Politica

Ho fatto una chiacchierata con l’Agenzia di stampa DIRE sulle prospettive di #Roma e sulla sfida politica che tutte e tutti noi abbiamo davanti per rilanciare la città e i suoi servizi una volta superata la parentesi dell’amministrazione Raggi.

 

 

Roma, 22 maggio 2020 – Sabrina Alfonsi vuole dare il suo contributo alla costruzione del centrosinistra romano, senza escludere una sua partecipazione diretta alle primarie per il futuro candidato sindaco. E’ al suo secondo mandato da presidente del I Municipio, ottenuto con oltre 31mila voti al ballottaggio nel giugno del 2016, e dal suo lavoro in prima linea nel territorio piu’ centrale della citta’ sono nate esperienze e proposte da condividere. “Se mi candidero’? Nulla e’ chiuso. Le donne di solito sono sempre molto piu’ attente a fare i loro nomi ma non e’ che non esistono. Siamo piu’ riflessive e prima di buttare il nostro nome all’interno della mischia, tanto per apparire, facciamo dei ragionamenti”, ha detto Alfonsi intervistata dall’agenzia Dire per la rubrica ‘Direzione Roma‘, parlando delle prossime primarie per il candidato sindaco del centrosinistra in vista delle elezioni del 2021. Ora, puntualizza, “dobbiamo fare le primarie con una coalizione ampia e penso che alle primarie ci dovranno comunque essere dei ticket donna-uomo o uomo-donna, tenendo insieme anche figure che hanno grandi relazioni internazionali. Servono a Roma per farla tornare la grande Capitale del Mediterraneo”.

BASTA CON IL ‘MACHO’, CANDIDATO SINDACO PUÒ ESSERE DONNA

“Mi permetto una battuta: ‘uomini, uomini, uomini’. Sui giornali e nelle indiscrezioni si parla solo di ‘uomo forte’ per Roma. Leggiamo sulla stampa di Ciaccheri e Caudo, oppure di Enrico Letta, di Sassoli o dello stesso Zingaretti. Questo mi fa un po’ tristezza: le donne l’hanno detto a chiare lettere che l’Italia riparte se il pensiero collettivo e l’immaginazione collettiva e’ paritaria. Mi piacerebbe leggere nomi di donne che potrebbero assolutamente competere, sia locali che nazionali o internazionali. Bisogna solo iniziare a farli anche se qui c’e’ sempre il ‘macho’ che arriva prima di ogni altra definizione”, ha detto la presidente del I Municipio.

“Il pensiero delle donne deve essere paritario se non predominante in questo momento storico- ha aggiunto Alfonsi– Non a caso queste task force tutte al maschile, ad esempio, in questi mesi si sono dimenticati i bambini o gli adolescenti. Non perche’ siamo mamme ma davvero perche’ abbiamo una visione del mondo diversa”.

“Ora- ha concluso Alfonsi tornando al tema del candidato- bisogna costruire un percorso e abbiamo dato dimostrazione che quando il centrosinistra si e’ confrontato con le primarie ha funzionato, per vincere e per governare. Io ci sono particolarmente affezionata, senza le primarie forse 7 anni fa non sarei diventata presidente del I Municipio. Anche allora si diceva che per il I Municipio era meglio un uomo di una donna e sempre qualcuno pensava ad un uomo forte. Dobbiamo accelerare e rifare questo percorso: alle primarie poi potranno partecipare tutti, donne e uomini che pensano di poter dare un contributo di idee“.

