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24 aprile – Prendo spunto da un breve articolo di Lilli Garrone sul Corriere della Sera di mercoledi 22 aprile per soffermarmi sul tema al centro della discussione in questi giorni, ovvero l’avvio di una fase 2 che preveda una uscita regolamentata e progressiva dall’emergenza Covid 19.

In una città come Roma, la cui economia si fonda sul settore dei servizi, sulla manifattura e sul commercio, l’argomento è molto sentito. In particolare per il commercio, si sta spingendo molto sulla introduzione di deroghe al sistema di regole attualmente vigente in tema di occupazione del suolo pubblico, come elemento utile per favorire la ripresa delle aziende che operano nella ristorazione, ma non solo quelle.
Come ho già avuto modo di dire, credo che nel Centro Storico questo strumento sia assolutamente marginale rispetto all’obiettivo che si prefigge per almeno due ordini di motivi. Il primo è che i vincoli inderogabili in termini di sicurezza e l’esiguità dello spazio a disposizione sono tali da consentire aumenti minimi del numero di tavolini che si possono mettere all’esterno. Il secondo, ma più importante, è che con la scomparsa dei turisti gli afflussi di clienti ai quali siamo abituati saranno giocoforza ridotti almeno per diversi mesi, a voler essere ottimisti. E allora, per salvaguardare le prospettive delle aziende quindi i livelli di occupazione, è senza dubbio più utile lavorare sugli strumenti normativi che permettano a queste aziende di realizzare modalità innovative di lavoro: non solo i pasti da asporto, il take away che già molti hanno avviato, ma anche il cosiddetto delivery, ossia la consegna dei pasti a domicilio, che attualmente avviene attraverso grandi società intermediarie che per il servizio che svolgono sottraggono ai ristoranti una percentuale significativa dei ricavi.
La dimensione della crisi che abbiamo di fronte è tale che sarà necessario mettere in piedi un sistema di strumenti ampio e articolato da mettere a disposizione degli imprenditori per aiutarli a ripartire, facendoci trovare pronti e con le idee chiare nel momento in cui le attuali limitazioni verranno attenuate.
Certamente bisognerà lavorare molto sulle agevolazioni alle aziende rispetto al pagamento dei tributi come la TARI o la tassa sulle OSP e il canone pubblicitario, ipotizzando anche il loro eventuale azzeramento, così come sulle forme di sostegno in termini di contributi agevolati e a fondo perduto, utilizzando tutti i canali di finanziamento, statali, regionali e anche comunali.
Da questo punto di vista, ogni livello di governo deve fare la sua parte e assumersi le responsabilità che gli competono. E occorrerà trovare le risorse necessarie, che saranno ingenti. Se non faremo queste e altre cose, molte aziende non riusciranno a riaprire, travolte dai costi, e quelle che riapriranno corriamo il rischio che lo facciano con il sostegno della malavita.
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