Politica

1 maggio – La Costituzione Italiana afferma il valore del lavoro come uno dei capisaldi della democrazia e della dignità delle persone. Dopo un anno così difficile, in cui quasi un milione di persone hanno perso il lavoro, ci ritroviamo tutti insieme a celebrare una ricorrenza importante, che mi auguro possa coincidere con la ripresa delle attività per le tante lavoratrici e i tanti lavoratori colpiti dalla pandemia.

Buon primo maggio a tutte e tutti.

#primomaggio #1maggio #lavoro #primomunicipio #roma

COGNOME DEI FIGLI E CONIUGI. PETIZIONE A SOSTEGNO DI UNA RIFORMA LEGISLATIVA IN MATERIA.

30 aprile – Attraverso la petizione promossa dalla Consigliera PD del Municipio I, Daniela Spinaci, chiediamo una immediata riforma del codice civile e del diritto di famiglia in materia del cognome dei figli e del cognome dei coniugi ex art. 143 bis del codice civile (“la moglie aggiunge il cognome del marito”) come richiesto dagli stessi Disegno di Legge  S. 170 e Proposta di Legge n.106, entrambe presentate nella attuale Legislatura.

Non è più tempo per il nostro Legislatore rimanere indifferente ed  immobile dinanzi alle attuali decisioni della Consulta che, nella richiamata sentenza 286 del 21 dicembre 2016,  ha richiesto espressamente alla Politica  “un indifferibile intervento legislativo, destinato a disciplinare organicamente la materia, secondo criteri finalmente consoni al principio di parità”. Una riforma che allineerebbe finalmente l’Italia agli ordinamenti giuridici della maggior parte dei Paesi membri della Comunità europea.

Il nome, una scelta condivisa dei genitori come dei coniugi.
Firmiamo questa petizione per chiedere che il Parlamento Italiano si allinei ai dettami della Corte Costituzionale sul cognome dei figli e su quello dei coniugi. Abbattiamo le disparità di genere!
Firmate a questo link:

Sabrina Alfonsi: “Decine le iniziative per celebrare la Liberazione nel primo municipio”.

25 aprile – La festa di Liberazione è sempre giovane e le tante iniziative sul nostro territorio stanno a dimostrarlo, anche se le norme anti Covid hanno limitato un grande appuntamento come quello della storica manifestazione cittadina. Insieme agli assessori della giunta municipale, abbiamo cercato di garantire la nostra presenza e testimonianza al maggior numero possibile di esse.

Per iniziare, la mattina del 24 abbiamo portato un fiore alla targa dedicata ai partigiani in Via Andrea Doria e a seguire in Via Urbana abbiamo reso omaggio, insieme all’Acli, alla memoria di  Don Pappagallo.

La Giornata della Liberazione è iniziata presto, con un saluto alla partenza della gara internazionale di ciclismo GP della Liberazione a Caracalla, mentre alle 10.00 eravamo a piazza Walter Rossi con l’associazione dei compagni di Walter e l’Anpi, per festeggiare la liberazione e chiedere un restauro sollecito della statua dedicata a Walter.

Poi tutta la squadra degli assessori si è ricongiunta per essere presente in delegazione al presidio dell’ANPI a Porta San Paolo alle ore 10,30.

Alle 11.00 un saluto on line e una breve partecipazione all’iniziativa promossa dalla Rete inquilini Ater San Saba, e poi alle 12.00 con Emiliano Monteverde e Anna Vincenzoni siamo stati in via Bixio pedonalizzata per festeggiare il 25 aprile con le iniziative dell’Associazione Genitori Di Donato.

Alle 15.00 un passaggio al presidio di Articolo 1 in Piazza Cairoli, e poi alle 16.00 al flash mob, convocato dal Municipio insieme ad ANPI e circolo Gianni Bosio, davanti agli storici locali di Via dei Giubbonari chiusi da tempo, per chiedere che vengano trasferiti al Municipio per trasformarli nel Centro studi resistenza e memoria storica “Guido Rattoppatore”. Qui abbiamo scoperto che nel corso delle ore precedenti il Campidoglio aveva voluto anticipare la nostra iniziativa facendo apporre una targa accanto alla porta, che indica quei locali come la sede di un infopoint sulla resistenza affidato ad un fantomatico Comitato di cui però nessuno degli Organismi titolati sembra far parte. Cercheremo di capire meglio nei prossimi giorni, ma quello che è sconcerta è l’atteggiamento del Campidoglio, che non si è degnato, in una occasione così importante, di inviare nessun rappresentante per annunciare l’iniziativa.