APPOGGIO A RAGGI? VOCE INCOMMENTABILE, LEI HA FALLITO

“Un appoggio ad un Raggi bis? E’ una voce incommentabile. E’ vero esattamente il contrario: se qualcuno poteva pensare ad un’alleanza o un’intesa tra PD e M5s il fatto che loro ripropongono Raggi taglia qualunque possibilita’ di un qualunque accordo. Raggi e’ stato un grande fallimento e lo sta dimostrando anche adesso– ha aggiunto Alfonsi– mentre rilancia la sua candidatura ecco che secondo lei tornano gli ‘zozzoni’. Peccato che il lockdown ha dato esattamente la dimostrazione che non si tratta di zozzoni quando invece si tratta di un’azienda, Ama, che riesce a garantire un terzo della gestione dei rifiuti e dello spazzamento. Funzionava, tra virgolette, durante il lockdown ma appena la citta’ riparte ecco che non ce la fa. E intanto sempre mentre si ricandida continuano a cadere i Municipi, dove tra l’altro lei vuole mettere come commissario delegato il presidente che e’ caduto senza prendere in alcuna considerazione la democrazia”. “Questa ipotesi dunque non e’ assolutamente percorribile- conclude Alfonsi– non c’e’ possibilita’ di accordo con questa amministrazione”.

 

di Emiliano Pretto – Agenzia DIRE

 

14 maggio – L’emergenza Covid 19 può rappresentare un’occasione per ripensare il Centro Storico di Roma, sito Unesco e patrimonio dell’umanità. Un tema di cui sto parlando spesso ultimamente, nella convinzione che ora come mai la politica, a tutti i livelli, debba valutare strategie e misure concrete per riportare i residenti nel cuore della città per restituire a quest’ultimo funzioni diverse da quella esclusivamente turistica che lo ha caratterizzato in questi ultimi anni. Questi gli argomenti trattati in una intervista per la puntata di “Petrolio” che andrà in onda su Rai 2 sabato 16 maggio alle 21.30.

Qui sotto una recente intervista a Paolo Boccacci su Repubblica del 13.05.2020

 

9 maggio – A settanta anni dall’inizio del suo cammino, l’Unione Europa si trova oggi di fronte alla sfida più importante:dimostrare di essere una comunità politica e solidale, e non solo economica e commerciale, per reagire in maniera adeguata a una crisi dagli effetti potenzialmente devastanti.

 

Dopo settanta anni oggi l'unione Europea si trova davanti la sfida più grande, quella di essere compatta e solidale di fronte ad una crisi potenzialmente devastanteMondoDem @MondoDemLab

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Samstag, 9. Mai 2020

 

 

8 maggio – Nel pomeriggio si è svolta la Conferenza stampa sulla proposta di Delibera del Partito Democratico di Roma per il distanziamento fisico delle occupazioni suolo pubblico e l’azzeramento della COSAP e per sostenere le attività commerciali chiamate a fronteggiare l’emergenza.

La proposta di deliberazione che come PD abbiamo presentato oggi in conferenza stampa è uno strumento idoneo a regolamentare la materia della maggiore occupazione di suolo pubblico per gli esercizi di somministrazione come strumento utile per aiutare gli operatori dl commercio a superare la fase critica attuale.
Un provvedimento snello, che avrà una durata limitata nel tempo – la scadenza prevista è al 31 dicembre 2020- e che prova a rispondere ai due grandi interrogativi di questi giorni, ovvero come riaprire le attività economiche nel rispetto delle regole previste per il distanziamento interpersonale, visto come fattore principale per la sicurezza e la prevenzione dal contagio, e poi come garantire un valido sostegno agli operatori commerciali consentendo, attraverso l’incremento degli spazi esterni, di recuperare in tutto o in parte la quota di tavoli persa all’interno dei locali per le esigenze di distanziamento.

Quindi una apertura concreta all’aumento delle OSP, con le percentuali diverse che sono state indicate per il Centro Storico (+35%) rispetto al resto della città (+50%). Un’apertura che, però, deve mantenere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, perché non siamo d’accordo con chi vuole utilizzare l’emergenza come cavallo di troia per reintrodurre una deregulation che ci riporterebbe indietro di anni nella battaglia per il decoro del Centro Storico.

