28 Febbraio, 2020
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memoria

30 gennaio 2020 –  Lo scrittore e giornalista Claudio Magris ci ha lasciato una splendida definizione della memoria, come “uno dei più grandi valori trasmessi dalla civiltà ebraica. Essa non è il passato ma l’eterno presente di tutto ciò che ha senso e valore: l’amore, la preghiera, l’amicizia, la sofferenza, la felicità».
Cosa succederà quando tutti i testimoni dell’orrore della Shoah non ci saranno più? E’ un pensiero che spaventa, quello dell’oblio e dell’indifferenza. E allora sta a noi, generazione di mezzo, continuare a raccontare la verità contro ogni forma di banalizzazione e di negazionismo della storia. E lavorare contro ogni forma di intolleranza, discriminazione e di emarginazione.

 

Per la giornata della Memoria il Primo Municipio ha organizzato una serie di iniziative.

Il coro dei bambini della scuola Regina Elena he ha eseguito alcuni tradizionali canti in ebraico come ‘Gam Gam’ e ‘Hava Nagila’. Il racconto delle parole di Andra e Tatiana Bucci, due sopravvissute a Birkenau, fatto dagli studenti del Convitto Nazionale. E quello delle esperienze
dei rispettivi viaggi della Memoria ad Auschwitz, Mauthausen o Berlino da parte dei ragazzi del Ca-
vour, dell’Albertelli, del Tacito e del Vittorio Emanuele II. Questo è stato l’evento principale della Giornata della Memoria 2020, celebrata dal I Municipio il 30 gennaio nell’aula magna della scuola Regina Margherita di Trastevere dove si è tenuta l’iniziativa ‘Il futuro è memoria – studentesse e studenti raccontano la Shoah”.
La Giornata è stata celebrata davanti ai genitori e ai ragazzi delle scuole coinvolte.

“Ricordare ciò che è stato è un’azione necessaria perché la banalità del male può ripresentarsi attraverso l’indifferenza- ha commentato Alfonsi- La prima battaglia culturale è stare di guardia ai fatti. La memoria va coltivata come presidio dei diritti di tutti, della democrazia stessa. Dobbiamo continuare a inciampare nella memoria e a raccontare. Quest’anno abbiamo scelto di farlo attraverso le parole e l’esperienza dei ragazzi che hanno partecipato ai viaggi della Memoria: le emozioni, le parole, i luoghi ci mettono di fronte al nostro passato collettivo”. L’evento si è concluso con un breve concerto dell’orchestra dell’Istituto comprensivo Parco della vittoria, plesso Mordini, con un brano eseguito dal violinista Marco Valabrega, e dalla pianista Cecilia Pascale.

La Memoria della Shoah, però, non è stata celebrata solo con l’evento al Regina Elena. Tanti gli appuntamenti messi in campo dal 13 gennaio al 9 febbraio.

Nell’ambito del progetto “Memorie d’inciampo a Roma” l’artista tedesco Gunter Den-
mig ha posizionato 34 nuove Pietre d’inciampo dedicate a persone che per motivi razziali, politici
o religiosi furono prelevate con la forza dalle case in cui abitavano e deportate nei campi di stermi-
nio.

Ed ancora: tra le altre iniziative ecco “Il diario di Anne Frank, proposto in versione musical al Teatro degli Eroi, e i due appuntamenti al teatro Off Off di via Giulia con “La Belva Giudea”, storia del pugile Hertzko Haft, e il reading “Al di là del Muro” tratto dal “Diario di Gusen” di Aldo Carpi, scritto dall’artista durante la sua detenzione nel campo di Mathausen. Da segnalare, anche, la mostra
‘Shoah. L’infanzia rubata’ in programma fino al 24 luglio alla Casina dei Vallati – Fondazione Museo della Shoah che ripercorre idealmente la negazione dei diritti fondamentali dei bambini ebrei in tutta Europa durante gli anni della persecuzione nazifascista.