Alle 17.00 abbiamo deposto una corona di fiori presso il monumento ai partigiani in Santa Maria in Trastevere e poi, alle 17.30, nel Giardino di Vicolo del Cedro a Trastevere, nell’ambito del progetto Io e l’Altro ideato da Simona Sarti abbiamo inaugurato una panchina d’artista dedicata a Clemente Scifoni, partigiano gappista, che ci ha lasciato di recente. Ad accompagnare la piccola cerimonia, in presenza dei familiari di Clemente, le musiche di Marco Quaranta e le letture della Compagnia teatrale Voci nel Deserto.

Alle 19.00 abbiamo concluso questa lunga e meravigliosa giornata in Piazza Risorgimento, dove nel giardino di fronte al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, abbiamo scoperto una targa marmorea in ricordo delle donne che combatterono per la Resistenza, mogli, madri, sorelle dei carabinieri deportati dai nazisti nel 1945”.

 

VIDEO INTERVENTO FLASH MOB VIA DEI GIUBBONARI

VIDEO OMAGGIO ALLA MEMORIA DI CLEMENTE SCIFONI, GIARDINO DEL CEDRO

 

Di seguito alcune immagini delle varie iniziative:

 

  

INTERVISTA | Sabrina Alfonsi (PD): “Da Raggi nulla di buono in 5 anni. Il mio successore? Spero uno della mia squadra”

Il mio successore? Spero uno della mia squadra”

Colloquio a tutto campo con la presidente del Centro Storico, dai successi raggiunti ai fronti aperti; per la successione, una personaltà della sua squadra. E sugli ambulanti: “La sindaca è paradossale”

di Tommaso Cardarelli

INTERVISTA A SABRINA ALFONSI SU ROMA TODAY

INTERVISTA | Sabrina Alfonsi (PD): “Da Raggi nulla di buono in 5 anni. Il mio successore? Spero uno della mia squadra”

Due mandati da presidente del I municipio, otto anni al governo del centro della Capitale d’Italia. “Un tempo giusto”, commenta Sabrina Alfonsi che in un colloquio a 360 gradi con RomaToday traccia un bilancio di questo periodo, parla della visione di un municipio governato dalla coalizione larga del centrosinistra in maniera strutturale, dei fallimenti nell’approccio della giunta di Virginia Raggi e del futuro del Centro Storico. E davanti alla prospettiva di un impegno diretto per il comune non si tira indietro.

Presidente Alfonsi, il suo è stato un lungo mandato nel Centro Storico. Volendo fare un bilancio della sua esperienza, quali sono i risultati di cui va più fiera?

Intanto ritengo di aver passato alla presidenza il tempo giusto. Chiunque amministri dovrebbe fare due mandati: è il tempo che serve per portare a compimento delle cose. Abbiamo cercato di promuovere il decentramento amministrativo al massimo possibile, ad esempio sul tema del verde pubblico: oggi il I municipio ha competenza totale delle aree verdi nelle scuole. Abbiamo scelto di occuparci noi delle alberature e oggi all’interno delle nostre scuole c’è manutenzione, sicurezza e cura del verde. Penso poi al progetto del verde condiviso: l’amministrazione municipale emette l’appalto per la manutenzione ordinaria e l’associazione che si prende l’area in carico fa miglioramenti e aggiunge piante, fiori, soprattutto fa vivere l’area, la anima così che sia vitale. L’ultima che abbiamo assegnato è quella del giardino di piazza Cairoli, ci dicevano che non potevano assegnarcela essendo zona di verde di pregio: questo voleva dire principalmente che era invasa da topi. Oggi c’è una splendida associazione che fa un gran lavoro e in primavera ci saranno piantate molte bellissime aiuole fiorite. Abbiamo aperto le scuole con i patti di collaborazione consentendo alle associazioni dei genitori di costruire dei momenti aggregativi anche al di là del calendario scolastico, stanziando anche quei contributi pubblici che abbiamo potuto mettere a disposizione. Di qui arriviamo alla nostra iniziativa del patto di Comunità, 110 associazioni hanno firmato un accordo per mettere in rete quel che già fanno. Io sono convinta che questa metropoli possa essere gestita solo se i municipi diventano comuni urbani, veri enti locali di prossimità che possano mettere a sistema le esperienze del terzo settore.