Un provvedimento che si muove nel solco di quanto già annunciato dal Ministro per i Beni Culturali, che prevede di intervenire per alleggerire il peso del sistema dei vincoli vigenti sul sito Unesco, attraverso la “sospensione” di alcuni vincoli come ad esempio quello relativo al rispetto del cono visivo e quello relativo alla distanza minima di un metro dai palazzi vincolati. Sono previste nella proposta di delibera anche altre deroghe, di competenza più strettamente comunale, come la possibilità di posizionare i tavoli con pedane sulle strisce blu in caso di mancanza di spazio sui marciapiedi, e quella di utilizzare per il posizionamento dei tavoli anche le immediate pertinenze del locale purchè non distanti più di 20 metri.

Inoltre, quale ulteriore contributo economico a favore degli operatori, nella proposta di delibera si prevede la sospensione del versamento dei canoni relativi a COSAP e TARI dal 12 marzo 2020 e fino al 31 dicembre 2021.

Per quanto riguarda le modalità di presentazione delle richieste, la proposta anche in questo caso si muove nel solco di quanto verrà a breve previsto dalla normativa nazionale per la semplificazione degli iter burocratici nella fase emergenziale. Sarebbe auspicabile uno strumento analogo alla SCIA, che consentirebbe agli operatori il riavvio in tempi davvero brevi per le loro attività.

Crediamo di aver fatto un buon lavoro, che cerca di aiutare gli operatori economici oggi in difficoltà senza introdurre stravolgimenti permanenti delle regole, e lo metteremo a disposizione della città portandolo lunedì prossimo in Assemblea Capitolina e in tutti i Municipi.

 

la proposta di delibera

 

La diretta Facebook della Conferenza stampa

CONFERENZA STAMPA PD ROMA

Roma oltre COVID 19: più spazio per lo sviluppo di una città più sicura per tutti e per difendere economia e lavoro.

Gepostet von PD ROMA – Partito Democratico di Roma am Freitag, 8. Mai 2020

 

L'immagine può contenere: 2 persone, tra cui Sabrina Alfonsi, testo

7 maggio – Mi fa piacere condividere con voi questa riflessione sul centro storico della nostra città pubblicata sil sito immagina.eu.

 

Rimettiamo le persone al centro delle città

Il Centro Storico di Roma nel corso del tempo si è trasformato, ha cambiato essenza.

Ormai da sette anni governo questo territorio che, a partire dagli anni Ottanta, ha visto avvicendarsi prima una profonda gentrificazione e poi una devozione pressoché totale al turismo e ai viaggiatori, che ha comportato uno spopolamento e insieme un avvicendamento di attività temporanee a ritmo incessante.

Da rioni dove tutti si conoscevano e che erano comunità strette, coese, fatte di artigiani, antiquari, botteghe, famiglie, ancora dense di quella socialità collettiva sulla scia delle corporazioni del Quattrocento che abitavano le vie del cuore di Roma, man mano il Centro Storico ha cambiato volto. I piccoli appartamenti con finestre sui tetti, i terrazzini con i gerani e minuscoli tavolini sono diventati alloggi di pregio e dopo pochi anni si sono trasformati in alloggi turistici, bed and breakfast, case vacanze, affitti mordi e fuggi a prezzi stellari e super richiesti.

E man mano che il turismo aumentava, gli abitanti andavano via, si allontanavano, si disperdevano in zone sempre più lontane, più sostenibili economicamente in termini di affitti, di costo della vita, di prezzi delle case. Un cambiamento profondo nella composizione sociale del Centro, che ha prima perso i giovani, le coppie, le famiglie e man mano la maggior parte degli abitanti.

Il turismo per molti anni è stato il motore di un’economia del Centro storico che è stata stravolta dall’epidemia di Covid19. D’un tratto le strade si sono ritrovate deserte, gli appartamenti vuoti. Un sistema economico basato sul turismo estero e in piccola parte italiano crollato in pochi giorni ha visto dissolversi non solo una stagione estiva ma l’intera impalcatura di un economia dipendente da un settore ora fermo. Mercati, supermercati, farmacie senza clienti perché senza abitanti: le ripercussioni di questo spopolamento le iniziamo a vedere ora che i turisti non ci sono più e si si vedranno alla ripresa delle attività commerciali, alberghiere.

