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L’emergenza #Covid19 ne sta facendo esplodere di nuove e rischia di esacerbare le vecchie.
Tra queste il diritto alla casa che amo di più declinare come diritto all’abitare.
Eppure sono convinta che su questo tema la crisi, se governata dalla Politica, possa offrire anche occasioni per rimediare a errori passati. Da interventi per una nuova residenzialità del centro storico (su cui tornerò nei prossimi giorni con una riflessione ad hoc) a quelli di rigenerazione urbana, finalizzati alla ricucitura di pezzi di città ma soprattutto di relazioni sociali, le occasioni ci saranno. A noi coglierle. Ho scritto una riflessione a tal proposito sull’ Huffington Post.

I dati su Roma ci parlano di circa 40 mila persone che a vario titolo sono alla ricerca di un’abitazione

Una delle grandi emergenze di Roma, ben prima che arrivasse Covid19, è da tempo quella legata alla casa, o meglio all’abitare. Se negli anni ’60 e ’70 il problema fu la mancanza di abitazioni negli ultimi 30 anni, a seguito dell’abbandono di politiche specifiche su questo tema, la crisi si è spostata maggiormente sulla sostenibilità economica, per molte famiglie, di far fronte al costo degli affitti.

Se in passato questo tema ha riguardato la stragrande maggioranza delle famiglie, dagli anni ’80 in poi, nel momento in cui il numero dei proprietari di case (o meglio di possessori di mutuo per l’acquisto della casa) ha superato coloro che erano in affitto, è diventato, anche nel dibattito pubblico, marginale.
Eppure, i dati su Roma ci parlano di circa 40 mila persone che a vario titolo sono alla ricerca di un’abitazione.

L’anno scorso 17.000 persone in povertà estrema che si sono rivolte alla sala operativa sociale di Roma Capitale. 4.000 sono i migranti sotto protezione internazionale che si sono rivolti a uffici immigrazione. Circa 12.000 persone vivono in 75/80 stabili occupati. 4.500 nei campi rom. Rispetto alle case popolari il cui bando risale al 2012, attualmente sono circa 13.000 le famiglie in graduatoria per una casa popolare e oltre 7.000 hanno visto respingere le domande anche per vizi di forma.

Le criticità di Roma le ritroviamo simili (in forma più o meno acuta) anche nelle altre grandi città metropolitane di Milano, Napoli e Torino. Roma, in questo accomunata alle altre grandi città d’arte, ha subito un processo di gentrificazione negli anni ’80 e ’90 e di desertificazione a causa della destinazione degli immobili ai fini turistici, dagli anni 2000 in poi. Il continuo aumento del prezzo delle abitazioni e degli affitti ha determinato una fuga forzata di centinaia di migliaia di persone verso le periferie e verso i paesi della cintura metropolitana.

Dico forzata perché uscire dalla città non è stata una scelta di vita visto che, nella stragrande maggioranza dei casi, le persone hanno mantenuto lavori, affetti e relazioni nella città consolidata. Nell’arco di 40 anni la città è passata da 2,2 a 1,5 milioni di residenti, perdendo oltre 700mila abitanti, in gran parte persone in età lavorativa che hanno visto allungare il percorso e i tempi degli spostamenti quotidiani, visto che le strutture produttive sono rimaste in gran parte prossime al centro. Questa migrazione silenziosa ha coinvolto soprattutto giovani single, sia italiani che stranieri, e famiglie di nuova formazione con figli in tenera età.

Oltre a consumo di suolo questo modello abitativo ha prodotto e continua a produrre rilevanti costi collettivi a livello ambientale:

1) Inquinamento atmosferico.
2) Consumo energetico.
3) Problemi di salute pubblica (alta incidentalità).
4) Alti costi per la fornitura di servizi pubblici locali.

Dopo la crisi del 2008, questo esodo è rallentato e i dati ci dicono che alcuni nuclei familiari sono tornati ad abitare la città consolidata. La domanda da porsi oggi è come far sì che la crisi legata al Covid 19 possa essere un’occasione per continuare questa tendenza favorevole piuttosto che l’ennesima crisi che rischi di accrescere le disuguaglianze.

Dico che basta sfogliare un qualsiasi motore di ricerca immobiliare in queste settimane per notare che è in corso un fenomeno tutto nuovo. Decine di appartamenti, prima destinati a case vacanze (facilmente riconoscibili per il tipo e la cura delle ristrutturazioni) sono stati messi sul mercato degli affitti residenziali.

Questo perché la crisi del turismo internazionale, ma anche nazionale, ha segnato una frenata tale da far propendere molti proprietari a offrire affitti a scopo residenziale piuttosto che turistico. Questa la sfida da giocare oggi. Non lasciare che sia solo il mercato a regolare questa nuova fase ma chiedere un intervento specifico del governo per favorire una nuova residenzialità dei nostri centri storici attraverso sgravi per i proprietari chi decidessero di affittare per lunghi periodi, destinando la cedolare secca ai soli affitti residenziali.

