11 Dicembre, 2019
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memoria

31 Ottobre – La via intitolata a Elio Toaff inaugurata oggi, rende il giusto riconoscimento a un grande uomo del dialogo.

Sul versante religioso, a partire dallo storico abbraccio con Papa Giovanni Paolo II il 13 aprile del 1986 che non a caso lo ricordò nel suo testamento, e quello tra le varie anime dell’opposizione al nazifascismo, con la grande amicizia che lo legava a Massimo Rendina.
Seppe ridare orgoglio a una comunità travolta dalla razzia nazista del 16 ottobre 1943, dalle Fosse Ardeatine e dalla povertà.
Seppe tenere insieme la sua gente nei momenti di divisione e negli attimi più drammatici, come il 9 ottobre 1982, quando un commando palestinese sparò e lanciò bombe sulla folla, uccidendo il piccolo Stefano Gaj Taché e ferendo decine di persone.
Un impegno, quello di partigiano, che lo spinse insieme all’allora Sindaco Rutelli a voler ricordare, apponendo la targa che si trova dentro il palazzo del Campidoglio, i dipendenti comunali vittime della violenza nazifascista.
Dialogo e pace per contrastare violenza e odio.
Per questo avrebbe appoggiato con entusiasmo la proposta di Liliana Segre approvata ieri in Senato per l’istituzione di una commissione straordinaria per il contrasto all’odio, al razzismo e all’antisemitismo.
Oggi Roma torna a ricordare, dopo che il 25 aprile del 2015 a lui e a Rendina il Sindaco Marino dedicò una festa in Piazza del Campidoglio, una figura con una straordinaria apertura mentale.
Un ricordo che si aggiunge alle pietre d’inciampo. Perché la memoria deve abitare i luoghi per abitare noi stessi.
Quando gli domandarono perché non si era mai trasferito in Israele, rispose con un monito consegnatoli da suo padre: un rabbino non abbandona la sua comunità.
Oggi questa comunità, anche grazie a questa targa, dimostra che non abbandonerà mai il suo ricordo.

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Donnerstag, 31. Oktober 2019

 

 

16 ottobre – Alle 5.30 del mattino del 16 ottobre 1943, trecento soldati tedeschi, provvisti di elenchi con nomi e indirizzi, iniziarono una caccia violenta e spietata contro gli appartenenti alla Comunita’ ebraica romana. Piu’ di mille persone furono caricate a forza sui camion e destinati verso un futuro di sofferenza, umiliazioni, privazioni e morte. Dei soli diciassette deportati che riuscirono a sopravvivere, c’era una sola donna e nessun bambino. La deportazione degli ebrei fu l’ennesimo ignobile atto concepito dalla spietata regia nazifascista. Segno’ uno dei punti di non ritorno nella fase di vessazioni e persecuzioni degli ebrei italiani iniziata nel settembre del 1938 con la scellerata promulgazione delle leggi razziali. Il ricordo di quanto accadde deve rafforzare in noi l’esigenza di ribadire tutte le colpevoli connivenze e di diffondere la verita’ storica contro le tentazioni negazioniste che pure, periodicamente, vorrebbero ritrattarla o anche solo ridimensionaRla. L’impegno di tutti resta, ancora oggi, quello di non abbassare mai la guardia; di vigilare affinche’ non riaffiorino, in nuove forme, gli spettri del razzismo e dell’antisemitismo; di non lasciare mai spazi ad un’ideologia che neghi i diritti dell’uomo; di coltivare, sempre, ovunque e ad ogni costo, le ragioni della solidarieta’, della giustizia e della democrazia.

23 maggio – “Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”.
27 anni senza Giovanni #Falcone, Francesca #Morvillo, Vito #Schifani, Rocco#Dicillo, Antonio #Montinaro.

