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Parlare del futuro del centro storico di Roma, oggi svuotato, significa non solo parlare di un nuovo modello di turismo e di abitare, ma costruire “una visione della città a 360 gradi, ed è questo il lavoro che occorre fare adesso”.

“Ci vuole una politica forte, e interventi strutturali. Se vogliamo cambiare pelle al centro storico dobbiamo riportarci i residenti. Dobbiamo mettere in moto un meccanismo che, a partire dalle case, faccia ripartire il centro, lungo tre linee di intervento: norme a favore dell’affitto lungo che aiutino i privati, interventi di rigenerazione urbana con un grande investimento sui beni pubblici, pianificazione del commercio”.

Sabrina Alfonsi, presidente del I Municipio, ha le idee chiare. L’ho intervistata per FanPage.

Sarah Gainsforth – giornalista e scrittrice

 

Roma senza più turisti. Alfonsi: “Dobbiamo riportare le persone ad abitare nel centro storico”

Il blocco dei flussi turistici a causa dell’epidemia di coronavirus ha svuotato il centro di Roma della sua unica funzione. Ora c’è l’occasione di ripensare il futuro di un territorio unico al mondo. “Se vogliamo cambiare pelle al centro storico dobbiamo riportarci i residenti. – spiega Sabrina Alfonsi presidente del I Municipio della capitale – Non bisogna rinunciare al turismo, ma gestirlo con un forte investimento pubblico e regole nuove”.

 

Negli ultimi anni il centro storico di Roma si è specializzato nel settore turistico. Adesso, l’arresto dei flussi turistici ha prodotto il blocco della attività economiche ad essi collegate…

Ci siamo trovati in una situazione inedita e inaspettata: il centro storico si è completamente svuotato della sua unica funzione, quella turistica. Negli ultimi 30 anni c’è stato uno spopolamento e un uso del centro della città con questa unica funzione. Sia i negozi che le case sono state finalizzate a un tipo di turismo di massa che, con una visione del turismo “come petrolio”, come una ricchezza da sfruttare, ha squalificato il centro della città. Tanto che negli ultimi anni la criminalità è entrata nel centro storico, comprando quelle attività più produttive che hanno fatto da lavatrici, come è evidente dalle indagini andate a buon fine che hanno chiuso tante attività di ristorazione. Questo è il punto di partenza.

Quali sono i rischi nello scenario attuale?

Oggi corriamo due rischi: il primo è che chiudano attività economiche positive, le attività storiche e di qualità, a gestione familiare, con il rischio che la criminalità entri ancora di più nel centro storico. Il secondo è che senza una forte visione politica, che riorienti la funzione del centro storico, non solo perdiamo una straordinaria occasione – perché paradossalmente questa epidemia ci consegna la possibilità di ripopolare e di reindirizzare verso un turismo più sostenibile il centro storico – ma che diventiamo come Venezia.

Quali le proposte?

Bisogna dare sostegni immediati. Abbiamo lavorato alla delibera per la maggiore occupazione di suolo pubblico. Vogliamo ridare agli esercenti il suolo pubblico che non possono utilizzare per via del distanziamento fisico, e dare possibilità a i cittadini di usufruire in sicurezza di questi spazi. La delibera ricalca il decreto governativo e ministeriale dei beni culturali: parla di un periodo di tempo ben determinato, al massimo sei mesi, perché non vogliamo assolutamente che questa fase peggiori il centro storico. Per anni abbiamo lavorato ai piani di massima occupabilità, non possiamo uscire dalla crisi peggio di come ci siamo entrati.

Dunque non solo un problema ma anche un’occasione. Tamponare l’emergenza, ma anche immaginare un futuro migliore per Roma. Con quali risorse e strumenti?

Ci vuole una politica forte, e interventi strutturali. Se vogliamo cambiare pelle al centro storico dobbiamo riportarci i residenti. Dobbiamo mettere in moto un meccanismo che, a partire dalle case, faccia ripartire il centro, lungo tre linee di intervento: norme a favore dell’affitto lungo che aiutino i privati, interventi di rigenerazione urbana con un grande investimento sui beni pubblici, pianificazione del commercio.

Già vediamo i cartelli “affittasi” per quelle case entrate per ultime nel mercato degli affitti brevi. Dobbiamo disporre immediatamente misure a favore dei proprietari per favorire il rientro di residenti nelle case che stanno tornando sul mercato, per esempio la cedolare secca andrebbe applicata solo agli affitti lunghi e non a quelli turistici, e aiuti per coloro che vogliono acquistare una casa in centro come residenza. Ancora, interventi di rigenerazione urbana: sono anni che ipotizziamo l’uso delle caserme per progetti di co-housing e abitazioni per giovani coppie, e un’idea di abitare il centro che preveda anche la rinuncia all’uso dell’automobile, potenziando il car-sharing e il trasporto pubblico.

