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6 marzo – Per la Giornata dei Giusti dell’Umanità, ci ritroviamo al Civico Giusto, il n. 24 di Viale Giotto, dove Bruno Fantera e sua madre Esifile nascosero la famiglia Moscati fino alla Liberazione e la salvarono dalla barbarie nazifascista. Per questo sono ricordati tra i Giusti allo Yad Vashem.

Da diversi anni insieme alle famiglie Fantera e Moscati e a Paolo Masini con

Roma Best Practices Award, ci ritroviamo per il premio dedicato a Nonno Bruno, “Giusto tra i Giusti”, con i lavori delle nostre scuole che ogni anno ci sorprendono sempre più per la loro capacità di approfondire con disarmante semplicità e acutezza un tema profondo, quello della memoria e della Shoah.
Per questo sono felice di aver partecipato qui a San Saba alla posa della mattonella del Civico Giusto, perché penso che la memoria sia costituita da tanti tasselli e che tutti noi dobbiamo coltivarla ogni giorno, lasciando dei segni anche attraverso i luoghi, con le pietre dell ‘inciampo, le targhe, i murales e anche le mattonelle, perché ciò che è stato non accada mai più.

“Quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore”.
Liliana Segre
L’esercizio della Memoria.
“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”.
Nelle parole di Anna Frank è racchiuso il senso del Giorno della Memoria, la ricorrenza che
si celebra in gran parte del mondo, ogni anno.
Settantasei anni fa, il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz. E rivelavano al mondo, per la prima volta, la realtà del genocidio in tutto il suo orrore.
Nella “fabbrica della morte” furono uccisi almeno un milione di prigionieri: uomini, donne, bambini. Quasi tutti ebrei. Ma anche polacchi, Rom, Sinti, prigionieri di guerra sovietici, testimoni di Geova e altri nemici della Germania nazista.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre” ci ha ammonito Primo Levi.
E allora il 27 gennaio dobbiamo ricordare non solo la Shoah, ma anche le leggi razziali approvate sotto il fascismo, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, tutti gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte.
Parlando delle leggi razziali, la senatrice a vita Liliana Segre ha ricordato: “un giorno di settembre del 1938 sono diventata “l’altra”. E da quel giorno, a otto anni, non sono più potuta andare a scuola. Mio papà e i nonni e mi dissero che ero stata espulsa. Chiesi perché, mi risposero che ci sono delle nuove leggi e gli ebrei non possono fare più una serie di cose. Se qualcuno legge a fondo le leggi razziali fasciste capisce che una delle cose più crudeli è stato far sentire invisibili i bambini”.
“Ci accostiamo al tema della memoria con commozione e turbamento, con dubbi e interrogativi irrisolti . Auschwitz rappresenta “un tragico paradosso:si tratta della costruzione più disumana mai concepita dall’uomo, uomini contro l’umanità: una spaventosa fabbrica di morte”. Ricordare esprime un dovere di civiltà”.
Lo ha detto il Presidente Sergio Mattarella nel “Giorno della Memoria”. “La costruzione ha cancellato le ignominie della dittatura ma non intende dimenticarle: per questo la memoria è un fondamento della Costituzione, contro l’arbitrio e la sopraffazione. E’ un sentimento civile energico e impegnativo”.
Mai come oggi, mentre i negazionismi avanzano nel mondo, è infatti importante ricordare. Una recente ricerca Eurispes rivela che anche in Italia, in circa 15 anni, la percentuale di chi non crede all’orrore della Shoah è passata dal 2,7% al 15,6% con un 16% che sostiene che la
persecuzione sistematica degli ebrei “non ha fatto cosi’ tanti morti”.
Sono dati davvero inquietanti.
L’esercizio della Memoria sta diventando sempre più difficile, man mano che i sopravvissuti a quelle tragedie ci lasciano. Ormai ne sono rimasti pochi, pochissimi.
Sta a noi, alle istituzioni e alla nostra coscienza di cittadini liberi, fare in modo che la loro testimonianza resti sempre viva.
Sabrina Alfonsi

