19 Ottobre, 2021
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cultura

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Titolo Panchina: Il filo della Memoria

Largo Chiarini

 

La memoria è un filo, il filo che ci guida, che connette, che non  fa perdere l’orientamento ma costruisce e indica  la direzione.

 

Filo come metafora , come strumento per non perdere la memoria, la cognizione di ciò’ che stato …filo come elemento di crescita, che affonda le radici nel passato  ma tende verso il futuro. Costruire non è possibile senza ricordare. Il ricordo, la memoria, sono alla base dell’evoluzione del singolo e la collettività. Ho scelto quindi di proporre un elemento decorativo e facilmente assimilante e concorde all’arredo urbano che abbia come modulo il filo….costruzione e dissoluzione….impossibile senza guardare al passato.

 

 

L’Artista

   Roberta Venanzi

nasce a Roma 1985 città in cui attualmente vive e lavora. Si diploma cum laude presso l’Accademia di Belle Arti di Roma conseguendo il diploma quadriennale in Decorazione, successivamente il di II livello.

Durante il suo percorso di studi ha la possibilità di trascorrere un semestre a Barcellona in cui, presso la Escola Massana, approfondisce le tecniche pittoriche, musive e incisorie.

Conclude con successo il Master in grafica d’Arte offerto dalla Fundación CIEC de La Coruña.

Si stabilisce nella città galiziana a seguito dell’assegnazione di una “residenza d’artista” promossa dalla galleria “Monty 4 Arte Contemporaneo “, inizia così una collaborazione che durerà fino al

2017.

Il Comune di Carballo ( La Coruña) le affida l’ideazione e direzione del progetto di Arte Urbana , “Derrubando Muros con Pintura” per le P.R. e il coordinamento degli artisti nonché la gestione dei fondi. Si occupa inoltre del lavoro creativo realizzando tre murales.

Successivamente si dedica all’insegnamento presso varie istituzioni pubbliche e private, in pittura, incisione, legatoria.

Nel 2017 rientra in Italia e ottiene l’abilitazione a guida turistica presso il Comune di Firenze.

Si specializza in storia dell’arte con un focus su quella paleocristiana, barocca e rinascimentale.

Ad oggi lavora come docente, continuando nell’esercizio della professione di guida turistica, non da ultimo porta avanti la sua ricerca artistica nel campo dell’incisione e della pittura coordinando progetti internazionali in collaborazione con associazioni culturali e scuole.

 

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Titolo Panchina: Nessun silenzio 

Via Lepanto

 

Su un fondo color rame si sviluppano delle macchie di colore color oro e nere. Il rame è un conduttore, l’oro rappresenta la ricchezza, il nero l’omertà. Le pennellate risultano quasi delle infiltrazioni nel legno come in un tessuto narrativo. Nessun silenzio, per non rimanere nello stato di indifferenza, perché solo grazie all’impegno sociale e al  senso di responsabilità di ognuno, si possono superare i problemi.

 

L’Artista

Simona Sarti

artista, performer e Direttrice Artistica, ha ideato centinaia tra mostre installazioni e rassegne creando una sincronia tra le diverse discipline. Ha riqualificato luoghi, partecipa a Biennali in Italia ed all’estero. Segue una ricerca sulla espressione artistica con l’utilizzo di molteplici materiali e tecniche. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private. È presente su pubblicazioni, riviste, e testi sull’arte contemporanea. Ha scritto commenti critici di presentazione di artisti e di esposizioni e rubriche sull’arte. Nell’anno 2007 le viene insignito dall’Istituto per le relazioni Diplomatiche il titolo Honoris Causa in “Bachelor of Arts”. Nel 2015 è stata premiata con la Nike di Samotracia. Nel 2017 riceve la targa per la cittadinanza artistica onoraria da parte del Comune di Tolfa. Il 7 febbraio 2020, presso il Consiglio Regionale del Lazio, il Comitato del Gran Premio Internazionale di Venezia del Leone d’Oro che dal 1947 premia le arti e l’imprenditoria, gli ha consegnato la prestigiosa pergamena – RICONOSCIMENTO SPECIALE SPECIALE PER MERITI ARTISTICI. Nel febbraio 2021 riceve da ArtExpoò Gallery, il Premio Paul Cézanne International Award (Conferimento per meriti artistici e professionali). Rilascia interviste televisive, radiofoniche e per giornali. Ha esposto con mostre collettive e personali in Italia ed all’Estero. Su di lei hanno scritto numerosi critici. Parla della sua arte come qualcosa che porta oltre lo spazio, in quanto sostiene che il tempo e lo spazio siano dimensionalità che l’artista può dilatare.