Infine, il commercio: in questi giorni abbiamo visto i negozi di prossimità, che erano in grande sofferenza prima della pandemia, i forni, gli alimentari, riprendere vita. Ripopolare il centro storico sarebbe un volano per i negozi che servono i residenti, non solo i turisti. Le liberalizzazioni hanno fatto danni. Nei centri storici delle città d’arte dovremmo invece pensare a un commercio pianificato a priori per tutelare alcune attività, che negli ultimi anni sono diventate tutte a favore della movida e del turismo. Ripianificando il commercio riusciremmo a invertire questa tendenza.

In questo quadro, vanno ripensate anche le politiche del turismo?

Roma ha una grande vocazione turistica alla quale non bisogna rinunciare, la bellezza di Roma dev’essere vissuta da tutti. Ma dobbiamo puntare a un turismo di qualità, che non è necessariamente un turismo ricco, ma sostenibile, e a un turismo diffuso, perché lo sfruttamento del solo centro storico non porta a un’economia di scala cittadina. Una parte degli affitti turistici andrebbe distribuita nella prima fascia di cintura della città, fuori dal centro. Ancora, immaginando per esempio di investire in un ostello per la gioventù a Tiburtina, dove c’è una già una popolazione giovane. Si potrebbe diversificare la tassa di soggiorno a seconda delle aree della città, nella parte periferica si potrebbe eliminare del tutto. La diffusione dell’accoglienza da una parte integrerebbe i turisti nella vita quotidiana dei cittadini, dall’altra faciliterebbe nuovi itinerari: Roma ha tante bellezze nascoste, minori, che andrebbero visitate, con una permanenza più lunga. In questa ipotesi non rinunciamo al turismo ma lo inseriamo nei giusti cardini, in cui turisti e residenti possano convivere, con un centro storico multifunzionale.

Insomma il problema non è il turismo in sé ma il turismo non gestito…

Esatto. Il turismo non gestito ha trasformato la città in un grande parco giochi. Il turismo a Roma è segmentato: da una parte il turismo di lusso come quello asiatico, che va negli alberghi di lusso, compra nei negozi del Tridente e visita in maniera quasi privata alcuni dei nostri monumenti, e se ne va. Dall’altra un turismo che arriva e dorme a basso prezzo in appartamenti trasformati in maniera irregolare in B&B, in quella che non è neanche un’accoglienza economica, ma che in molti casi è abusiva e quindi mette in difficoltà la città. Faccio un esempio: in questi giorni il centro era pulitissimo, perché erano chiuse tutte quelle attività che mettono in crisi il servizio della raccolta dei rifiuti in quanto non sono rilevate. Dovremmo canalizzare il turismo, favorendo tutte le sue varietà – di lusso, giovanile, fieristico – ma va gestito. L’assessorato al turismo dovrebbe avere un ruolo ben più importante a Roma: finora non ha prodotto una visione della città a 360 gradi, ed è questo il lavoro che occorre fare adesso.

 

https://roma.fanpage.it/roma-senza-piu-turisti-alfonsi-dobbiamo-riportare-le-persone-ad-abitare-nel-centro-storico/

14 maggio – L’emergenza Covid 19 può rappresentare un’occasione per ripensare il Centro Storico di Roma, sito Unesco e patrimonio dell’umanità. Un tema di cui sto parlando spesso ultimamente, nella convinzione che ora come mai la politica, a tutti i livelli, debba valutare strategie e misure concrete per riportare i residenti nel cuore della città per restituire a quest’ultimo funzioni diverse da quella esclusivamente turistica che lo ha caratterizzato in questi ultimi anni. Questi gli argomenti trattati in una intervista per la puntata di “Petrolio” che andrà in onda su Rai 2 sabato 16 maggio alle 21.30.

Qui sotto una recente intervista a Paolo Boccacci su Repubblica del 13.05.2020

 

7 maggio – Mi fa piacere condividere con voi questa riflessione sul centro storico della nostra città pubblicata sil sito immagina.eu.

 

Rimettiamo le persone al centro delle città

Il Centro Storico di Roma nel corso del tempo si è trasformato, ha cambiato essenza.

Ormai da sette anni governo questo territorio che, a partire dagli anni Ottanta, ha visto avvicendarsi prima una profonda gentrificazione e poi una devozione pressoché totale al turismo e ai viaggiatori, che ha comportato uno spopolamento e insieme un avvicendamento di attività temporanee a ritmo incessante.

