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8 marzo –  Quest’anno il nostro otto marzo è arrivato in anticipo. Il calendario delle iniziative dedicate alla giornata internazionale dedicata alle donne è iniziato sabato 6 con la presentazione di “Mimosa in Fuga” in diretta alle 16.30 su Facebook. Un bellissimo libro che narra la storia della mimosa, che presto consegneremo alle nostre scuole!

Abbiamo proseguito il 7 marzo con l’inaugurazione online di Feminism – Fiera dell’editoria delle donne, e infine tre appuntamenti in presenza proprio lunedì 8 marzo:
– l’iniziativa “Amami e basta” promossa dalla Fondazione Roma Cares per promuovere la diffusione di messaggi positivi per una cultura della parità e non del possesso.
– alle ore 15.00 la mostra Corrispondenza alla Casa Internazionale delle Donne, con 400 mattonelle di 10 x 10 cm su 5 pannelli. Un grande lavoro collettivo di cui sono davvero orgogliosa, nato nel 2019 grazie all’idea di Simona Sarti come istallazione di 400 cartoline unite da un fil rouge nel salone dell’Anagrafe, che oggi diventa una parete della Casa Internazionale delle Donne.
Artiste e artisti, grandi e piccoli, bambine e bambini delle scuole, persone detenute presso Rebibbia, che hanno voluto raccontare la valenza delle donne in opposizione alla violenza di genere.
– l’inaugurazione della panchina rossa nei giardini di Piazza Vittorio, contro la violenza sulle donne! Da Prati a Esquilino, nei parchi, in luoghi pubblici, dove tutte e tutti possono trovarle, le panchine rosse riportano il numero antiviolenza e stalking 1522, per non restare in silenzio .
Nell’anno più difficile, determiniamo noi stesse, oggi più che mai è necessario lavorare affinché i diritti di tutte e tutti vengano consolidati. Parità di genere e di retribuzione, diritti civili, cittadinanza, rappresentanza, contrasto alla violenza: queste sono le sfide che solo insieme possiamo cogliere, istituzioni, associazioni, territori e società. Diritti, parità, cittadinanza, rappresentanza, autodeterminazione sul nostro corpo e sulle nostre scelte di vita. Buon Otto marzo di lotta!

ABORTO. ALFONSI-LEONORI-DEL BELLO: RIMUOVERE MANIFESTI SU PILLOLA RU486
Roma, 7 dic. – “Questa mattina Roma si e’ svegliata costellata di giganteschi manifesti che ritraevano una ragazza vestita di bianco, svenuta o addirittura morta, con accanto una mela appena morsa, come quella di Eva, avvelenata. Il testo recita: Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva ru486, e sotto ancora l’hashtag #dallapartedelledonne. Riteniamo che questi manifesti siano fortemente lesivi della dignita’ e della libera scelta delle donne sul proprio corpo e che compromettano l’autodeterminazione che invece come donne vogliamo affermare. Questa campagna e’ inaccettabile per il messaggio che manda, con un hashtag ingannevole (#dallapartedelledonne) non coerente con il contenuto, teso a colpevolizzare il diritto di scegliere se e come interrompere una gravidanza, sancito dalla legge 194. Con un’immagine una donna esanime, il veleno, il peccato originale di voler decidere del proprio corpo ancora piu’ violenta. Lo strumento per porre un freno a questa ignobile campagna lo conosce anche Lei, Sindaca, e’ l’art. 12 bis del Regolamento comunale recante le norme in materia di esposizione della pubblicita’ e di pubbliche affissioni, approvato dall’Assemblea Capitolina con Deliberazione n. 50/2014. Le chiediamo di schierarsi davvero dalla parte delle donne e di intervenire, applicando la norma per rimuovere questi ignobili manifesti dalle strade della nostra citta’, che non vogliamo veder precipitare in un oscurantismo medievale in cui le donne non hanno diritti. É il momento di agire”. Cosi’ in una nota congiunta Sabrina Alfonsi, Francesca Del Bello, Marta Leonori.

10 aprile – Il 10 aprile di cento anni fa nasceva Nilde Iotti, madre costituente della nostra Repubblica, donna coraggiosa e forte a cui dobbiamo molte delle leggi che hanno cambiato l’Italia. Leggi che hanno inciso sulla vita di tutte e tutti, non solo delle donne, e da allora hanno permesso all’Italia di iniziare il lungo percorso verso la parità, l’autonomia e l’autodeterminazione. Un cammino che non si ferma nemmeno in questi giorni difficili, di emergenza e di forzata convivenza: lottiamo affinché siano sempre garantiti i diritti delle donne, sia assicurata l’assistenza, l’aiuto, l’ascolto e soprattutto l’intervento per le donne che subiscono violenza e per i loro figli, perché nessuna sia lasciata mai sola. #nildeiotti

Roma, 5 aprile 2020

VIOLENZA DI GENERE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS.