 

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Titolo della panchina: Fratelli tutti

Giardino di Piazza Prati degli Strozzi

 

Il dialogo interreligioso è per tutti noi una relazione molto intima, che interessa ogni essere umano nel momento in cui si muove nel mistero dell’esistenza.

In genere si presenta nel silenzio, nell’ascolto, comunque non ha confini, non ha appartenenza, per cui non sono rappresentati i simboli iconografici delle diverse religioni, che in quanto tali, si muovono in perimetri dai facili divisionismi.

Questa diversa umanità è tesa, muta ed assorta nella sua dimensione ultraterrena di anelito alla pace, mentre cerca, scruta, interroga il vivere e la sua quotidiana necessità di trovare risposte.

 

 

L’Artista

Gabriella Sabbadini

Partecipa con il proprio contributo ad eventi culturali e a molteplici esposizioni di arte contemporanea, spesso finalizzate alla sensibilizzazione su tematiche sociali.

Attenta alle dinamiche della didattica inclusiva e dell’accoglienza e in tal senso utilizza l’arte e la parola, come strumenti per ottimizzare i tratti identitari dell’età evolutiva, in sfera personale e collettiva.

 

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Titolo della panchina: Tutti uguali, tutti diversi

Giardino di Via Tommaso Gulli

 

Siamo tutti differenti: abbiamo occhi, mani, lingue e parole diverse, odori diversi, ognuno ha il proprio profilo, la propria creatività, le proprie esperienze. Diverse sono le nostre origini, le possibilità, i nostri dubbi, i sogni, le attitudini, le aspettative, le scelte e gli errori.

Ma se la diversità è ciò che ci contraddistingue, allora dov’è l’uguaglianza?

Alla base.

Ciò che permette di apprezzare e rispettare quegli occhi, mani, lingue, profili, esperienze, sogni ed errori così diversi, è proprio il riconoscimento dell’uguaglianza, prima di tutto come diritto umano. Solo riconoscendoci tutti uguali, possiamo cogliere e apprezzare la bellezza delle nostre differenze.

Allora questa panchina è un inno alla diversità, con i suoi giochi cromatici e forme diverse. La diversità che è ingrediente fondamentale per la bellezza, ma che può essere apprezzata solo riconoscendone l’uguaglianza alla base.

L’Artista

Elisabetta Piu

Architetto, vive e lavora a Roma, l’impegno nell’attività artistica cresce negli anni e dialoga con la sua professione.
Nei suoi lavori è continua la ricerca di un rapporto fra l’opera e lo spazio che la contiene: attraverso
l’uso dei colori, che inondano i quadri spezzando la monocromia delle superfici architettoniche che li accolgono; con la destrutturazione delle tele di juta, capaci di dialogare con il supporto murario attraverso calcolate trasparenze, e ancora, con supporti cartacei su cui vince il segno grafico.

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Titolo panchina: Il Mondo è Bello

Parco Pietro Lombardi di Via Sabotino

Il Mondo è bello                                                                                                                                  Se lo ami                                                                                                                                            Se lo guardi                                                                                                                                          Se lo proteggi                                                                                                                                      Se lo curi                                                                                                                                              Se lo difendi

In questo bellissimo parco animato da tanti bambini ho scelto di creare un opera gioiosa e colorata: erba, sole, cielo, foglie, voli di farfalle.

Ma oltre l’apparenza  il significato è chiaro: Il mondo è bello ma il suo ambiente va difeso.           Per affermare questo concetto  mi sono ispirato alle parole di un poeta belga, Norge:                      “Le monde est beau si tu l’aimes”.

Michel Patrin 

L’Artista

Michel Patrin

Nasce a Parigi nel 1953. Si trasferisce a Roma nel 1979 dove inizia la sua attività professionale di architetto.

Da sempre si dedica alla creazione di disegni, dipinti ed opere con tecniche e materiali diversi.

Fonda nel 1983 con Laura Belforti la Vetrocreare, azienda di vetrate artistiche, riceve negli anni numerosi riconoscimenti  realizzando più di 2.000 opere in Italia e nel mondo.