È chiaro che questo tipo di mercato può interessare soprattutto i ceti medi, famiglie con redditi fissi non così alti da poter oggi abitare il centro storico ma che invece, proprio per la certezza del loro reddito, possono essere garanzia per i proprietari in una fase di grande incertezza come questa.

Rispetto invece ai settori più marginali gli interventi sono più complessi e devono riguardare fondamentalmente l’ampliamento dell’offerta dell’accoglienza pubblica in zone centrali e semi centrali con progetti di rigenerazione di aree dismesse e/o inutilizzate centrali o semicentrali anche attraverso il frazionamento degli appartamenti di grande metratura. Parlo di rigenerazione perché non basta una casa purché sia ma bisogna garantire che questa sia dignitosa. Perché anche l’operaio vuole il figlio dottore, vuole decoro e dignità.

Una rigenerazione urbana che sia un progetto di ricucitura tra diversi elementi costitutivi della realtà urbana e che sappia ricostruire comunità laddove oggi ci sono “vite di scarto” prendendo a prestito il titolo di un noto libro di Bauman.
La rigenerazione urbana può essere l’occasione per risolvere problemi come l’assenza di identità di un quartiere, la totale mancanza di spazi pubblici e la realizzazione di aree verdi vivibili. Elementi senza i quali una persona può anche possedere una casa senza abitare un luogo.

La riqualificazione degli spazi pubblici, incidendo sulla qualità della vita degli abitanti e sul loro senso di appartenenza a quei luoghi può, infatti, costituire un fattore decisivo nella riduzione delle disparità tra quartieri ricchi e poveri, contribuendo a promuovere una maggiore coesione sociale. La riconversione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico è un’altra leva da agire.

Si valuta in oltre 400 miliardi di euro il valore degli immobili posseduti dallo Stato e dagli altri enti locali. Si tratta di più del 20 per cento del nostro Pil spesso mal gestito. Beni situati in ambiti strategici, che alla collettività non forniscono più né ricchezza né utilità ma che, se adeguatamente valorizzati e gestiti, potrebbero produrre grandi benefici, sia economici che sociali. Dobbiamo intervenire nel vivo di questa crisi per intervenire profondamente sull’emergenza casa affinché dal concetto di possesso di una casa si vada verso quello di abitare un luogo.

 

HUFFINGTON POST

20 marzo – Questa mattina ho fatto un breve giro in Municipio per verificare il funzionamento dei nostri servizi municipali e salutare e ringraziare (a debita distanza) le nostre dipendenti e i nostri dipendenti impegnati nei servizi al pubblico cosiddetti “insopprimibili”. Lo sforzo che stiamo facendo, e stanno facendo soprattutto loro, non significa però che si possa derogare alle indicazioni sul divieto di spostamenti se non per i casi di estrema necessità indicati dal Decreto. Dico questo perché ancora troppi sono i cittadini che raggiungono i nostri uffici mettendo a rischio la loro sicurezza e quella dei nostri dipendenti. Ricordo a tutte e tutti che la quasi totalità dei servizi è usufruibile on line e che rispetto ai servizi anagrafici, con il decreto Cura Italia del 17 marzo con l’art 104, è stata prorogata al 31 agosto 2020 la validità dei documenti di riconoscimento scaduti o in scadenza successivamente alla data di entrata in vigore del Decreto stesso. Insomma non c’è bisogno di uscire in queste settimane per rinnovare i documenti. E’ una questione di rispetto. Verso voi stessi e verso le lavoratrici e i lavoratori del servizio pubblico che, come i nostri medici, infermieri e altri impegnati nei trasporti e nel commercio, se da un lato hanno il dovere di garantire i servizi, dall’altro hanno anche il diritto, soprattutto in questo momento, di evitare per quanto possibile, occasioni di contagio. Questa possibilità, in questo momento è nelle vostre mani. Nei vostri comportamenti individuali. Gliela potete garantire solo voi. Rimanendo a casa. Controllate su sito primomunicipioroma.com tutte le possibilità a disposizione. Grazie #rimaniacasa che il #primomuncipiovienedate #tuttoandràbene #covid19