ALFONSI: STORICI LOCALI VIA DEI GIUBBONARI ABBANDONATI DA RAGGI

 

27 gennaio –  “Il Campidoglio, gia’ da diversi mesi, avrebbe dovuto restituire alla citta’ la storica sede di Via dei Giubbonari 38, trasformandola in casa della Resistenza romana. Ma la Sindaca, evidentemente troppo impegnata a costruire la sua nuova giunta elettorale, se lo e’ dimenticato. Adesso basta. Nel giorno della Memoria chiediamo che i locali vengano consegnati al Municipio Roma I Centro e ci penseremo noi”.

Cosi’ in un comunicato la Presidente del Municipio Roma I Centro Sabrina Alfonsi.

“Il 30 luglio 2020- spiega Alfonsi- l’Assemblea capitolina approvato con 21 voti a favore, 2 contrari e 5 astenuti la mozione n.67 che impegnava la Sindaca, tra le altre cose, ad avviare un procedimento finalizzato alla realizzazione di un punto informativo sulla resistenza romana nei locali di Via dei Giubbonari 38 in quanto luogo storicamente deputato a finalita’ politico-sociali e dedicato a Guido Rattoppatore, uno dei 61 partigiani torturati in Via Tasso e poi fucilati nell’eccidio di forte Bravetta.

Dopo piu’ di 6 mesi di questo impegno, condiviso da Anpi, Circolo Gianni Bosio e altre realta’ impegnate nel tener viva la memoria della resistenza romana, nemmeno l’ombra. Il Municipio e’ invece convinto della necessita’ di riaprire immediatamente i locali per farne un centro di documentazione anche con materiali audio/video. Per queste ragioni- conclude la Presidente Alfonsi- oggi in Giunta abbiamo approvato una direttiva che da’ mandato alla nostra Direzione Tecnica di contattare i competenti uffici del Dipartimento Patrimonio, Sviluppo e Valorizzazione per procedere a un sopralluogo volto ad avviare la presa in consegna da parte del Municipio, convinti che questo luogo, per la sua storia, sia una patrimonio che va riconsegnato al piu’ presto alla citta”. (Comunicati/Dire)

26 ottobre – Il premio “Nonno Bruno, il Giusto di San Saba” è dedicato a Bruno Fantera, che durante l’occupazione nazifascista di Roma salvò tante vite, mettendo a rischio la sua ma compiendo un gesto meraviglioso, che ha fatto sì che oggi tante persone siano vive e siano nate. Abbiamo chiesto ai bambini delle scuole del Municipio cosa sia per loro ricordare, cosa siano la giustizia, la lotta alle disuguaglianze. Hanno risposto con dei lavori bellissimi ed emozionanti. Li abbiamo premiati oggi, con grande emozione, consegnando loro le piastrelle dello scultore Tonino Della Pietra. Voglio ringraziare Paolo Masini e il Museo della Shoah, e soprattutto Fabrizio Fantera, figlio di Bruno, che con dedizione e passione continua a raccontare la storia di suo padre, perché la memoria di ciò che è stato e il coraggio di chi ha lottato per la libertà sia sempre nei gesti e nei cuori di tutti noi. Avremmo dovuto vederci il 25 aprile per assegnare questo premio. Non è stato possibile ma recuperiamo oggi. La memoria è uno dei fulcri su cui ruotano le attività del nostro municipio. Dopo le pietre d’inciampo, desideriamo che anche questo appuntamento sia un’altra occasione per ricordare il periodo più buio della nostra storia affinché non accada mai più. #primomunicipio #noiandiamoavanti

 

23 Ottobre – Un abete, ancora piccolo ma che crescera’ forte e alto, proprio davanti a una delle sedi del Tribunale di Roma, in via Lepanto. E una targa, con la scritta “Stefano Cucchi, ragazzo. Dignita’, giustizia, diritti”. Questo il modo con cui il I Municipio ha voluto ricordare Stefano Cucchi, nell’undicesimo anniversario della sua morte, avvenuta il 22 ottobre del 2009. L’albero e’ stato messo a dimora dalla sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, e dalla Presidente del Primo Municipio, Sabrina Alfonsi, con una breve cerimonia. nell’ambito delle iniziativa “VI Memorial Stefano Cucchi”. Insieme a loro, rappresentanti dei comitati di quartiere, esponenti della camera penale del tribunale di Roma e il comitato promotore dell’iniziativa.