Questo fatto inedito, questo tsunami che ci sta travolgendo, ha un impatto devastante sull’economia della città e del paese, come del mondo intero. Ma io penso che possa essere anche paradossalmente un’occasione. Un’occasione per ripensare il modo in cui viviamo la città e i nostri spazi.

Per ripopolare e per restituire un’identità al centro storico della città più bella del mondo, un centro spersonalizzato dai bnb e privo ormai di una vera popolazione, oggi sparuta in termini numerici e sopraffatta dalle orde di turisti che lo invadevano e che ora, per un periodo ancora lungo, non avremo. Abbiamo l’occasione per riportare gli abitanti nelle strade del centro e per farlo serve una politica fortissima, serve una visione della città futura che vogliamo: proposte concrete per sostenere i privati e per riportare davvero la vita nel centro storico, le famiglie, le giovani coppie, i giovani, gli studenti. Possiamo farlo pensando strumenti di sostegno ai privati da un lato e agli affittuari dall’altro: cedolare secca, incentivi e sgravi per chi affitta a lungo termine, mutui agevolati per l’acquisto della casa.

Due strade abbiamo davanti: da un lato, il sostegno al ripopolamento del centro storico, attraverso forti politiche fiscali e attraverso l’interlocuzione con il Governo, perché il meccanismo della cedolare secca valga solo per affitti residenziali e non per affitti turistici, e dall’altro la rigenerazione del territorio e degli edifici in disuso, perché ripopolare vuol dire anche ripensare gli spazi e il modo in cui vengono vissuti. Parlo di rigenerazione urbana in quanto è un tema a me molto caro, con tanti progetti che riguardano il territorio del centro storico: penso alle caserme in disuso, all’edilizia popolare da destinare a cohousing, alle case degli enti.

40.000 persone in cerca di casa, da riportare in centro ma soprattutto al centro: al centro di una politica che sappia sfruttare questa crisi per creare una visione di Roma futura, più sostenibile, più verde, più vera. Partendo anche da una nuova residenzialità nel centro e nel semi centro, fatta di persone, di lavoro, di indotto e quindi di prosperità del territorio stesso. Perché un territorio abitato è valorizzato dalle persone che si prendono mutualmente cura dei loro spazi.

 

Immagina

L’emergenza #Covid19 ne sta facendo esplodere di nuove e rischia di esacerbare le vecchie.
Tra queste il diritto alla casa che amo di più declinare come diritto all’abitare.
Eppure sono convinta che su questo tema la crisi, se governata dalla Politica, possa offrire anche occasioni per rimediare a errori passati. Da interventi per una nuova residenzialità del centro storico (su cui tornerò nei prossimi giorni con una riflessione ad hoc) a quelli di rigenerazione urbana, finalizzati alla ricucitura di pezzi di città ma soprattutto di relazioni sociali, le occasioni ci saranno. A noi coglierle. Ho scritto una riflessione a tal proposito sull’ Huffington Post.

I dati su Roma ci parlano di circa 40 mila persone che a vario titolo sono alla ricerca di un’abitazione

Una delle grandi emergenze di Roma, ben prima che arrivasse Covid19, è da tempo quella legata alla casa, o meglio all’abitare. Se negli anni ’60 e ’70 il problema fu la mancanza di abitazioni negli ultimi 30 anni, a seguito dell’abbandono di politiche specifiche su questo tema, la crisi si è spostata maggiormente sulla sostenibilità economica, per molte famiglie, di far fronte al costo degli affitti.