Da rioni dove tutti si conoscevano e che erano comunità strette, coese, fatte di artigiani, antiquari, botteghe, famiglie, ancora dense di quella socialità collettiva sulla scia delle corporazioni del Quattrocento che abitavano le vie del cuore di Roma, man mano il Centro Storico ha cambiato volto. I piccoli appartamenti con finestre sui tetti, i terrazzini con i gerani e minuscoli tavolini sono diventati alloggi di pregio e dopo pochi anni si sono trasformati in alloggi turistici, bed and breakfast, case vacanze, affitti mordi e fuggi a prezzi stellari e super richiesti.

E man mano che il turismo aumentava, gli abitanti andavano via, si allontanavano, si disperdevano in zone sempre più lontane, più sostenibili economicamente in termini di affitti, di costo della vita, di prezzi delle case. Un cambiamento profondo nella composizione sociale del Centro, che ha prima perso i giovani, le coppie, le famiglie e man mano la maggior parte degli abitanti.

Il turismo per molti anni è stato il motore di un’economia del Centro storico che è stata stravolta dall’epidemia di Covid19. D’un tratto le strade si sono ritrovate deserte, gli appartamenti vuoti. Un sistema economico basato sul turismo estero e in piccola parte italiano crollato in pochi giorni ha visto dissolversi non solo una stagione estiva ma l’intera impalcatura di un economia dipendente da un settore ora fermo. Mercati, supermercati, farmacie senza clienti perché senza abitanti: le ripercussioni di questo spopolamento le iniziamo a vedere ora che i turisti non ci sono più e si si vedranno alla ripresa delle attività commerciali, alberghiere.

Questo fatto inedito, questo tsunami che ci sta travolgendo, ha un impatto devastante sull’economia della città e del paese, come del mondo intero. Ma io penso che possa essere anche paradossalmente un’occasione. Un’occasione per ripensare il modo in cui viviamo la città e i nostri spazi.

Per ripopolare e per restituire un’identità al centro storico della città più bella del mondo, un centro spersonalizzato dai bnb e privo ormai di una vera popolazione, oggi sparuta in termini numerici e sopraffatta dalle orde di turisti che lo invadevano e che ora, per un periodo ancora lungo, non avremo. Abbiamo l’occasione per riportare gli abitanti nelle strade del centro e per farlo serve una politica fortissima, serve una visione della città futura che vogliamo: proposte concrete per sostenere i privati e per riportare davvero la vita nel centro storico, le famiglie, le giovani coppie, i giovani, gli studenti. Possiamo farlo pensando strumenti di sostegno ai privati da un lato e agli affittuari dall’altro: cedolare secca, incentivi e sgravi per chi affitta a lungo termine, mutui agevolati per l’acquisto della casa.

Due strade abbiamo davanti: da un lato, il sostegno al ripopolamento del centro storico, attraverso forti politiche fiscali e attraverso l’interlocuzione con il Governo, perché il meccanismo della cedolare secca valga solo per affitti residenziali e non per affitti turistici, e dall’altro la rigenerazione del territorio e degli edifici in disuso, perché ripopolare vuol dire anche ripensare gli spazi e il modo in cui vengono vissuti. Parlo di rigenerazione urbana in quanto è un tema a me molto caro, con tanti progetti che riguardano il territorio del centro storico: penso alle caserme in disuso, all’edilizia popolare da destinare a cohousing, alle case degli enti.

40.000 persone in cerca di casa, da riportare in centro ma soprattutto al centro: al centro di una politica che sappia sfruttare questa crisi per creare una visione di Roma futura, più sostenibile, più verde, più vera. Partendo anche da una nuova residenzialità nel centro e nel semi centro, fatta di persone, di lavoro, di indotto e quindi di prosperità del territorio stesso. Perché un territorio abitato è valorizzato dalle persone che si prendono mutualmente cura dei loro spazi.

 