“E’ stato un momento emozionante- ha detto Ilaria Cucchi- la nostra e’ stata per anni una battaglia di civilta’ che ci vedeva da soli. Ora e’ diventata una cosa enorme, che scalda il cuore. E quello che abbiamo fatto anche oggi ne e’ la dimostrazione. Non siamo piu’ soli. E’ anche significativo che questo albero sia stato piantato davanti al Tribunale: mio fratello Stefano moriva, infatti, di giustizia. E di giustizia entrambi i nostri genitori si sono ammalati. La nostra famiglia e’ stata devastata. Ma forse il senso della morte di Stefano e’ che la giustizia che ci ha costretti ad anni di processi sbagliati ci sta dimostrando che, quando vuole, puo’ essere davvero giusta e uguale per tutti”.

“Quando ci e’ stato chiesto dagli organizzatori del ‘Memorial Cucchi’ di fare questa piantumazione ci siamo sentiti onorati e orgogliosi, ma ci avete consegnato anche una grande responsabilita’ come Istituzione- ha aggiunto la Presidente Sabrina Alfonsi rivolta a Ilaria Cucchi. Noi non potevamo che rispondere, prendendo la scelta dell’azione politica per la giustizia per tutti che ha fatto Ilaria e portandola avanti. Questa piantumazione non e’ solo una memoria: come per le pietre d’inciampo e’ un segno, che vuole mantenere la testa alta sullo stato di diritto in cui siamo e quello che vogliamo raggiungere. Questa targa ci deve far pensare che lo Stato di diritto deve fare lo Stato di diritto e che non ci deve essere un investimento personale, di vita, ed economico come quello di Ilaria per avere giustizia. Che non vogliamo le ingiustizie e che se queste vengono dallo Stato e’ intollerabile”.

Per l’Assessore Anna Vincenzoni “questo è il luogo giusto per piantare l’albero, non soltanto per Cucchi, ma anche per Aldrovandi, Uva e tutti coloro i quali sono stati uccisi in maniera vigliacca da coloro che invece dovevano garantirne la tutela”.

Durante la cerimonia, il violinista Marco Valabrega ha dedicato un motivo alla memoria di Stefano Cucchi.

Stefano Cucchi viene fermato dai carabinieri il 15 settembre del 2009, al parco degli Acquedotti, perché trovato in possesso di 20 grammi di hashish e di alcune pastiglie per l’epilessia di cui soffriva. Viene portato in caserma e viene disposta per lui la custodia cautelare in carcere. Sette giorni dopo muore all’ospedale Pertini.

Il 14 novembre 2019 i due carabinieri accusati della morte di Cucchi sono stati condannati dalla Corte d’Assise a 12 anni. È stato inoltre aperto il cosiddetto “Cucchi ter” per ricostruire le responsabilità di chi cercò di coprire il pestaggio del ragazzo.

