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gunter demnig

13 gennaio 2020 –  Partecipo alla posa delle pietre d’inciampo ormai da molti anni ed è sempre un momento molto emozionante.
L’inciampo non è solo un inciampo fisico ma mentale, spinge i passanti a interrogarsi e a chiedersi quanto sia accaduto in quel posto, in quel determinato giorno. Questo inciampo ha un nome e un cognome, ha una data di nascita e purtroppo una di morte. Un inciampo che costringe a immedesimarsi. È una testimonianza di come sia necessario intrecciare continuamente presente e passato, per non dimenticare e per fare sì che un tale orrore non si ripeta mai più.

 


Dal 1995, anno in cui i primi Stolpersteine sono stati installati a Colonia, a oggi questa straordinaria mappa della memoria europea si è ampliata fino a comprendere oltre 60.000 pietre.
Questa mattina aggiungiamo nuove pietre, dedicate a intere famiglie, di Segni, Pavoncello, Di Veroli e tante altre. Giuditta e Cesare Pavoncello erano due bimbi di sei e un anno. Un brivido solo pensarlo. Molte pietre sono sul nostro territorio. Tutte testimoniano una ferita collettiva, le atrocità nazifasciste, il razzismo, la violenza. Qualcosa di dissonante nel grigio dei marciapiedi, un luccichio che ti attrae e ti trafigge poi con la sua realtà.
La memoria, quando fa male, può essere insopportabile, soprattutto per chi nega ciò che è stato. Sono state rubate e divelte, a Monti, l’anno scorso, le 19 pietre a via Madonna dei Monti 82, realizzate dall’artista Gunter Demnig, in memoria delle famiglie ebree Di Castro e Di Consiglio, deportate nei campi di sterminio alla furia nazista.
La più piccola, Giuliana Colomba di Castro, aveva solo 3 anni. Le abbiamo riposizionate, non smetteremo mai di farlo. Perché quando qualcuno ‘inciampa’ in queste pietre è costretto a fermarsi. Questo vuol dire che all’interno della nostra vita quotidiana ci soffermiamo a pensare. Incrociamo un monito, per tutti, per noi e per le future generazioni.

È importante che la memoria non venga esercitata solo in alcuni momenti o commemorazioni ma tutti i giorni, camminando tra le strade dei rioni della nostra città. Penso alla posa della targa dedicata a Elio Toaff, pochi mesi fa, che rende il giusto riconoscimento a un grande uomo del dialogo.
Dialogo e pace, strumenti per contrastare violenza e odio.

Attraverso queste pietre, questa targa, questi momenti la memoria si rinnova, Roma torna a ricordare e dimostra che non abbandonerà mai la memoria di ciò che è stato.
Grazie ai ragazzi della scuola Regina Margherita e al loro maestro Marco Valabrega, che hanno cantato per tutti noi, ai ragazzi delle scuole che sono intervenuti e soprattutto alle loro insegnanti, che li educano a ricordare.

elenco delle Pietre d’Inciampo della XI^ edizione