ALFONSI: MUNICIPIO I A FIANCO DEI LAVORATORI IN SCIOPERO

24 ottobre – ROMA. – “Domani 25 ottobre, saro’ in piazza accanto alle lavoratrici e ai lavoratori per lo sciopero generale indetto dalle organizzazioni sindacali”. Lo dichiara Sabrina Alfonsi, la Presidente del Municipio I in una nota stampa. “Insieme a tutta la Giunta del Municipio- aggiunge nella nota Alfonsi- offriremo il nostro sostegno ai dipendenti delle aziende partecipate che protestano contro la gestione schizofrenica di una sindaca arrogante, che mentre a parole afferma di essere aperta al dialogo, nei fatti dimostra il contrario, con liquidazioni e licenziamenti decisi in maniera unilaterale e con una politica che sta mettendo in ginocchio aziende che rappresentano una risorsa strategica per Roma. Una modalita’ di ostinata chiusura al confronto che, come amministratori dei territori, abbiamo vissuto sulla nostra pelle ogni giorno, in questi tre lunghi anni di amministrazione a 5 Stelle, sui tanti temi che riguardano il governo di questa citta’. Ma ormai i lavoratori lo hanno capito, come la maggior parte dei romani, e con questa mobilitazione iniziano dire basta. Noi siamo con loro”.  (Comunicato Agenzia Dire)

 

 

11 ottobre – Al WEGIL i giovani e il lavoro sono al centro del Cantiere Insieme Generiamo Lavoro Roma. Grazie ad ACLI di Roma aps e a Lidia Borzì, alla Diocesi di Roma pastorale lavoro, alla Regione Lazio e a tutti gli enti coinvolti. Scuola e rete sono le parole d’ordine per avvicinare i giovani al lavoro: lavoro è dignità, è futuro, per le persone e per il paese, è affermazione dei propri desideri e aspirazioni. La politica deve mettere al centro questo tema, che è il fulcro dello sviluppo del paese, ma soprattutto è il cardine dell’autodeterminazione, dell’autonomia di ogni persona, nella nostra città e in tutto il paese.

Riflessioni sulle politiche per il lavoro

Approfondimenti:

GeneriAMO LavORO – Intervento di Sabrina Alfonsi

Riflessioni sulle Politiche per il Lavoro

16 settembre – Questa mattina, presso l’Istituto Bonghi all’Esquilino, , in occasione della riapertura dell’anno scolastico nella nostra città, abbiamo inaugurato una nuova sezione “ponte” da 20 posti ricavata grazie ai lavori di ristrutturazione della vecchia dimora dell’ex custode. Le sezioni “ponte” offrono alle bambine e ai bambini, in età compresa tra i 24 e i 36 mesi, l’opportunità di sviluppare al meglio sia le competenze cognitive che quelle affettive facilitando, grazie alla contemporanea presenza delle caratteristiche del Nido che della Scuola dell’Infanzia, il graduale inserimento nel mondo della scuola..

Sono orgogliosa del lavoro che stiamo facendo, anche grazie alla collaborazione dei nostri Uffici, che ringrazio per la professionalità e lo spirito di servizio che mettono nel loro lavoro. Questo nuovo spazio educativo rappresenta un altro passo – piccolo ma significativo – per andare incontro ai bisogni delle famiglie, che si scontrano quotidianamente da un lato con l’insufficienza dei posti messi a bando nei nidi pubblici e nelle scuole dell’infanzia e con l’alto costo dei servizi scolastici privati; dall’altro, sul fronte del lavoro, con la scarsa o inesistente flessibilità oraria, le pochissime opportunità di telelavoro e smart working, con gli orari della scuola incompatibili con i tempi del lavoro. Come Municipio, fin dall’inizio del nostro mandato abbiamo scelto di investire nelle politiche educative e scolastiche dando priorità ai bambini. Le nuove misure da inserire nella prossima legge di Bilancio dello Stato in tema di aumento dell’offerta degli asili nido e di sostegno alle famiglie, anticipate di recente dalla nuova Ministra alla Famiglia Bonetti le stiamo aspettando da tempo: rappresenterebbero un grandissimo salto di qualità Per il nostro Paese.

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Montag, 16. September 2019

 

14 giugno – Lavoro, lavoro, lavoro. Parità di stipendio e di ruolo. Conciliazione. Tutela della maternità e dei diritti civili. Questi i temi che vogliamo vedere al centro delle politiche nazionali: ecco gli obiettivi della conferenza nazionale delle donne democratiche, un luogo aperto a tutti, perchè discutere di donne vuol dire toccare un tema che investe la comunità, le famiglie, i singoli, tutti. In un momento storico in cui i diritti che sembravano acquisiti sono messi quotidianamente in discussione, dal divorzio all’aborto, noi ci siamo e siamo pronte a lottare per i diritti di tutte e tutti.#donnedemocratiche

“Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.”
(Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1948)

Buon primo maggio a tutte e tutti. A chi il lavoro ce l’ha e a chi no.

 

 

1 MARZO – Con Paolo Gentiloni abbiamo visitato lo spazio di coworking di Talent Garden a Viale Mazzini. Capacità, talento, creatività, internazionalizzazione. Promuovere il fare impresa creando competenze nuove e innovazione, anche attraverso percorsi di alternanza scuola lavoro che avvicinano i giovani al lavoro del futuro. Tutto questo è l’ecosistema Talent Garden, con cui cominceremo presto a collaborare.