 

Oggi nel giardino davanti al tribunale di Roma, con Ilaria Cucchi abbiamo piantato un albero e apposto una targa per ricordare suo fratello Stefano. Un monito, un inciampo, per non perdere mai di vista che la giustizia deve essere giusta e che tutti hanno diritto ad avere diritti. Grazie a tutti coloro che hanno voluto condividere con noi questo momento e a Marco Valabrega per averci incantato con la sua musica. #primomunicipio #solocosebelle #noiandiamoavanti

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Freitag, 23. Oktober 2020

 

Venerdì 16 ottobre – Nel corso di una cerimonia di commemorazione è stata scoperta la targa che dedica il giardino di Via Guglielmo Pepe, all’Esquilino, alla memoria di Willy Duarte Monteiro, il giovane di origine capoverdiana rimasto vittima di una brutale aggressione a Colleferro il 6 settembre scorso.
Willy non faceva parte della nostra comunità territoriale, ma è un nostro figlio, un ragazzo con il cuore limpido, che non ha voltato la testa dall’altra parte davanti alla violenza. Proprio per onorare il suo coraggio, abbiamo deciso di dedicare alla sua memoria questo giardino, che si trova in un Rione, Esquilino, che rappresenta un vero e proprio laboratorio di dialogo e di confronto costante tra le tante comunità che lo compongono.
Noi abbiamo il dovere di educare i nostri figli a non accettare la violenza, a non essere osservatori silenziosi ma a prendere posizione contro la violenza, il razzismo e la sopraffazione. Come Municipio e come comunità territoriale sentiamo il gesto di Willy patrimonio dell’intero Paese, come riconosciuto giustamente dal nostro Presidente Mattarrella pochi giorni fa.
Quello di oggi è un piccolo gesto, ma diventerà grande se contribuirà a far conoscere il suo coraggio e il suo altruismo ai bambini di oggi.
Nel corso della cerimonia è stata scoperta una targa provvisoria, ed è stato avviato un concorso di idee per la realizzazione di una targa definitiva da apporre al termine dei lavori di riqualificazione previsti a breve sull’area.
All’iniziativa, promossa dal Municipio Roma I Centro e dalle Associazioni Portici Aperti e Casa Africa, hanno partecipato i familiari di Willy, la Presidente del Municipio Sabrina Alfonsi, gli Assessori Emiliano Monteverde e Anna Vincenzoni, il Sindaco di Paliano Domenico Alfieri, il Consigliere Emanuele Girolami in rappresentanza del Comune di Colleferro, l’ambasciatore di Capo Verde George Goncalves, il Consigliere Paolo Ciani in rappresentanza della Regione Lazio, i rappresentanti delle Associazioni territoriali e i cittadini.

17 aprile – Voglio condividere con voi il ricordo di un’alba di 76 anni fa, quando il 17 aprile del 1944, alle cinque del mattino, i nazifascisti rastrellarono il “nido di vespe”  il Quadraro, e deportarono 947 romani. La nostra memoria collettiva, la nostra identità di città, medaglia d’oro per la Resistenza, è fatta anche da quella mattina. Perché non accada mai più. #quadraro #resistenza

 

 

30 gennaio 2020 –  Lo scrittore e giornalista Claudio Magris ci ha lasciato una splendida definizione della memoria, come “uno dei più grandi valori trasmessi dalla civiltà ebraica. Essa non è il passato ma l’eterno presente di tutto ciò che ha senso e valore: l’amore, la preghiera, l’amicizia, la sofferenza, la felicità».
Cosa succederà quando tutti i testimoni dell’orrore della Shoah non ci saranno più? E’ un pensiero che spaventa, quello dell’oblio e dell’indifferenza. E allora sta a noi, generazione di mezzo, continuare a raccontare la verità contro ogni forma di banalizzazione e di negazionismo della storia. E lavorare contro ogni forma di intolleranza, discriminazione e di emarginazione.

 

Per la giornata della Memoria il Primo Municipio ha organizzato una serie di iniziative.

Il coro dei bambini della scuola Regina Elena he ha eseguito alcuni tradizionali canti in ebraico come ‘Gam Gam’ e ‘Hava Nagila’. Il racconto delle parole di Andra e Tatiana Bucci, due sopravvissute a Birkenau, fatto dagli studenti del Convitto Nazionale. E quello delle esperienze
dei rispettivi viaggi della Memoria ad Auschwitz, Mauthausen o Berlino da parte dei ragazzi del Ca-
vour, dell’Albertelli, del Tacito e del Vittorio Emanuele II. Questo è stato l’evento principale della Giornata della Memoria 2020, celebrata dal I Municipio il 30 gennaio nell’aula magna della scuola Regina Margherita di Trastevere dove si è tenuta l’iniziativa ‘Il futuro è memoria – studentesse e studenti raccontano la Shoah”.
La Giornata è stata celebrata davanti ai genitori e ai ragazzi delle scuole coinvolte.

