21 Ottobre, 2020
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riapertura

20 aprile – Riaprono le librerie anche a Roma, con qualche giorno di ritardo rispetto a quanto previsto dall’ultimo DPCM. Giorni che sono stati ben spesi per riavviare in sicurezza le attività, attraverso una concertazione tra l’Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Lazio e le Associazioni dei Librai.

Riapre un settore importante per la qualità della nostra vita, abbiamo certamente bisogno di pane ma anche di cibo per la mente, soprattutto in momenti difficili come questi. Credo che sia un bel segnale lanciato dal nostro governo la volontà di inserire il settore del libro tra i punti cardine del progetto graduale di riapertura e di rilancio del nostro Paese dopo una crisi devastante, della quale non abbiamo ancora acquisito la percezione esatta delle proporzioni delle conseguenze economiche e sociali che avrà nel medio periodo.
Anche in queste settimane di chiusura alcune piccole librerie indipendenti sul nostro territorio hanno continuato a lavorare e a garantire il “sostegno morale” che la lettura un buon libro può regalare a tutti quelli che sono costretti a rimanere nelle loro case, in isolamento psicologico e affettivo. Lo hanno fatto organizzandosi per consegnare i libri a domicilio, mostrando vitalità e capacità di adattarsi alle difficoltà dei tempi. Nei prossimi mesi, con una circolazione delle persone che sarà ancora necessariamente limitata, soprattutto per quelle più avanti con l’età, questa modalità di lavoro dovrà affiancarsi a quella tradizionale e magari essere ulteriormente potenziata per consentire a queste piccole aziende di continuare la loro preziosa attività.

10 aprile .

Quella che stiamo vivendo da alcune settimane, a seguito della diffusione nel nostro Paese e nel resto del mondo dell’epidemia da Coronavirus, è una esperienza difficile, la più dura per la nostra generazione, destinata a incidere in modo forse permanente nel nostro stile di vita cambiando le nostre priorità e il valore delle cose. Più della forza degli argomenti teorici, culturali, politici, più della passione della partecipazione militante, più di decenni di storia e di lotte, oggi la forza di un virus contro il quale non abbiamo difese ci impone di acquisire piena consapevolezza rispetto a alcuni fattori.
Penso innanzi tutto al tema della salute, a partire dall’importanza del sistema sanitario. Chiudiamo gli occhi e proviamo ad immaginare quale sarebbe stata la situazione oggi se non avessimo avuto un sistema sanitario pubblico, universalistico e solidale.

La coscienza di ciò porta con se anche un ribaltamento dei valori. Per la prima volta l’economia è piegata alla salute pubblica, alla vita pura e semplice, come ha detto lo scrittore Erri De Luca in un suo recente articolo sul quotidiano “La Repubblica”. E anche un ribaltamento dei ruoli: i medici, non gli economisti, sono oggi le voci più autorevoli ed ascoltate.

Stiamo tornando, come auspico da tempo, a una politica che chiede il contributo fondamentale della scienza, delle Università. Sono tornati ad assumere maggiore importanza il fattore umano e le competenze in un contesto economico in cui si credeva di poter sostituire tutto e tutti con delle macchine. La tecnologia stessa è diventata fattore indispensabile in contesti che fino ad oggi l’avevano utilizzata in modo solo marginale: penso ad esempio alla grande rivoluzione che ha investito il mondo della scuola e dell’università, con i professori in video conferenza con gli alunni dalle loro case. Tutto questo potrà essere utile nel futuro, di fronte a cambiamenti che potrebbero risultare profondi anche da un punto di vista sociologico. Non è ancora chiaro per quanto tempo dovremo vivere così, ma quasi certamente non sarà per un periodo breve. E’ sicuro che ci saranno dei mutamenti anche dopo, quando lentamente si ritornerà nello spazio pubblico. Ci saranno sicuramente conseguenze sulla riorganizzazione dei tempi di vita e di lavoro, e sulle modalità in cui il lavoro dovrà essere reso, e soprattutto la Pubblica Amministrazione dovrà incrementare i suoi sforzi per adeguarsi alle nuove esigenze. Anche il modo di fare politica dovrà cambiare.

Ma torniamo all’emergenza.

Come municipio, in queste settimane di grande fibrillazione abbiamo lavorato avendo di fronte a noi due obiettivi; garantire per quanto possibile la salute delle persone, mettendo a lavorare da casa l’80% dei dipendenti in modalità smart working, mantenendo comunque aperti al pubblico i servizi essenziali e riorganizzando le modalità di accesso in piena sicurezza a tutti gli altri servizi.

Il secondo obiettivo è stato quello di fare il massimo per rimanere vicini ai nostri cittadini in un momento molto difficile, mettendo in campo idee e risorse in modo anche non convenzionale.

Una prima parte della sfida, che sembrava assai difficile, è stata vinta. Adesso arriva la seconda e più complessa: dimostrare a tutte e tutti, ma soprattutto a noi stessi, che questa fase che stiamo vivendo può essere l’occasione per ripensare la nostra società, i nostri tempi di vita, il nostro modo di lavorare.
In questo senso, credo che questa esperienza possa rappresentare l’inizio di una nuova concezione del rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione e, per quest’ultima, un’opportunità per dar prova di essere uno strumento più flessibile, vicino ai cittadini e che sa ammodernarsi.