Se in passato questo tema ha riguardato la stragrande maggioranza delle famiglie, dagli anni ’80 in poi, nel momento in cui il numero dei proprietari di case (o meglio di possessori di mutuo per l’acquisto della casa) ha superato coloro che erano in affitto, è diventato, anche nel dibattito pubblico, marginale.
Eppure, i dati su Roma ci parlano di circa 40 mila persone che a vario titolo sono alla ricerca di un’abitazione.

L’anno scorso 17.000 persone in povertà estrema che si sono rivolte alla sala operativa sociale di Roma Capitale. 4.000 sono i migranti sotto protezione internazionale che si sono rivolti a uffici immigrazione. Circa 12.000 persone vivono in 75/80 stabili occupati. 4.500 nei campi rom. Rispetto alle case popolari il cui bando risale al 2012, attualmente sono circa 13.000 le famiglie in graduatoria per una casa popolare e oltre 7.000 hanno visto respingere le domande anche per vizi di forma.

Le criticità di Roma le ritroviamo simili (in forma più o meno acuta) anche nelle altre grandi città metropolitane di Milano, Napoli e Torino. Roma, in questo accomunata alle altre grandi città d’arte, ha subito un processo di gentrificazione negli anni ’80 e ’90 e di desertificazione a causa della destinazione degli immobili ai fini turistici, dagli anni 2000 in poi. Il continuo aumento del prezzo delle abitazioni e degli affitti ha determinato una fuga forzata di centinaia di migliaia di persone verso le periferie e verso i paesi della cintura metropolitana.

Dico forzata perché uscire dalla città non è stata una scelta di vita visto che, nella stragrande maggioranza dei casi, le persone hanno mantenuto lavori, affetti e relazioni nella città consolidata. Nell’arco di 40 anni la città è passata da 2,2 a 1,5 milioni di residenti, perdendo oltre 700mila abitanti, in gran parte persone in età lavorativa che hanno visto allungare il percorso e i tempi degli spostamenti quotidiani, visto che le strutture produttive sono rimaste in gran parte prossime al centro. Questa migrazione silenziosa ha coinvolto soprattutto giovani single, sia italiani che stranieri, e famiglie di nuova formazione con figli in tenera età.

Oltre a consumo di suolo questo modello abitativo ha prodotto e continua a produrre rilevanti costi collettivi a livello ambientale:

1) Inquinamento atmosferico.
2) Consumo energetico.
3) Problemi di salute pubblica (alta incidentalità).
4) Alti costi per la fornitura di servizi pubblici locali.

Dopo la crisi del 2008, questo esodo è rallentato e i dati ci dicono che alcuni nuclei familiari sono tornati ad abitare la città consolidata. La domanda da porsi oggi è come far sì che la crisi legata al Covid 19 possa essere un’occasione per continuare questa tendenza favorevole piuttosto che l’ennesima crisi che rischi di accrescere le disuguaglianze.

Dico che basta sfogliare un qualsiasi motore di ricerca immobiliare in queste settimane per notare che è in corso un fenomeno tutto nuovo. Decine di appartamenti, prima destinati a case vacanze (facilmente riconoscibili per il tipo e la cura delle ristrutturazioni) sono stati messi sul mercato degli affitti residenziali.

Questo perché la crisi del turismo internazionale, ma anche nazionale, ha segnato una frenata tale da far propendere molti proprietari a offrire affitti a scopo residenziale piuttosto che turistico. Questa la sfida da giocare oggi. Non lasciare che sia solo il mercato a regolare questa nuova fase ma chiedere un intervento specifico del governo per favorire una nuova residenzialità dei nostri centri storici attraverso sgravi per i proprietari chi decidessero di affittare per lunghi periodi, destinando la cedolare secca ai soli affitti residenziali.

È chiaro che questo tipo di mercato può interessare soprattutto i ceti medi, famiglie con redditi fissi non così alti da poter oggi abitare il centro storico ma che invece, proprio per la certezza del loro reddito, possono essere garanzia per i proprietari in una fase di grande incertezza come questa.