Ha partecipato a numerose mostre sia personali che collettive ed è attualmente presidente dell’associazione culturale “Associazione Arte altra”

Il percorso professionale e artistico di Michel è caratterizzato dalla sperimentazione di nuovi mezzi espressivi e da una osmosi creativa tra i diversi ambiti di applicazione del suo operare, un percorso tuttora in divenire, attento ai mutamenti e alle lacerazioni della società contemporanea ma totalmente autonomo da mode e tendenze.

michel.patrin@gmail.com  –  www.michelpatrin.it  – +39 3398001113

www.vetrocreare.com  – www.facebook.com/michel.patrin

 

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Titolo panchina: Mondi condivisi

Parco di Via Carlo Felice

 

Con la mia opera dal titolo “Mondi condivisi” ho affrontato il tema dell’immigrazione. Mi piaceva l’idea di inserire un paesaggio urbano insolito in un contesto fortemente caratterizzato dal barocco e dalle vestigia  romane.

Infatti, la panchina da me dipinta si trova in un parco che congiunge idealmente, ma anche visivamente, la Basilica di San Giovanni in Laterano con quella di Santa Croce in Gerusalemme, collegate dalle mura Aureliane.

La panchina chiude, idealmente, un quadrilatero sul cui  lato corto ho voluto realizzare  una costruzione fantastica che potrebbe essere una Moschea o una Sinagoga. Si crea così un ideale passaggio dalla classicità rappresentata dalle mura aureliane alle tre grandi religioni monoteiste.

In qualche modo ho tentato di ricreare quell’accoglienza e quella pluralità di genti e religioni che caratterizzava la Roma antica, dove tutti erano liberi di professare il proprio credo, cittadini romani  senza distinzione di nascita o di colore della pelle.

Ho pensato che la possibilità di sedersi accanto a delle immagini che evocano mondi lontani in questo contesto fortemente familiare, ci dà la possibilità di avvicinarci all’altro, allo straniero, come persona.

La conoscenza culturale e sociale dell’altro induce pacifica convivenza.

La spiritualità derivante dalle grandiose Basiliche in lontananza viene assorbita dal dipinto, che evoca architetture antiche, diverse, immerse nella memoria della storia.

La bellezza della posizione, la particolarità del luogo, l’esposizione alle intemperie e all’uso rende la panchina un oggetto dal sapore particolare: espressione della precarietà dell’oggi in dialogo con la solidità materiale e temporale delle vestigia dell’antichità.

L’Artista

Metello Iacobini

Nato nel 1955 a Roma dove è sempre vissuto. Medico Pediatra presso il Policlinico Umberto I e Professore Universitario presso l’Università “La Sapienza” di Roma. E’ sposato ed ha tre figli. Autodidatta, ha sempre dipinto nonostante la sua professione così impegnativa. Presidente dell’O.A.S.I. Pediatrica associazione di volontariato e ambulatorio gratuito che si occupa dell’assistenza sanitaria dei bambini migranti a Roma. Ha lavorato come pediatra presso l’isola di Socotra nello Yemen per conto dell’UNDP, dalla quale esperienza ha tratto spesso ispirazione. Ha partecipato a numerose mostre sia in Italia che all’estero sia personali (STUDIO ARTECULTURARCHITETTURA di Via di Montegiordano Roma – 2014) che collettive (Babilonia, Il parco si mostra, Feedingart, A misura di…, , Officina dell’arte, Il mercato si veste di nuovo, all’interno della manifestazione di TolfArte). Vincitore nelle edizioni 2013 e 2015 e menzione d’onore nelle edizioni del 2016 e del 2018 del concorso “Arte in luce” ( Fondazione Sapienza, Museo di Arte Contemporanea   “La Sapienza” Roma). Ha partecipato nel 2016 alla ”Contaminazioni Artistiche – Artistic Contaminations” svoltasi a Roma, Tolfa, Oslo e Nesodden (Norvegia). Ha partecipato alla Mostra Collettiva “Corporate Art” (13 e 14 gennaio 2017 Galleria d’Arte “Incinque Open Art Monti”, Via Madonna dei Monti 69 Roma). Selezionato per la IX edizione (2017) del Concorso “Il volo di Pegaso” (Istituto Superiore di Sanità e il Centro Nazionale Malattie Rare con il patrocinio MatEr-Movie, Art, Technologies & Research” e del Ministero dei Beni e della Attività Culturali MIBACT). Ha esposto nella collettiva sul 1968 “50 anni fa nello stato dell’arte contemporanea” presso il salone di rappresentanza dell’Ospedale Nuovo Regina Margherita  (Roma  7-20 marzo 2018) e  presso l’Aula Consigliare del comune di Tolfa (21 aprile – 23 maggio 2018). Ha partecipato con una sua opera al progetto “FA RE ARTE” nell’ambito dell’ “International Jazz Day “presso l’Hotel La Griffe Roma (30 aprile 2018). Maremmarte, Arte in luce, castello di santa severa, tolfa museo archeologico, tolfarte. Nel 2020 ha partecipato al contest #DomanInArte presso la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale ed al progetto “Io e l’altro” per una panchina d’artista patrocinata e promossa dal I municipio di Roma. E’ autore di diverse sculture in bronzo e in resina poliuretanica.