É di pochi giorni fa la notizia dell’ennesimo femminicidio. In queste giornate di quarantena forzata le mura domestiche, luogo per eccellenza di sicurezza e serenità, per molte donne divengono prigioni che amplificano e fanno precipitare la violenza. Lorena Quaranta, una studentessa di Medicina, è stata strangolata a casa, a Furci Siculo, in provincia di Messina, dal suo convivente. Non serve dire che è stato dopo una furiosa lite; non è una scusante, non ammortizza le motivazioni del fatto in sé. Non serve neanche dire che lei aveva tanti sogni, primo fra tutti essere medico e curare le persone. Perché purtroppo il nome e l’immagine di Lorena Quaranta con il viso coperto da mascherina e in camice, in corsia, che stiamo vedendo sui social, va ad ingrossare le fila di tante giovani e meno giovani, donne e ragazze e anche bambine assassinate da familiari, mariti, fidanzati, ex. Non rende più o meno grave il crimine del suo assassino, il livello culturale e sociale – era un collega, leggiamo. Rimane solo lo scarno fatto in sé. É stata uccisa un’altra donna. Mentre tutti siamo concentrati giustamente sull’emergenza sanitaria, ce n’è un’altra, silenziosa, che serpeggia nelle case e che non si ferma davanti a nulla, ma anzi è nutrita dalle restrizioni di movimento, dalla difficoltà di denunciare avendo un uomo violento nella stessa stanza, dalla convivenza forzata. I femminicidi non sono crimini di classe. Sono trasversali e non badano a differenze di ceto sociale. Le istituzioni stanno continuando a lavorare per garantire assistenza, ascolto e intervento ma purtroppo ogni giorno continuiamo a leggere queste notizie. Un’emergenza che non si ferma e che è difficile fronteggiare proprio perché nascosta, non manifesta, che si nutre del privato e di cui i centri antiviolenza e le associazioni che si occupano di contrasto alla violenza hanno purtroppo chiara percezione ogni giorno. Dobbiamo garantire l’aiuto e anche l’applicazione delle pene: Michel Foucault, riflettendo sul passaggio storico dalla spettacolarizzazione delle pene in pubblico alla certezza della pena, eseguita all’interno delle prigioni e non nelle piazze, diceva che è proprio la certezza della pena il cardine che funge da freno alla violenza e alla sua reiterazione. Ecco, applicando questa riflessione ai crimini contro le donne, il nostro impegno deve essere duplice: garantire l’ascolto e l’applicazione delle leggi. Ma soprattutto, promuovere una profonda riflessione sul corpo delle donne, ancora oggi percepito da troppi uomini come oggetto di possesso, sul quale decidere e del quale usufruire a piacere, con potere di vita e di morte. Pochi giorni fa alcune associazioni che si definiscono Pro vita hanno chiesto di sospendere le Interruzioni Volontarie di Gravidanza in tutti gli ospedali italiani, paragonando le morti per Covid-19 agli aborti e sostenendo che le IVG sotttraggono risorse alla lotta contro il Coronavirus. Un bieco modo di sfruttare l’emergenza sanitaria per assestare un fendente alla libertà di scelta e all’autodeterminazione delle donne, sulla scia delle proposte di altre associazioni in Ohio e Texas. Noi non arretriamo di un millimetro nell’affermare la nostra libertà di decidere di noi stesse, sia essa quella di lasciare un uomo violento o quella di non portare avanti una gravidanza non voluta. La violenza sulle donne ha molte facce, può essere quella di un collega aspirante medico come di un familiare. Come la faccia di chi, con cortesia e gentilezza, ti fa sentire sbagliata, ti colpevolizza, ti induce sensi di colpa per scelte difficili ma alle volte dovute. Il volto di chi stampa in 3d feti di plastica per colpevolizzare le donne che scelgono di abortire. Noi non arretriamo. Siamo le une vicine alle altre, come donne, come politiche, come istituzioni e lotteremo sempre per garantire i diritti di tutte le donne ad autodeterminare se stesse e a disporre del proprio corpo.

Sabrina Alfonsi

LA SALUTE E LA LIBERTA’ DELLE DONNE NON SI TOCCANO !

 

“Questa mattina, sulla Casa Internazionale delle Donne, è apparso uno striscione contro la Legge 194, scritto con i caratteri tipici della comunicazione dei movimenti di destra.
Dopo l’enorme manifesto in via Gregorio VII, per fortuna prontamente rimosso, è il secondo attacco in pochi giorni nei confronti delle donne e della 194.
Questa volta ancora più grave, perché fatto nel luogo che per tutte le romane (e non solo) simboleggia la lotta delle donne per vedere riconosciuti i propri diritti.
Il monitoraggio previsto dalla legge stessa ci racconta che la sua applicazione ha consentito un sempre più marcato calo degli aborti:
“…  il tasso di abortività (numero di IVG per 1000 donne tra 15 e 49 anni), che rappresenta l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza del ricorso all’IVG, è stato 6.6 per 1000 nel 2015 (-8.0% rispetto al 2014 e -61.2% rispetto al 1983), era 7.1 nel 2014. Il dato italiano rimane tra i valori più bassi a livello internazionale.” (Relazione 2016 del Ministro della salute al parlamento).
E questo con tutte le difficoltà che conosciamo rispetto alla corretta applicazione della legge stessa.
L’unica strage che va fermata è quella delle donne, vittime degli aborti clandestini e della violenza maschile.
La legge 194, a quarant’anni dalla sua promulgazione, fa ancora paura, perché l’autodeterminazione, la consapevolezza e la libertà delle donne fanno paura.
Noi non arretriamo, siamo vicine alla Casa Internazionale delle Donne e difendiamo con forza le conquiste ottenute con forza e fatica dalle donne prima di noi”.
Così in una nota stampa congiunta la Presidente Sabrina Alfonsi e l’Assessora alla Cultura e Pari Opportunità del Primo Municipio, Cinzia Guido.

 

 

Il Fatto Quotidiano – 07.04.2018