PER IL COMMERCIO NEL CENTRO STORICO MENO REGOLE MA CHIARE

PER IL COMMERCIO NEL CENTRO STORICO MENO REGOLE MA CHIARE

Intervista al Corriere della Sera del 9 aprile 2018 – di Lilli Garrone

Il consiglio del I Municipio ha già espresso le sue osservazioni al nuovo regolamento sulle attività di somministrazione nel centro storico. Ma adesso la presidente Sabrina Alfonsi esce allo scoperto.

Cosa pensa del regolamento?
«Nulla di buono. Mi è capitato più volte in questi giorni di ascoltare le critiche sia delle associazioni dei residenti o di tutela del territorio, sia delle piccole attività imprenditoriali, di qualità e storiche, ancora per miracolo attive in questo territorio. Ma soprattutto io credo che non si possa modificare il regolamento a ogni cambio di amministrazione comunale: così non si creano regole certe per uno sviluppo di attività imprenditoriali legali, sane e di futuro per i giovani che volessero lavorare nel centro storico».

Cosa lamentano gli imprenditori piccoli o storici?
«Faccio un esempio. Ho incontrato la categoria dell’artigianato alimentare storico come quelli della pasta all’uovo, che possono cuocere la pasta e farla consumare sul posto con regole assolutamente non chiare: devono avere le caratteristiche per cucinare ma non ampie metrature per il servizio al tavolo, altrimenti si trasformerebbero in ristoranti. Ecco, così non si capisce quale deve essere il loro lavoro. E la quantità di regole non chiare aiuta gli esercizi commerciali che non sono nella legalità e che quindi fanno concorrenza sleale».

Che fare allora? 
«È necessario arrivare a poche regole chiare, non interpretabili a ogni controllo a seconda del vigile di turno».

Quali potrebbero essere? 
«Innanzi tutto pianificare le aperture all’interno del centro storico».

Tornare a limitare il numero di bar e pizzerie?
«Tornare a limitare anche le altre attività privilegiando l’artigianato non alimentare, artistico, le botteghe storiche e quelle contemporanee spesso aperte da giovani e da donne».

E dei negozi di souvenir che dice? 
«I negozi di souvenir dovrebbero anche loro essere contingentati, oltre a non avere la possibilità di esporre la merce all’esterno contribuendo a una città indecorosa».

Roma.Corriere.it del 09.04.2018

Corriere della Sera 09.04.2018

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