 

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Titolo panchina: Pace fra teli

Giardino Pertica, Testaccio

 

I colori dell’arcobaleno sono disposti come un’ equalizzatore orizzontale.

I tratti sono in parte incisi ed in parte dipinti a rappresentare la pace che è stata acquisita e quella che sarà.

 

L’Artista

       Florian Heymann Guglielmi

Nasce in Francia nel 82. Ha la fortuna di vivere a Roma alla tenera età di 9 anni.

Torna in Francia quando ne ha 14. Non appena finisce il suo percorso scolastico si trasferisce nuovamente a Roma dove decide di rimanere. Lì si sente adottato e perfettamente a casa sua. Scarabocchia sin da piccolo su qualsiasi cosa.

Questo scarabocchiare diventa presto una scrittura propria.

Le sue opere sono come delle favole dove il punto cruciale è la lettura multipla e la voglia di decifrarle.

 

 

 

 

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Titolo panchina: In sicurezza sempre

Giardino di Vicolo del Cedro

 

Nonostante l’enorme avanzamento tecnologico che oggi abbiamo raggiunto le cronache dei giornali purtroppo ci riportano ancora di tanti, troppi casi di incidenti sul lavoro, molto spesso dovuti alla mancanza della messa in sicurezza per un’incuria da parte delle aziende o per trascuratezza da parte dei lavoratori. Con questo intervento pittorico si è voluta mettere in evidenza la necessità dell’uso delle misure di sicurezza che devono essere applicate nelle situazioni di lavoro che lo richiedono, per evitare gravi conseguenze.

E’ stata scelta per l’immagine una figura che lavora assicurata dalle funi, che indossa l’elmetto e ha l’equipaggiamento necessario per non correre rischi.

Realizzato con colori acrilici e vernice finale.

L’Artista

Marzia Gandini

Il centro della mia ricerca è sempre stata un’indagine sulla dimensione umana che rappresento attraverso figure collocate in ambienti urbani o in spazi diradati. Le mie opere nascono da immagini che mi colpiscono e che poi realizzo su tela o plasmo in creta. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma ho vissuto molti anni tra l’Europa e gli Stati Uniti e attualmente risiedo in Italia.

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Titolo della panchina; Rosa Shocking

Un fondo rosa come simbolo del femminile. Due mani che si aggrappano alla prima stecca della panchina come segno di opposizione alla violenza.

L’Artista

Giovanna Gandini

Giovanna Gandini vive e lavora a Roma. Studi: Accademia di Moda e Costume di Roma, Istituto di grafica ‘Tracce’, Roma. Ha lavorato negli Stati Uniti e in Brasile.

E’ stata socio fondatore e presidente del Gruppo 12, associazione culturale che dal 1986 al 2006 ha svolto un’attività artistica orientata alla problematica del rapporto uomo/città.

Attenta osservatrice degli spazi urbani, ha cercato con le sue composizioni di recuperare, riportandoli alla memoria, valori simbolici e di identità con il territorio che le nostre città stanno perdendo. L’uso di specchi compare in molte recenti opere. La sua sensibilità si manifesta attraverso questi corpi che da sempre nella simbologia hanno rappresentato la nostra anima.

Dopo aver fatto parte dell’Associazione Culturale ‘Arte per’ nel periodo 2006-2014, attualmente è attiva come socio fondatore nell’Associazione Culturale ‘Arte Altra’.

Documentazione bibliografica presso il Museo di Arte Contemporanea MACRO. Le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche, tra cui il CSAC di Parma e la Galleria d’Arte Moderna di Via Crispi, Roma.

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Titolo panchina: A chi troppo e a chi niente

Giardino Via Pomponazzi

Come tutti ben sappiamo, la fame è la più evidente e intollerabile conseguenza dell’ingiustizia e della disparità di condizioni di vita tra una grandissima maggioranza che fa fatica anche solo a sopravvivere ed una ristrettissima minoranza di uomini che letteralmente “si stanno mangiando il mondo”. È questo che viene illustrato dalla panchina: un pianeta aggredito e morso.

 

L’Artista

Marco Delli Veneri

È nato a Napoli dove è cresciuto ed ha studiato. Vive e lavora a Roma dal 2001. È coinvolto, come architetto e designer, in un più che trentennale impegno di studio e ricerca sui temi della forma, della percezione e della comunicazione visiva che lo hanno portato alla sperimentazione anche nel campo dell’arte.