Rispetto invece ai settori più marginali gli interventi sono più complessi e devono riguardare fondamentalmente l’ampliamento dell’offerta dell’accoglienza pubblica in zone centrali e semi centrali con progetti di rigenerazione di aree dismesse e/o inutilizzate centrali o semicentrali anche attraverso il frazionamento degli appartamenti di grande metratura. Parlo di rigenerazione perché non basta una casa purché sia ma bisogna garantire che questa sia dignitosa. Perché anche l’operaio vuole il figlio dottore, vuole decoro e dignità.

Una rigenerazione urbana che sia un progetto di ricucitura tra diversi elementi costitutivi della realtà urbana e che sappia ricostruire comunità laddove oggi ci sono “vite di scarto” prendendo a prestito il titolo di un noto libro di Bauman.
La rigenerazione urbana può essere l’occasione per risolvere problemi come l’assenza di identità di un quartiere, la totale mancanza di spazi pubblici e la realizzazione di aree verdi vivibili. Elementi senza i quali una persona può anche possedere una casa senza abitare un luogo.

La riqualificazione degli spazi pubblici, incidendo sulla qualità della vita degli abitanti e sul loro senso di appartenenza a quei luoghi può, infatti, costituire un fattore decisivo nella riduzione delle disparità tra quartieri ricchi e poveri, contribuendo a promuovere una maggiore coesione sociale. La riconversione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico è un’altra leva da agire.

Si valuta in oltre 400 miliardi di euro il valore degli immobili posseduti dallo Stato e dagli altri enti locali. Si tratta di più del 20 per cento del nostro Pil spesso mal gestito. Beni situati in ambiti strategici, che alla collettività non forniscono più né ricchezza né utilità ma che, se adeguatamente valorizzati e gestiti, potrebbero produrre grandi benefici, sia economici che sociali. Dobbiamo intervenire nel vivo di questa crisi per intervenire profondamente sull’emergenza casa affinché dal concetto di possesso di una casa si vada verso quello di abitare un luogo.

 

HUFFINGTON POST

30 aprile – Ci sono fasi in cui la politica si riappropria della P maiuscola e, senza rinunciare ai propri principi, sa riconoscersi in principi universali che accomunano tutte e tutti. Questa mattina il Consiglio del Municipio Roma I Centro ha approvato, all’unanimita’, l’istituzione della cabina di regia per affrontare nel modo piu’ unitario possibile l’emergenza Covid sul territorio. Sarà formata, oltre che dalla sottoscritta, dal Presidente del Consiglio e da tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione che ringrazio per la collaborazione per il sincero contributo che hanno fornito per affrontare l’emergenza in queste settimane.

 

