”, che solo provocazione non è, contenuta nella lettera di Lella Golfo, Presidente della Fondazione Marisa Bellisario, pubblicata dal quotidiano online L’Avvenire.
Ribadiamo con forza, la legge 194 non si tocca! La libertà di scegliere e di decidere sul proprio corpo è sancita dalla legge, è un diritto fondamentale.

20 maggio – Da ora in poi nella Regione Lazio c’è più parità!
Grazie a Eleonora Mattia, a Marta Leonori e a tutte le consigliere e i consiglieri della Regione Lazio che hanno portato avanti questa battaglia! Il gender gap è stato acuito terribilmente dalla pandemia e i dati riguardo la perdita di opportunità sono impietosi, se pensiamo che su 101mila posti di lavoro andati in fumo nel 2020, 99mila sono di donne. Tuteliamo e promuoviamo il lavoro di tutte e tutti, dando pari opportunità e pari diritti! Passo dopo passo, costruiamo la democrazia paritaria! #parità #regionelazio

 

🎀 Approvata legge regionale sulla parità retributiva
La pandemia ha evidenziato molte criticità del nostro sistema, una di queste è senz’altro la disparità di genere che molte donne continuano a vivere nel mondo del lavoro, oltre che nella società.
I dati Istat sull’occupazione femminile sono impietosi: su 101mila posti di lavoro persi nel mese di dicembre 2020, 99mila erano occupati da donne. Inoltre, l’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa.
L’UE indica un divario del 5% a fronte di una media europea del 15%, ma si tratta solo della differenza tra i salari orari medi in percentuale su quelli maschili.
Cause del divario retributivo nel nostro paese sono la divisione del lavoro di genere, l’organizzazione dei tempi del lavoro e l’assenza di servizi complementari che permettano di conciliare le esigenze lavorative con quelle familiari.
Proprio per cercare di intervenire per migliorare questi dati preoccupanti, abbiamo approvato poco fa la legge regionale presentata dalla collega Eleonora Mattia sulla parità retributiva di genere e il sostegno all’occupazione e all’imprenditoria femminile, che prevede diversi strumenti per contrastare l’abbandono lavorativo delle donne, per favorire l’occupazione femminile stabile e di qualità e la creazione di uno Sportello donna che, presso i centri per l’impiego del nostro territorio, favorirà l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Inoltre promuove strumenti per il sostegno dell’imprenditoria femminile e per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, con buoni per l’acquisto di servizi di baby-sitting e di caregiver.
La Legge istituisce inoltre la “Giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro”, che si celebrerà ogni anno il 7 giugno e che promuoverà l’educazione, l’informazione e la sensibilizzazione in materia di discriminazione su tutto il territorio regionale.
Una bella notizia e una legge che rappresenta un vero e proprio orgoglio per la Regione Lazio e per tutte e tutti noi!
Non chiediamo molto, solo una cosa: parità!

Roma, 12 maggio 1977. Una ragazza cade colpita da un proiettile al centro di un incrocio, mentre scappa verso Trastevere. Dall’altra parte, sul ponte Garibaldi, sono attestate le forze dell’ordine. Lei si accascia. La soccorrono. Non c’è sangue né bossoli. Fermano un’auto. La portano in ospedale. Il medico del pronto soccorso constata la morte. Giorgiana Masi fu uccisa da un proiettile blindato sparato da notevole distanza che la trapassò da parte a parte alle 8 di sera. Alla fine di una giornata di violenze scaturite da una manifestazione pacifica del Partito radicale.

Era col fidanzato. Voleva andare a firmare in piazza Navona per i referendum radicali nel primo pomeriggio e poi godersi la giornata di sole. Trovò la zona militarizzata e ogni accesso vietato.

Poi capita alla fine di ponte Garibaldi, verso piazza Belli e Trastevere, nel momento in cui polizia e carabinieri hanno appena smantellato una barricata e stanno ingaggiando una lotta con i manifestanti, attestati verso Trastevere. Un giovane carabiniere è stato raggiunto di striscio da un colpo di arma da fuoco. Due giovani, Francesco Lacanale e Elena Ascione, vengono colpiti più o meno nello stesso tempo in cui viene ferita mortalmente Giorgiana.

Vari testimoni dichiarano che gli spari arrivano dalla parte delle forze dell’ordine. Eppure le armi in dotazione ai reparti non hanno sparato, sarà dichiarato dai dirigenti e accertato come verità giudiziaria.