Infine, ha ricordato Alfonsi “voglio ricordare che la riflessione sulla Shoah e sugli anni della guerra era iniziata già a ottobre dello scorso anno con l’intitolazione di una via nella zona del Portico d’Ottavia al rabbino Elio Toaff e con la cerimonia per l’installazione in via Andrea Doria della targa commemorativa, dedicata alle figure dei partigiani del quartiere Trionfale”.

13 gennaio 2020 –  Partecipo alla posa delle pietre d’inciampo ormai da molti anni ed è sempre un momento molto emozionante.
L’inciampo non è solo un inciampo fisico ma mentale, spinge i passanti a interrogarsi e a chiedersi quanto sia accaduto in quel posto, in quel determinato giorno. Questo inciampo ha un nome e un cognome, ha una data di nascita e purtroppo una di morte. Un inciampo che costringe a immedesimarsi. È una testimonianza di come sia necessario intrecciare continuamente presente e passato, per non dimenticare e per fare sì che un tale orrore non si ripeta mai più.

 


Dal 1995, anno in cui i primi Stolpersteine sono stati installati a Colonia, a oggi questa straordinaria mappa della memoria europea si è ampliata fino a comprendere oltre 60.000 pietre.
Questa mattina aggiungiamo nuove pietre, dedicate a intere famiglie, di Segni, Pavoncello, Di Veroli e tante altre. Giuditta e Cesare Pavoncello erano due bimbi di sei e un anno. Un brivido solo pensarlo. Molte pietre sono sul nostro territorio. Tutte testimoniano una ferita collettiva, le atrocità nazifasciste, il razzismo, la violenza. Qualcosa di dissonante nel grigio dei marciapiedi, un luccichio che ti attrae e ti trafigge poi con la sua realtà.
La memoria, quando fa male, può essere insopportabile, soprattutto per chi nega ciò che è stato. Sono state rubate e divelte, a Monti, l’anno scorso, le 19 pietre a via Madonna dei Monti 82, realizzate dall’artista Gunter Demnig, in memoria delle famiglie ebree Di Castro e Di Consiglio, deportate nei campi di sterminio alla furia nazista.
La più piccola, Giuliana Colomba di Castro, aveva solo 3 anni. Le abbiamo riposizionate, non smetteremo mai di farlo. Perché quando qualcuno ‘inciampa’ in queste pietre è costretto a fermarsi. Questo vuol dire che all’interno della nostra vita quotidiana ci soffermiamo a pensare. Incrociamo un monito, per tutti, per noi e per le future generazioni.

È importante che la memoria non venga esercitata solo in alcuni momenti o commemorazioni ma tutti i giorni, camminando tra le strade dei rioni della nostra città. Penso alla posa della targa dedicata a Elio Toaff, pochi mesi fa, che rende il giusto riconoscimento a un grande uomo del dialogo.
Dialogo e pace, strumenti per contrastare violenza e odio.

Attraverso queste pietre, questa targa, questi momenti la memoria si rinnova, Roma torna a ricordare e dimostra che non abbandonerà mai la memoria di ciò che è stato.
Grazie ai ragazzi della scuola Regina Margherita e al loro maestro Marco Valabrega, che hanno cantato per tutti noi, ai ragazzi delle scuole che sono intervenuti e soprattutto alle loro insegnanti, che li educano a ricordare.

elenco delle Pietre d’Inciampo della XI^ edizione

 

31 Ottobre – La via intitolata a Elio Toaff inaugurata oggi, rende il giusto riconoscimento a un grande uomo del dialogo.