A proposito di questo, lei è in posizione privilegiata per spiegare come potrebbe funzionare una Capitale trasformata in grande polo metropolitano.

I municipi devono diventare comuni urbani all’interno della grande area di Roma, il sindaco di Roma deve essere il sindaco della area metropolitana eletto direttamente dai cittadini e all’interno dell’area metropolitana devono esserci i comuni, sia urbani che extraurbani con un sistema di bilancio perequativo. Per costruire quest’esito serve un disegno di legge in Parlamento e spero che in questa legislatura tutti i deputati e senatori di Roma si mettano d’accordo per votare una legge simile. In mancanza, sicuramente la prima delibera della futura consiliatura in Campidoglio deve essere quella del decentramento. Con la Raggi onestamente c’è stato un finto decentramento, laddove la sindaca non arrivava e non riusciva a intervenire,  passava la competenza ai municipi per togliersi il problema. Il decentramento delle competenze è una cosa seria invece, per la quale bisogna riflettere sia sulle risorse economiche che sulle risorse umane: avere la competenza senza le forze per attuarla è nulla.

Facciamo un esempio. L’amministrazione capitolina intende appoggiarsi al parere del Garante per rimettere a bando le licenze degli ambulanti. La sua valutazione su questa vicenda?

Paradossale. La sindaca chiede un parere all’authority mentre il suo dipartimento e il suo assessore chiedono il rinnovo automatico come d’altronde previsto da legge nazionale: la mano destra non sa cosa fa la sinistra. Io penso che la Bolkenstein sia una opportunità per risistemare il piano del commercio su area pubblica, penso però che in questo momento comportarsi così sia assurdo, siamo in piena crisi economica, stravolgere oggi, senza una visione, settori che stanno in grande difficoltà è irresponsabile. Dimostra inoltre incompetenza amministrativa: non è che si dice “fate i bandi” e i municipi li fanno in automatico, c’è un lavoro dietro immane. Questo è un settore in cui le competenze fra comune e municipio sono mischiate, su sei bancarelle che si vedono in giro quattro sono del municipio e due del dipartimento, le edicole sono del municipio ma con un piano cittadino, i fiorai sono del municipio e così via. Se c’era la volontà politica di fare questo riordino bisognava fare un lavoro serio a monte e quando la sindaca fa questi annunci si ha la sensazione che non sappia di cosa parla.

Con l’epidemia da Coronavirus il centro, a Roma più che in altri luoghi, è duramente colpito. Da amministratrice, pensa che il dopo-pandemia vedrà le zone centrali delle nostre città con una vocazione mutata?

Io me lo auguro, la pandemia per i centri storici delle città d’arte e in particolare per Roma è un’occasione Abbiamo visto le nostre zone centrali gentrificate e diventate monofunzionali, sostanzialmente poli del turismo. Oggi infatti il centro è deserto con appartamenti vuoti e mentre i negozi di vicinato riprendono ossigeno, il commercio del centro storico è totalmente chiuso e anzi, speriamo che gli esercizi riapriranno. Noi dovremmo sfruttare questa occasione per far ritornare la popolazione nel centro storico, renderlo un luogo polifunzionale con sia residenza sia vocazione turistica. Bisognerebbe per questo attivare immediatamente una interlocuzione, provvedimenti per incentivare affitti lunghi a residenti e non affitti brevi a turismo. Nelle strade del centro vediamo già tanti cartelli con tante case vuote e tante persone che oggi sono manchevoli di quel reddito in più che magari era il secondo reddito della famiglia; oggi bisognerebbe intervenire come sta facendo Ada Colau a Barcellona perché il centro storico possa rinascere dopo la pandemia.

Si parla di lei come candidata sindaca, o come vice in ticket con il candidato Paolo Ciani. Il suo nome è ancora in campo?