6 Febbraio  –  L’artista friulano Aurelio Mistruzzi e sua moglie Melania Jaiteles nell’ottobre del 1943 nascosero, nella loro abitazione di Via Carso, una bambina ebrea perseguitata dalle leggi razziali: Lea Polgar di 10 anni. Fu così che le salvarono la vita. Questa mattina, insieme alla Sindaca e alla presenza della figlia e della stessa Lea, abbiamo inaugurato una targa davanti a quella che fu la loro abitazione. Un altro inciampo nel nostro municipio per far vivere anche nella nostra città la memoria di due persone, Aurelio e Melania che lo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah, ha nominato giusti tra le nazioni già dal 2007. #memoria #primomunicipio #shoah

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Mittwoch, 6. Februar 2019

 

25 Gennaio – “Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco, né mostruoso”. Così scrive Hannah Arendt. La giornata della memoria serve a questo. A ricordare, soprattutto ai più giovani, quello che l’uomo è stato in grado di fare e quindi potrebbe rifare. Questa mattina, insieme al Ministro Bussetti abbiamo partecipato alle iniziative promosse, tramite il progetto “Scuole della memoria” dall’istituto comprensivo “Regina Elena”, affinché l’orrore non torni mai più.Nel pomeriggio, le protagoniste e i protagonisti sono stati i ragazzi delle nostre scuole. Alle ore 17.00, presso l’Aula Magna  del Liceo Caetani, oltre all’esibizione delle orchestre delle scuole medie Belli e Virgilio, con un repertorio di musiche Yiddish, abbiamo condiviso con grande emozione le testimonianze di alcuni nostri liceali che hanno partecipato al viaggio della memoria in Polonia. E’ stato proiettato inoltre il filmato dedicato a Piera Fiorentini, ex alunna del Caetani morta ad Auschwitz realizzato dagli stessi studenti del Caetani e il filmato “Prati di Memoria” frutto di un progetto della scuola media Belli”

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Freitag, 25. Januar 2019

 

Roma 3 ottobre  – Il 3 ottobre 2013, 368 persone, bambine e bambini, donne e uomini, persero la vita in un naufragio a largo di Lampedusa.
Oggi si celebra la terza Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, istituita a seguito di quella tragedia per ricordare e commemorare tutte le vittime delle migrazioni e promuovere iniziative di sensibilizzazione e solidarietà.
Questa mattina ho partecipato al ricordo promosso dal centro Astalli nei giardini di piazza Bernini, dove da 30 anni gestiscono un centro per richiedenti asilo e rifugiati in un edificio che fa parte del complesso della Parrocchia di San Saba. Qui hanno deciso di piantare un albero di lauro in memoria di tutte le vittime. Che continuano ad aumentare, nel silenzio assordante imposto dal nuovo governo.  Anche se nessuno ne parla, infatti, quasi 1000 persone sono morte o disperse nel Mediterraneo negli ultimi 4 mesi e nel solo mese di settembre il 20% di coloro che sono partiti.
Una vergogna senza fine. #primomunicipio

Corriere.it

 

6 luglio 2018 – Carlo Macro era un ragazzo romano, un giovane con la passione per la musica, che la notte del 17 febbraio del 2014 venne ucciso al Gianicolo da un clochard. Ero da pochi mesi Presidente del Municipio, e ricordo che quel fatto mi colpì’ moltissimo per la banalità delle motivazioni che avevano portato a quella tragedia ed anche per il senso di frustrazione che ho provato, dato che stavamo lavorando per rimuovere le roulotte sparse in giro per il Centro Storico nelle quali trovavano rifugio le persone che vivono in strada e quella parcheggiata al Gianicolo – dalla quale era uscito l’assassino di Carlo, disturbato dal volume della musica proveniente dalla macchina ferma di Carlo e del fratello, era una delle ultime rimaste ancora in strada.

Dopo qualche mese dalla morte di Carlo, a novembre, il Sindaco Marino volle piantare un albero – un mandorlo – a Piazza San Pietro in Vincoli, proprio di fronte alla casa dove Carlo viveva con il fratello Francesco e la madre Giuliana.Un momento di grande commozione.

In questi anni abbiamo cercato di essere vicini a Giuliana anche umanamente, non solo come istituzione. Sotto quell’albero abbiamo fatto installare una fontanella, per aiutare chi se ne prendeva cura ad innaffiarlo e farlo crescere. Da poche settimane poi, abbiamo aggiunto due panchine in pietra. Oggi infine, con un’altra piccola cerimonia, durante la quale ci ha accompagnati la musica suonata dalla Banda dei Vigili Urbani, abbiamo scoperto una targa per dedicare a Carlo questo piccolo salotto all’aperto, che siamo sicuri gli sarebbe piaciuto. Dove ci potrà fermare per dissetarsi, riposare un poco e magari anche riflettere.