Sul versante religioso, a partire dallo storico abbraccio con Papa Giovanni Paolo II il 13 aprile del 1986 che non a caso lo ricordò nel suo testamento, e quello tra le varie anime dell’opposizione al nazifascismo, con la grande amicizia che lo legava a Massimo Rendina.
Seppe ridare orgoglio a una comunità travolta dalla razzia nazista del 16 ottobre 1943, dalle Fosse Ardeatine e dalla povertà.
Seppe tenere insieme la sua gente nei momenti di divisione e negli attimi più drammatici, come il 9 ottobre 1982, quando un commando palestinese sparò e lanciò bombe sulla folla, uccidendo il piccolo Stefano Gaj Taché e ferendo decine di persone.
Un impegno, quello di partigiano, che lo spinse insieme all’allora Sindaco Rutelli a voler ricordare, apponendo la targa che si trova dentro il palazzo del Campidoglio, i dipendenti comunali vittime della violenza nazifascista.
Dialogo e pace per contrastare violenza e odio.
Per questo avrebbe appoggiato con entusiasmo la proposta di Liliana Segre approvata ieri in Senato per l’istituzione di una commissione straordinaria per il contrasto all’odio, al razzismo e all’antisemitismo.
Oggi Roma torna a ricordare, dopo che il 25 aprile del 2015 a lui e a Rendina il Sindaco Marino dedicò una festa in Piazza del Campidoglio, una figura con una straordinaria apertura mentale.
Un ricordo che si aggiunge alle pietre d’inciampo. Perché la memoria deve abitare i luoghi per abitare noi stessi.
Quando gli domandarono perché non si era mai trasferito in Israele, rispose con un monito consegnatoli da suo padre: un rabbino non abbandona la sua comunità.
Oggi questa comunità, anche grazie a questa targa, dimostra che non abbandonerà mai il suo ricordo.

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Donnerstag, 31. Oktober 2019

 

 

16 ottobre – Alle 5.30 del mattino del 16 ottobre 1943, trecento soldati tedeschi, provvisti di elenchi con nomi e indirizzi, iniziarono una caccia violenta e spietata contro gli appartenenti alla Comunita’ ebraica romana. Piu’ di mille persone furono caricate a forza sui camion e destinati verso un futuro di sofferenza, umiliazioni, privazioni e morte. Dei soli diciassette deportati che riuscirono a sopravvivere, c’era una sola donna e nessun bambino. La deportazione degli ebrei fu l’ennesimo ignobile atto concepito dalla spietata regia nazifascista. Segno’ uno dei punti di non ritorno nella fase di vessazioni e persecuzioni degli ebrei italiani iniziata nel settembre del 1938 con la scellerata promulgazione delle leggi razziali. Il ricordo di quanto accadde deve rafforzare in noi l’esigenza di ribadire tutte le colpevoli connivenze e di diffondere la verita’ storica contro le tentazioni negazioniste che pure, periodicamente, vorrebbero ritrattarla o anche solo ridimensionaRla. L’impegno di tutti resta, ancora oggi, quello di non abbassare mai la guardia; di vigilare affinche’ non riaffiorino, in nuove forme, gli spettri del razzismo e dell’antisemitismo; di non lasciare mai spazi ad un’ideologia che neghi i diritti dell’uomo; di coltivare, sempre, ovunque e ad ogni costo, le ragioni della solidarieta’, della giustizia e della democrazia.

23 maggio – “Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”.
27 anni senza Giovanni #Falcone, Francesca #Morvillo, Vito #Schifani, Rocco#Dicillo, Antonio #Montinaro.

6 Febbraio  –  L’artista friulano Aurelio Mistruzzi e sua moglie Melania Jaiteles nell’ottobre del 1943 nascosero, nella loro abitazione di Via Carso, una bambina ebrea perseguitata dalle leggi razziali: Lea Polgar di 10 anni. Fu così che le salvarono la vita. Questa mattina, insieme alla Sindaca e alla presenza della figlia e della stessa Lea, abbiamo inaugurato una targa davanti a quella che fu la loro abitazione. Un altro inciampo nel nostro municipio per far vivere anche nella nostra città la memoria di due persone, Aurelio e Melania che lo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah, ha nominato giusti tra le nazioni già dal 2007. #memoria #primomunicipio #shoah

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Mittwoch, 6. Februar 2019

 