Penso soprattutto che Roma abbia bisogno di una grande squadra, sia la squadra stretta del sindaco e degli assessori, sia dei presidenti di Municipio di cui nessuno parla e che invece valgono quanto un comune medio italiano. Servono le famose 100 persone a cui spesso accenna Francesco Rutelli e io penso che sia bene che la maggioranza di queste persone venga da un lavoro già fatto in città, che noi dobbiamo assolutamente valorizzare. Basta con quelli che arrivano in Campidoglio e “scoprono”, scoprono i buchi di bilancio, scoprono che ci sono le buche, scoprono, scoprono…ancora oggi c’è la sindaca che scopre le cose. Servono invece persone che amano la città e che hanno già  governato, messo a sistema. Se io posso mettere a sistema? Io ci sono, ma serve soprattutto vincere con un centrosinistra che non sia spaccato. Confido molto nel nuovo segretario del PD Enrico Letta e nel percorso che sta costruendo.

Il suo municipio è per certi versi un laboratorio su questo, dove convivono le forze civiche, Azione, le liste di sinistra. Questo scenario di coalizione può replicarsi a livello comunale?

Vorrei innanzitutto ringraziare il consiglio e una maggioranza composita ma sempre compatta che ha sempre sostenuto il lavoro della giunta: questo dimostra che ci sono certamente margini per un lavoro sulla città nell’ambito di una visione politica complessiva. Prendiamo il tema dell’immigrazione, con la Lega, che ho in consiglio, siamo distanti anni luce; nell’ambito della mia maggioranza non c’è invece una differenza di vedute e questo deve essere lo stesso spirto che ci porterà a governare in Campidoglio.

Ed esistono margini per un accordo sui territori con il Movimento Cinque Stelle?

Nella mia storia di amministratrice non ho mai avuto un sostegno da parte del M5S. Nella prima consiliatura questi esponenti non sapevano nemmeno dove fossero capitati e possiamo volendo ricordare degli episodi divertenti per quanto drammatici. Nella seconda consiliatura hanno provato inizialmente a svolgere un protagonismo che non sono riusciti a incarnare, poi c’è stata una difesa a oltranza del Campidoglio che onestamente mancava di visione. Direi che con queste personalità sostanzialmente non ci sono rapporti.

Un giudizio sui cinque anni di Virginia Raggi, sia a livello di azione amministrativa che nel concreto rapporto con gli organi decentrati come il municipio. E’ davvero tutto andato storto?

In onestà non mi viene in mente niente di buono. Parliamo di una giunta capitolina e il tema non è se la singola azione sia andata o meno bene. Virginia Raggi è mancata di visione, come dicevo: se si vogliono cambiare gli autobus per rendere la flotta sostenibile si fa una grande azione con un grande sforzo economico, non se ne cambiano due all’anno. Mi sento di promuovere l’assessore al Personale de Santis che ha lavorato bene; i concorsi sono stati sbloccati, bisogna farne altri perché nell’amministrazione c’è bisogno di personale nuovo, sono stati rimessi in campo gli impegni per la formazione. Questo è stato giusto.

Quali fronti lascia aperti a chi la succederà al I Municipio e che profilo vede per il futuro del Centro Storico? 

Sicuramente lasciamo aperti dei grandi progetti che non avendo avuto il Campidoglio al nostro fianco non abbiamo potuto chiudere. Parliamo ad esempio di via Giulia; con grande fatica sblocchiamo il procedimento amministrativo impantanato da anni e poi tutto si ferma altri tre anni perché non passava la delibera in giunta capitolina; finalmente il cantiere lo abbiamo aperto, ma mi sarebbe piaciuto molto inaugurarlo finito. Lascio aperto poi il grande progetto del borgo degli artisti di Paolo Caselli a Testaccio; qui posso dire che l’assessore ci ha seguito e parliamo della più grande riqualificazione del più grande borghetto nella città storica, atteso da anni. L’abbiamo lanciato con una visione e il tempo stretto non mi consentirà di vederne gli esiti. Quanto al futuro del I Municipio, lavorerò affinché il candidato del centrosinistra sia una persona della mia squadra perché i progetti aperti sono molti e penso che offrire segni di continuità sia la cosa migliore per le comunità che amministriamo. La mia giunta è cresciuta tutta insieme e oggi vedo delle personalità che sono all’altezza della sfida.