Chi sparò a Giorgiana? Chi ne troncò la giovane vita? Oggi avrebbe 59 anni, sarebbe mamma e forse nonna. Come si spiegano le varie testimonianze che dicono che personaggi in borghese, tra polizia e carabinieri, imbracciano armi e che dalla parte delle forze dell’ordine si spara? Domande rimaste senza risposta.

Giorgiana Masi, ragazza che è diventata un simbolo, suo malgrado. A 44 anni dal suo assassinio, aspettiamo ancora verità e giustizia sulla sua morte. La ricordiamo oggi, come tutti gli anni. Sempre con la voglia di lottare per i diritti di tutte e tutti, senza paura. #GiorgianaMasi #roma
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In queste ore i gruppi PD di Camera e Senato incontreranno il Segretario Enrico Letta: è il momento che le donne assumano i ruoli, oggi in Parlamento ma anche nelle diverse articolazioni territoriali. Il cambiamento deve essere qui e ora, a cominciare dal nostro partito.
(DIRE) Roma, 23 mar. – “Il segretario Enrico Letta nei suoi primi giorni alla guida del Pd ha fatto scelte importanti. Una segreteria paritaria, e ieri la dichiarazione sui capogruppo di Camera e Senato. È vero, la guida del Pd finora e’ stata prevalentemente o tutta al maschile. Non ci sfugge ovviamente l’autonomia dei rispettivi gruppi PD al Senato e alla Camera nel determinare chi debba essere il nuovo o la nuova capogruppo, tuttavia riteniamo che non si possa perdere questa occasione: che siano due donne, dopo anni di guida maschile, a rappresentare la componente del Partito Democratico nei due luoghi per eccellenza che rappresentano la democrazia, con i suoi valori di uguaglianza e parita’ per tutte e tutti. Sosteniamo le senatrici e le deputate PD, perche’ questo e’ il momento che le donne democratiche assumano i ruoli, oggi in Parlamento ma anche nelle diverse articolazioni territoriali. Dimostrino che il cambiamento e’ qui e ora, a cominciare dal nostro partito, che mette nel suo programma proprio la parita’ tra i punti cardine”. Cosi’ Marta Leonori, Consigliera Regione Lazio, e Sabrina Alfonsi, Presidente del Municipio Roma I Centro, in una nota. (Comunicati/Dire).

SIT IN IN CAMPIDOGLIO A SOSTEGNO DELLA CASA INTERNAZIONALE.

11 marzo. – “Buona lettura e, cara sindaca, impara”. È il messaggio che la presidente della Casa Internazionale delle donne, Maura Cossutta, al termine del presidio di stamattina in Campidoglio ha voluto recapitare alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, con la consegna del libro ‘La citta’ della Dea Perenna’ di Maria Paola Fiorensoli, in cui “c’e’ la storia di questa citta’ e c’e’ la storia della Casa”. Un gesto simbolico, all’ombra della lupa capitolina, che arriva a qualche giorno dall’ennesima mossa dell’amministrazione Raggi sullo scacchiere dei luoghi delle donne della Capitale, la memoria di Giunta condivisa dalle assessore Vivarelli, Mammi’ e Fruci che annuncia la messa al bando del complesso del Buon Pastore.

 

“Una provocazione”, la definisce Cossutta, e annuncia che, se ci sara’ lo sfratto del consorzio di via della Lungara 19, “occuperemo. È previsto che ci sara’ un bando e nel frattempo noi non sappiamo che fine faremo- sottolinea- Oggi noi siamo qui per ribadire che serve il riconoscimento politico di questo luogo e soprattutto perche’ la Casa, come invece dovrebbe prevedere questo bando, non e’ un centro servizi. Quindi una provocazione perche’ noi si’ svolgiamo servizi, ma siamo anche un luogo autogestito, di promozione di liberta’, di autodeterminazione, siamo spazi femministi ed e’ questo che credo la sindaca non voglia accettare”. Il tentativo della Giunta Raggi, secondo le attiviste, consiste in una “rimozione del femminismo”, il cui contributo negli spazi delle donne “e’ stato riconosciuto con un atto politico anche dal Parlamento. La sindaca non ci risponde, ma noi non siamo piu’ ‘inquiline morose’ perche’ il Parlamento ha azzerato il debito concedendo alla Casa 900mila. Noi chiediamo la convenzione che e’ stata revocata, fino a scadenza naturale, quindi dicembre 2021, con il comodato d’uso gratuito. Le nostre richieste erano e sono chiare”.