“Ricordare ciò che è stato è un’azione necessaria perché la banalità del male può ripresentarsi attraverso l’indifferenza- ha commentato Alfonsi- La prima battaglia culturale è stare di guardia ai fatti. La memoria va coltivata come presidio dei diritti di tutti, della democrazia stessa. Dobbiamo continuare a inciampare nella memoria e a raccontare. Quest’anno abbiamo scelto di farlo attraverso le parole e l’esperienza dei ragazzi che hanno partecipato ai viaggi della Memoria: le emozioni, le parole, i luoghi ci mettono di fronte al nostro passato collettivo”. L’evento si è concluso con un breve concerto dell’orchestra dell’Istituto comprensivo Parco della vittoria, plesso Mordini, con un brano eseguito dal violinista Marco Valabrega, e dalla pianista Cecilia Pascale.

La Memoria della Shoah, però, non è stata celebrata solo con l’evento al Regina Elena. Tanti gli appuntamenti messi in campo dal 13 gennaio al 9 febbraio.

Nell’ambito del progetto “Memorie d’inciampo a Roma” l’artista tedesco Gunter Den-
mig ha posizionato 34 nuove Pietre d’inciampo dedicate a persone che per motivi razziali, politici
o religiosi furono prelevate con la forza dalle case in cui abitavano e deportate nei campi di stermi-
nio.

Ed ancora: tra le altre iniziative ecco “Il diario di Anne Frank, proposto in versione musical al Teatro degli Eroi, e i due appuntamenti al teatro Off Off di via Giulia con “La Belva Giudea”, storia del pugile Hertzko Haft, e il reading “Al di là del Muro” tratto dal “Diario di Gusen” di Aldo Carpi, scritto dall’artista durante la sua detenzione nel campo di Mathausen. Da segnalare, anche, la mostra
‘Shoah. L’infanzia rubata’ in programma fino al 24 luglio alla Casina dei Vallati – Fondazione Museo della Shoah che ripercorre idealmente la negazione dei diritti fondamentali dei bambini ebrei in tutta Europa durante gli anni della persecuzione nazifascista.

Infine, ha ricordato Alfonsi “voglio ricordare che la riflessione sulla Shoah e sugli anni della guerra era iniziata già a ottobre dello scorso anno con l’intitolazione di una via nella zona del Portico d’Ottavia al rabbino Elio Toaff e con la cerimonia per l’installazione in via Andrea Doria della targa commemorativa, dedicata alle figure dei partigiani del quartiere Trionfale”.

13 gennaio 2020 –  Partecipo alla posa delle pietre d’inciampo ormai da molti anni ed è sempre un momento molto emozionante.
L’inciampo non è solo un inciampo fisico ma mentale, spinge i passanti a interrogarsi e a chiedersi quanto sia accaduto in quel posto, in quel determinato giorno. Questo inciampo ha un nome e un cognome, ha una data di nascita e purtroppo una di morte. Un inciampo che costringe a immedesimarsi. È una testimonianza di come sia necessario intrecciare continuamente presente e passato, per non dimenticare e per fare sì che un tale orrore non si ripeta mai più.