25 Gennaio – “Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco, né mostruoso”. Così scrive Hannah Arendt. La giornata della memoria serve a questo. A ricordare, soprattutto ai più giovani, quello che l’uomo è stato in grado di fare e quindi potrebbe rifare. Questa mattina, insieme al Ministro Bussetti abbiamo partecipato alle iniziative promosse, tramite il progetto “Scuole della memoria” dall’istituto comprensivo “Regina Elena”, affinché l’orrore non torni mai più.Nel pomeriggio, le protagoniste e i protagonisti sono stati i ragazzi delle nostre scuole. Alle ore 17.00, presso l’Aula Magna  del Liceo Caetani, oltre all’esibizione delle orchestre delle scuole medie Belli e Virgilio, con un repertorio di musiche Yiddish, abbiamo condiviso con grande emozione le testimonianze di alcuni nostri liceali che hanno partecipato al viaggio della memoria in Polonia. E’ stato proiettato inoltre il filmato dedicato a Piera Fiorentini, ex alunna del Caetani morta ad Auschwitz realizzato dagli stessi studenti del Caetani e il filmato “Prati di Memoria” frutto di un progetto della scuola media Belli”

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Freitag, 25. Januar 2019

 

Roma 3 ottobre  – Il 3 ottobre 2013, 368 persone, bambine e bambini, donne e uomini, persero la vita in un naufragio a largo di Lampedusa.
Oggi si celebra la terza Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, istituita a seguito di quella tragedia per ricordare e commemorare tutte le vittime delle migrazioni e promuovere iniziative di sensibilizzazione e solidarietà.
Questa mattina ho partecipato al ricordo promosso dal centro Astalli nei giardini di piazza Bernini, dove da 30 anni gestiscono un centro per richiedenti asilo e rifugiati in un edificio che fa parte del complesso della Parrocchia di San Saba. Qui hanno deciso di piantare un albero di lauro in memoria di tutte le vittime. Che continuano ad aumentare, nel silenzio assordante imposto dal nuovo governo.  Anche se nessuno ne parla, infatti, quasi 1000 persone sono morte o disperse nel Mediterraneo negli ultimi 4 mesi e nel solo mese di settembre il 20% di coloro che sono partiti.
Una vergogna senza fine. #primomunicipio

Corriere.it

 

6 luglio 2018 – Carlo Macro era un ragazzo romano, un giovane con la passione per la musica, che la notte del 17 febbraio del 2014 venne ucciso al Gianicolo da un clochard. Ero da pochi mesi Presidente del Municipio, e ricordo che quel fatto mi colpì’ moltissimo per la banalità delle motivazioni che avevano portato a quella tragedia ed anche per il senso di frustrazione che ho provato, dato che stavamo lavorando per rimuovere le roulotte sparse in giro per il Centro Storico nelle quali trovavano rifugio le persone che vivono in strada e quella parcheggiata al Gianicolo – dalla quale era uscito l’assassino di Carlo, disturbato dal volume della musica proveniente dalla macchina ferma di Carlo e del fratello, era una delle ultime rimaste ancora in strada.

Dopo qualche mese dalla morte di Carlo, a novembre, il Sindaco Marino volle piantare un albero – un mandorlo – a Piazza San Pietro in Vincoli, proprio di fronte alla casa dove Carlo viveva con il fratello Francesco e la madre Giuliana.Un momento di grande commozione.

In questi anni abbiamo cercato di essere vicini a Giuliana anche umanamente, non solo come istituzione. Sotto quell’albero abbiamo fatto installare una fontanella, per aiutare chi se ne prendeva cura ad innaffiarlo e farlo crescere. Da poche settimane poi, abbiamo aggiunto due panchine in pietra. Oggi infine, con un’altra piccola cerimonia, durante la quale ci ha accompagnati la musica suonata dalla Banda dei Vigili Urbani, abbiamo scoperto una targa per dedicare a Carlo questo piccolo salotto all’aperto, che siamo sicuri gli sarebbe piaciuto. Dove ci potrà fermare per dissetarsi, riposare un poco e magari anche riflettere.

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Freitag, 6. Juli 2018