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AUTOCOLTIVAZIONE

11 giugno – Il nostro paese è in ritardo su tanti temi, sui diritti civili, sulle cure, sulle scelte. Dobbiamo colmare questo vuoto, pacificamente, seriamente, legalmente, per catalizzare un cambiamento culturale attraverso la discussione pubblica, in piazza, sull’uso della cannabis! Grazie alle Sardine che hanno riacceso la luce su questo tema con l’iniziativa di venerdì 11 giugno a Piazza Vittorio Emanuele II. #roma

 

Il tema della produzione, vendita e consumo della cannabis (e degli altri stupefacenti) riguarda la giustizia, la salute pubblica, la sicurezza, la possibilità di impresa, la lotta alle mafie, la ricerca scientifica e le libertà individuali.

Tornare a parlare di questo serve a rilanciare una stagione di lotte politiche e iniziative civili per superare l’approccio repressivo – e solo repressivo – sulla gestione di questo fenomeno, e per ottenere un cambiamento culturale e normativo.

Legalizzare la cannabis e la produzione domestica ad uso personale:

– elimina una fonte di enorme profitto per le organizzazioni criminali

– l’attuale normativa di contrasto al commercio delle sostanze stupefacenti è una “guerra finta”, che penalizza esclusivamente i piccoli spacciatori e i consumatori, caricando il nostro sistema giudiziario già in affanno di un numero altissimo di procedimenti di scarsissima rilevanza. Viceversa, la depenalizzazione consentirebbe a chi consuma di non rivolgersi alla criminalità organizzata; diminuirebbe il sovraffollamento delle carceri; libererebbe forze dell’ordine e tribunali da inutili procedimenti e, soprattutto, separerebbe il mercato delle droghe leggere da quello delle droghe pesanti, consentendo di concentrare risorse e strategie su quest’ultimo fronte.

Le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che non costituisce reato la coltivazione domestica di cannabis che “per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaia destinata all’uso personale”. un pronunciamento perfettamente in linea con gli intenti della proposta di legge Magi,

Lo stesso Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho ha affermato che «la coltivazione ad uso personale ridurrebbe la necessità per il consumatore di droghe leggere di rivolgersi alla manovalanza criminale, togliendo alla criminalità organizzata una fetta di mercato».

Legalizzare conviene, i numeri parlano chiaro

Secondo i dati riportati dalla Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia aggiornato a dicembre del 2019, il consumo di cannabis è considerato un fenomeno di massa, essendo non solo la sostanza più diffusa sul mercato illegale ma che coinvolge ogni anno il 58% delle operazioni antidroga.

La regolamentazione però potrebbe limitare e correggere questo fenomeno sotto molteplici aspetti.

Per i consumatori, il beneficio indiretto più evidente sarebbe il miglioramento qualitativo del prodotto. Attualmente, la vendita di cannabis con un’elevata quantità di THC non è sottoposta a controlli ma lasciata liberamente nelle mani della criminalità organizzata. Gli effetti del mercato nero rischiano ogni giorno di essere dannosi per la salute dei consumatori a causa dello spaccio di prodotti scadenti che spesso contengono lana di vetro, lacca e piombo per aumentarne il peso. Un rischio che lentamente scomparirebbe grazie al controllo di qualità della filiera attraverso la regolamentazione.

I costi iniziali derivanti dall’introduzione del mercato legale verrebbero di gran lunga superati dagli introiti economici nelle casse dello Stato. Con l’eliminazione del reato di produzione e vendita di sostanze stupefacenti, l’Italia risparmierebbe fino a 600 milioni di euro solamente con la riduzione dei costi legati alle spese di repressione relative alle forze dell’ordine, magistratura e sistema carcerario. Inoltre, applicando alla vendita una aliquota fiscale simile a quella del tabacco o, in alternativa, dell’alcool, il gettito fiscale risulterebbe l’aspetto positivo di maggior rilievo in termini economici. Sommando il gettito fiscale ed i risparmi di spesa per la repressione del fenomeno, il costo fiscale del proibizionismo delle droghe leggere in Italia per l’anno varia dai 4,3 ai 9,3 miliardi di euro”.Questi numeri smontano la retorica del proibizionismo e con i fatti provano a dimostrare che, come per qualsiasi altro fenomeno di massa,il consumo di cannabis conviene regolarlo piuttosto che semplicemente proibirlo.

Nel nostro Paese, invece, assistiamo ancora a una narrazione che accomuna tutte le sostanze, che parla di danni irreversibili, di ineluttabilità di percorsi che portano all’uso di sostanze sempre più pesanti e alla dipendenza, frutto di un proibizionismo arretrato, privo di fondamenti scientifici, che ha come unico risultato lo stigma e la criminalizzazione dei consumatori. Siamo in presenza di una normativa che, oltre ad avere pesanti conseguenze sulla vita sociale e lavorativa delle persone, impedisce, di fatto, anche l’accesso alla cannabis terapeutica.

Oggi, in Parlamento, sono depositate diverse proposte di legge per la legalizzazione della cannabis, ci auguriamo che l’attribuzione della delega alla ministra faccia sì che la discussione possa essere affrontata al più presto, e porti anche il nostro paese ad avere una normativa razionale, avanzata, al passo con i progressi della ricerca e le evidenze della scienza, rispettosa delle persone e delle loro scelte, degna di un paese civile.