 


Dal 1995, anno in cui i primi Stolpersteine sono stati installati a Colonia, a oggi questa straordinaria mappa della memoria europea si è ampliata fino a comprendere oltre 60.000 pietre.
Questa mattina aggiungiamo nuove pietre, dedicate a intere famiglie, di Segni, Pavoncello, Di Veroli e tante altre. Giuditta e Cesare Pavoncello erano due bimbi di sei e un anno. Un brivido solo pensarlo. Molte pietre sono sul nostro territorio. Tutte testimoniano una ferita collettiva, le atrocità nazifasciste, il razzismo, la violenza. Qualcosa di dissonante nel grigio dei marciapiedi, un luccichio che ti attrae e ti trafigge poi con la sua realtà.
La memoria, quando fa male, può essere insopportabile, soprattutto per chi nega ciò che è stato. Sono state rubate e divelte, a Monti, l’anno scorso, le 19 pietre a via Madonna dei Monti 82, realizzate dall’artista Gunter Demnig, in memoria delle famiglie ebree Di Castro e Di Consiglio, deportate nei campi di sterminio alla furia nazista.
La più piccola, Giuliana Colomba di Castro, aveva solo 3 anni. Le abbiamo riposizionate, non smetteremo mai di farlo. Perché quando qualcuno ‘inciampa’ in queste pietre è costretto a fermarsi. Questo vuol dire che all’interno della nostra vita quotidiana ci soffermiamo a pensare. Incrociamo un monito, per tutti, per noi e per le future generazioni.

È importante che la memoria non venga esercitata solo in alcuni momenti o commemorazioni ma tutti i giorni, camminando tra le strade dei rioni della nostra città. Penso alla posa della targa dedicata a Elio Toaff, pochi mesi fa, che rende il giusto riconoscimento a un grande uomo del dialogo.
Dialogo e pace, strumenti per contrastare violenza e odio.

Attraverso queste pietre, questa targa, questi momenti la memoria si rinnova, Roma torna a ricordare e dimostra che non abbandonerà mai la memoria di ciò che è stato.
Grazie ai ragazzi della scuola Regina Margherita e al loro maestro Marco Valabrega, che hanno cantato per tutti noi, ai ragazzi delle scuole che sono intervenuti e soprattutto alle loro insegnanti, che li educano a ricordare.

elenco delle Pietre d’Inciampo della XI^ edizione

 

31 Ottobre – La via intitolata a Elio Toaff inaugurata oggi, rende il giusto riconoscimento a un grande uomo del dialogo.

Sul versante religioso, a partire dallo storico abbraccio con Papa Giovanni Paolo II il 13 aprile del 1986 che non a caso lo ricordò nel suo testamento, e quello tra le varie anime dell’opposizione al nazifascismo, con la grande amicizia che lo legava a Massimo Rendina.
Seppe ridare orgoglio a una comunità travolta dalla razzia nazista del 16 ottobre 1943, dalle Fosse Ardeatine e dalla povertà.
Seppe tenere insieme la sua gente nei momenti di divisione e negli attimi più drammatici, come il 9 ottobre 1982, quando un commando palestinese sparò e lanciò bombe sulla folla, uccidendo il piccolo Stefano Gaj Taché e ferendo decine di persone.
Un impegno, quello di partigiano, che lo spinse insieme all’allora Sindaco Rutelli a voler ricordare, apponendo la targa che si trova dentro il palazzo del Campidoglio, i dipendenti comunali vittime della violenza nazifascista.
Dialogo e pace per contrastare violenza e odio.
Per questo avrebbe appoggiato con entusiasmo la proposta di Liliana Segre approvata ieri in Senato per l’istituzione di una commissione straordinaria per il contrasto all’odio, al razzismo e all’antisemitismo.
Oggi Roma torna a ricordare, dopo che il 25 aprile del 2015 a lui e a Rendina il Sindaco Marino dedicò una festa in Piazza del Campidoglio, una figura con una straordinaria apertura mentale.
Un ricordo che si aggiunge alle pietre d’inciampo. Perché la memoria deve abitare i luoghi per abitare noi stessi.
Quando gli domandarono perché non si era mai trasferito in Israele, rispose con un monito consegnatoli da suo padre: un rabbino non abbandona la sua comunità.
Oggi questa comunità, anche grazie a questa targa, dimostra che non abbandonerà mai il suo ricordo.

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Donnerstag, 31. Oktober 2019