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Freitag, 6. Juli 2018

 

 

Nell’ambito delle oltre 100 iniziative che si svolgono a Roma per la Giornata della Memoria, il Primo Municipio ha organizzato due eventi.

Il primo è “L’Ultima Soglia” una mostra fotografica realizzata da Luigi Feliziani con il patrocinio della Comunità ebraica e dell’ANED.  Il tema è la deportazione nazista del 1943 a Roma, quando migliaia di cittadini romani, perché ebrei, perché ritenuti oppositori politici, perché militari, furono deportati nei campi di sterminio. Un dramma che riguardò migliaia di persone, uomini donne e bambini, che non deve essere dimenticato. La mostra si svolgerà dal 18 gennaio al 30 gennaio presso il Salone degli Sportelli Demografici del Primo Municipio nella sede di Via L. Petroselli, 50, e proseguirà poi – dal 6 al 16 febbraio -nella sede del Centro Giovani Municipale in Via della Penitenza 35.

 

          

Il secondo evento è il concerto “Songs from the Ghetto”, previsto per il giorno venerdì 26 gennaio alle ore 11.30 presso la Sala Benedetto XIII dell’Istituto San Gallicano, in Via di San Gallicano 25/a.

l’artista norvegese Bente Kahan – accompagnata da Marco Valabrega (viola e violino),Bruno Zoia (contrabbasso), Mohssen Kassirosafar (percussioni) –  propone un’interpretazione di canti e poesie scritte durante il periodo della persecuzione dei nazisti in Germania e nei ghetti di Vilnius, Cracovia, Varsavia e Theresienstadt. Il programma include canzoni di Mordechai Gebirtig e poesie di Ilse Weber oltre a brani originali ispirati alla tradizione Yiddishkeit.

 

L’evento è stato realizzato grazie al contributo di SORGENTE GROUP.

 

ALFONSI: SPINGONO PASSANTI A INTERROGARSI, TESTIMONIANZA PER NON DIMENTICARE

(DIRE) Roma, 9 gen. – Si e’ svolta la nona edizione di ‘Memorie d’inciampo a Roma’ con il patrocinio del Primo Municipio e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica: l’artista tedesco Gunter Demnig ha installato 11 Stolpersteine (pietre d’inciampo) in diversi municipi di Roma Capitale, di cui tre sul territorio del Primo Municipio.
Il progetto prevede l’istallazione di sampietrini con la superficie in ottone, davanti alle abitazioni di persone che sono state deportate durante la persecuzione nazista, con incise nome e cognome del deportato, data e luogo di deportazione e quando e’ nota la data della morte. Le prime due pietre sono state poste in via della Reginella 27, alle ore 10, in memoria di Virginia Piazza e di Pacifico Di Consiglio. La terza pietra e’ stata installata alle ore 10.30 in via Dei Delfini 14, in memoria di Ester Mieli. Alla cerimonia di installazione hanno partecipato anche alcuni ragazzi dell’Istituto comprensivo Regina Margherita e Ugo Foscolo che hanno eseguito due brani di tradizione ebraica.
Questo progetto prende vita nel 1995, anno in cui i primi Stolpersteine sono stati installati a Colonia; da allora questa straordinaria mappa della memoria europea si e’ ampliata fino a comprendere oltre 60.000 pietre.
“Partecipo a questo evento per il quinto anno consecutivo, ed e’ sempre un momento molto emozionante. L’inciampo non e’ solo un inciampo fisico ma mentale e spinge i passanti ad interrogarsi e a chiedersi quanto sia accaduto in quel posto, in quel determinato giorno. È una testimonianza di come sia necessario intrecciare continuamente presente e passato, per non dimenticare e per fare si’ che un tale orrore non si ripeta mai piu'”, ha dichiarato la Ppresidente del Primo Municipio, Sabrina Alfonsi.