CORONAVIRUS. IN MUNICIPIO I ROMA NASCE CABINA REGIA, ALFONSI-CURCIO: GRANDE LAVORO (DIRE) Roma, 30 apr. – Questa mattina il Consiglio del Municipio Roma I Centro ha approvato all’unanimita’ l’istituzione della cabina di regia formata dal presidente del Municipio, dal Presidente del Consiglio e da tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione, per affrontare nel modo piu’ unitario possibile l’emergenza Covid sul territorio. “Sono soddisfatto che questo primo Consiglio telematico dopo lo scoppio dell’emergenza sia coinciso con la formalizzazione di questa cabina di regia- dichiara il presidente del Consiglio Davide Curcio- Voglio sottolineare il fatto che ci siamo arrivati con piu’ di un mese di fitto lavoro delle commissioni in cui c’e’ stato un generoso lavoro da parte dei consiglieri e di tutti i capigruppo per fornire proposte migliorative degli interventi messi in campo dalla giunta”. “Sono davvero molto felice di questo atto- aggiunge la presidente Alfonsi- perche’ l’istituzione della cabina di regia e’ semplicemente la formalizzazione del grande lavoro fatto insieme, lontano dalle telecamere, in questi quasi due mesi. Penso alla rimodulazione dei servizi e delle attivita’ dei nostri centri giovanili municipali e’ alla realizzazione del sito internet Aiutiamoci a casa nostra come strumento di agile che ha permesso di valorizzare la ricca rete sociale del nostro territorio e sostenere le attivita’ commerciali che si sono organizzate per la vendita a domicilio. Ringrazio capigruppo Lilli, Campanini Costantini, De Gregorio, Esposito, Morziello, Naim, Labbucci, Tozzi e Veloccia per il lavoro svolto. Governare insieme un’emergenza non significa rinunciare ai propri principi ma mettere al primo posto quelli universali e condivisi. La fase due sara’ ancor piu’ complicata della fase uno e il fatto di poter contare sulla volonta’ di uno sforzo comune non rafforza solo la sottoscritta ma l’intera istituzione e il nostro rapporto con un territorio che ha un tessuto sociale straordinario. Penso ai tre giovanissimi cittadini del nostro municipio nominati, pochi giorni fa dal Presidente della Repubblica Mattarella, Alfieri della Repubblica. Anche questo un motivo di orgoglio sicuramente condiviso da tutte e tutti. A tal proposito ho inviato loro un ringraziamento personalmente invitandoli a partecipare al prossimo consiglio dei bambini e dei ragazzi”. (Red/ Dire) 14:10 30-04-20 NNNN

29 aprile – A pochi giorni dal riavvio di alcune attività ho voluto fare un giro in compagnia degli assessori per verificare che tutto andasse per il verso giusto. Ho iniziato martedì 28 con una visita, in compagnia del Consigliere Stefano Marin, al mercato all’aperto di Piazza San Cosimato, che sta funzionando benissimo grazie alle misure di cautela adottate dagli operatori per regolare l’afflusso dei clienti.
Con Emiliano Monteverde abbiamo fatto poi un sopralluogo presso due locali che funzionano come basi logistiche per il deposito e lo smistamento dei generi alimentari provenienti dai progetti di solidarietà. Il primo di questi è stato messo a disposizione delle Acli di Roma dal Parroco della Chiesa di S. Maria in Campitelli; l’altro è un locale commerciale all’Esquilino confiscato alle mafie e consegnato al Municipio, al quale abbiamo voluto donare una nuova vita e una nuova funzione destinandolo a scopi sociali. Da li partono i pacchi alimentari che vengono consegnati dai volontari di Acli Roma, City Angels, Binario 95, Caritas, Comunità di Sant’Egidio, Croce Rossa, Salvamamme e Nonna Roma, che partecipano al progetto La Spesa Sospesa, alle famiglie che sono più in difficoltà a causa dell’emergenza Coronavirus.
Insieme all’Assessora Cinzia Guido abbiamo poi visitato le librerie AltroQuando e Otherwise in Via del Governo Vecchio, a pochi giorni dalla riapertura dopo molte settimane di stop, raccogliendo le preoccupazioni dei titolari per una ripartenza che appare problematica se non si riusciremo a garantire un sostegno adeguato a una categoria che, già in epoca pre-crisi, aveva le sue difficoltà a reggere il mercato. Per finire, ho visitato insieme a Anna Vincenzoni il giardino di piazza Cairoli, dove procedono gli interventi di pulizia e manutenzione a cura del Municipio in attesa del completamento della riqualificazione della recinzione.

Questa mattina siamo andati a parlare con gli operatori del mercato di Campo dei Fiori, che pian piano, giorno dopo giorno, faticosamente riprendono la loro attività. in attesa che riaprano anche i fiorai, che danno il nome alla storica piazza.

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Mittwoch, 29. April 2020

Insomma, abbiamo voluto dare un segnale di attenzione verso il nostro territorio, un modo per ribadire che il Municipio è sempre presente ed è un interlocutore affidabile, come ha cercato di essere in tutti questi anni. #noicisiamo