 

In queste ore i gruppi PD di Camera e Senato incontreranno il Segretario Enrico Letta: è il momento che le donne assumano i ruoli, oggi in Parlamento ma anche nelle diverse articolazioni territoriali. Il cambiamento deve essere qui e ora, a cominciare dal nostro partito.
(DIRE) Roma, 23 mar. – “Il segretario Enrico Letta nei suoi primi giorni alla guida del Pd ha fatto scelte importanti. Una segreteria paritaria, e ieri la dichiarazione sui capogruppo di Camera e Senato. È vero, la guida del Pd finora e’ stata prevalentemente o tutta al maschile. Non ci sfugge ovviamente l’autonomia dei rispettivi gruppi PD al Senato e alla Camera nel determinare chi debba essere il nuovo o la nuova capogruppo, tuttavia riteniamo che non si possa perdere questa occasione: che siano due donne, dopo anni di guida maschile, a rappresentare la componente del Partito Democratico nei due luoghi per eccellenza che rappresentano la democrazia, con i suoi valori di uguaglianza e parita’ per tutte e tutti. Sosteniamo le senatrici e le deputate PD, perche’ questo e’ il momento che le donne democratiche assumano i ruoli, oggi in Parlamento ma anche nelle diverse articolazioni territoriali. Dimostrino che il cambiamento e’ qui e ora, a cominciare dal nostro partito, che mette nel suo programma proprio la parita’ tra i punti cardine”. Cosi’ Marta Leonori, Consigliera Regione Lazio, e Sabrina Alfonsi, Presidente del Municipio Roma I Centro, in una nota. (Comunicati/Dire).

 

“io credo alla forza della parola, al valore della parola e chiedo a chi voterà domenica di ascoltare le mie parole e votare in base alle mie parole, non cerco l’unanimità ma la verità nei rapporti tra noi per uscire da questa crisi”.

“Aprirò poi un dibattito in tutti i circoli e chiedo alle democratiche e ai democratici nelle prossime due settimane di discutere nelle modalità in cui oggi è possibile, poi faremo insieme la sintesi e troveremo le idee migliori per andare avanti insieme” ha concluso.

Una bella notizia. Una grande sfida, Essere all’altezza di queste parole.
Buon lavoro Enrico. #iocisonoPD
Materiali:

6 marzo – Oggi a Testaccio al banchetto organizzato per la raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Norme contro la propaganda e la diffusione di messaggi inneggianti a fascismo e nazismo e la vendita e produzione di oggetti con simboli fascisti e nazisti”.

“Chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici”.

E’ la sintesi della proposta di legge che il comitato promotore presieduto dal sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, ha presentato il 20 ottobre 2020 in Cassazione. La legge di iniziativa popolare contro propaganda nazi-fascista auspica l’introduzione di specifiche pene per la propaganda di fascismo e nazismo anche attraverso l’uso dei social.

Servono 50.000 firme per la presentazione della proposta di legge. Vi invito a recarvi entro il 31 marzo presso gli Uffici del Municipio I oppure presso i banchetti che raccolgono le firme ogni sabato fino alle 13.00 a Piazza S. Cosimato e al Mercato Testaccio.

Qui il testo della proposta di legge

LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE CONTRO LA PROPAGANDA FASCISTA E NAZISTA
Annuncio di una proposta di legge di iniziativa popolare. (20A05730) pubblicato su
(GU n.260 del 20-10-2020)
Art. 1.
1. Nel capo II del titolo I del libro secondo del codice penale, dopo l’articolo 293 è aggiunto il seguente:
«Art. 293-bis. – (Propaganda del regime fascista e nazifascista). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi eversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici».
2. All’articolo 5, primo comma, della legge 20 giugno 1952, n. 645, le parole:
«sino a» sono sostituite dalle seguenti: «da sei mesi a».

Art. 2
1. Al Decreto Legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito in Legge 25 giugno 1993, n. 205, recante “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa” all’art. 2 dopo il comma 1 aggiungere il seguente:
“1-bis. Qualora in pubbliche riunioni di cui al comma 1, l’esposizione riguardi emblemi o simboli riconducibili al partito fascista o al partito nazionalsocialista tedesco, la pena di cui all’art. 2 comma1, è aumentata del doppio