Immagina

APRE ‘COMPRARTIGIANO’, FOOD MADE IN ITALY PER TUTTO IL MONDO

26 settembre. – Le eccellenze dell’agroalimentare made in Italy disponibili da oggi per tutti i consumatori del mondo con ‘Compratigiano’, un vero e proprio punto vendita aperto in viale Giulio Cesare 72, a Roma. A due passi la fermata della metro Ottaviano, che vede un transito giornaliero di 30mila persone, e i Musei Vaticani, nei 200 metri quadrati di ‘Comprartigiano’ e’ possibile assaggiare, degustare e acquistare il meglio dei prodotti provenienti da tutto il Paese. Un’iniziativa promossa da Confartigianato imprese e nata dalla collaborazione tra Confartigianato alimentazione e la societa’ Made in Italy Slc che permette di lanciare anche la vendita online, grazie al portale comprartigiano.shop e a un’app dedicata. È qui che i clienti-utenti potranno trovare le specialita’ alimentari assaggiate in viale Giulio Cesare.
“Finalmente in collaborazione con Confartigianato siamo riusciti a dare visibilita’ ai prodotti made in Italy grazie alla possibilita’ di assaggiarli qui, una location vicina ai Musei Vaticani, ma soprattutto grazie all’e-commerce con una piattaforma per realizzare tutto quello che il piccolo artigiano da solo non riesce a fare, a partire dall’internazionalizzazione”, ha spiegato William Proietti, presidente Confartigianato Roma, che oggi ha inaugurato il punto vendita alla presenza della presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi, e dell’assessore capitolino allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro, Carlo Cafarotti.
“Questo progetto riqualifica il commercio della citta’- ha detto Alfonsi- È quello che vorremmo soprattutto nel centro storico, perche’ da’ la possibilita’ al piccolo artigiano e alla produzione italiana di farsi conoscere nel mondo. Cercheremo di dare una mano per moltiplicare questo progetto”. Un obiettivo, quello di replicare ‘Comprartigiano’, gia’ nella mente di Alfredo Croci, il titolare del negozio che per circa tre anni ha lavorato alla sua apertura.
“Il mix tra esercizio di vicinato e la piattaforma online sta al passo con i tempi e unisce qualita’ e innovazione- ha detto infine Cafarotti- Anche per quanto riguarda il turismo questo progetto traccia una linea di qualita’ promuovendo la qualita'”.
Anche per il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, l’idea di ‘Comprartigiano’ e’ di “valorizzare e proporre ai consumatori di tutto il mondo l’Italia del buon cibo. Nel settore alimentare operano 89mila aziende artigiane con 156mila addetti e nell’ultimo anno l’Italia ha espostato prodotti alimentari per un valore di 35,3 miliardi di euro, mentre l’occupazione del settore negli ultimi cinque anni e’ cresciuta del 12,9%”. (Agenzia DIRE)

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Donnerstag, 26. September 2019

10 settembre – Al Convegno su Governance e regolamentazione del mercato turistico a Roma organizzato all’Associazione ALBAA – Associazione Laziale Bed e Breakfast Affittacamere e Affini. Un momento di riflessione importante su come ridurre l’abusivismo, e di conseguenza la concorrenza sleale, delle attività ricettive extra-alberghiere nella nostra città.

Ad una delle tavole rotonde, quella intitolata “Piani strategici per il Turismo di Roma e Lazio tra sostenibilità, innovazione ed accessibilità per migliorare ed accrescere la competitività”, erano state invitate a partecipare l’Assessore Regionale al turismo Lorenza Bonaccorsi, la Presidente el Municipio I, Sabrina Alfonsi, il Direttore del Dipartimento Turismo, Formazione e Lavoro di Roma Capitale, M. Cristina Selloni e il Presidente del Convention Bureau di Roma e Lazio, Onorio Rebecchini.

Il tema n discussione era uno di quelli strategici per lo sviluppo di Roma. Primo Magazine ha chiesto alla Presidente Sabrina Alfonsi la sua opinione riguardo ad un tema che coinvolge in pieno il territorio che amministra.

“Il nostro Paese, ed in particolare le sue città d’arte, è tradizionalmente una delle mete turistiche più ambite al mondo grazie alla sua storia e all’immenso patrimonio di bellezze artistiche, culturali e paesaggistiche di cui è dotato. Ciò nonostante, dobbiamo chiederci se stiamo valorizzando al meglio questa ricchezza naturale, quali siano i possibili margini di miglioramento e quali gli strumenti idonei a cogliere le opportunità che il mercato ci presenta.

Per quanto riguarda la Capitale, sebbene possiamo registrare con soddisfazione una crescita del turismo del 3% rispetto al 2017, è pur vero che il turismo che a livello globale è cresciuto del 7% .Quindi se è vero che Roma cresce, cresce comunque la metà rispetto al trend generale. Nella nostra città il turismo non è legato esclusivamente al patrimonio culturale e archeologico, ma si declina in tanti modi – dal turismo fieristico a quello enogastronomico, da quello religioso a quello legato ad eventi specifici – penso ad esempio alla Mostra del Cinema di Roma o a grandi concerti, dal Circo Massimo all’Auditorium. Tutti questi “turismi” diversi hanno il loro fulcro nel cuore della città, che dell’afflusso costante di persone fa una delle sue risorse. I flussi turistici sono però legati ai grandi temi amministrativi, la mobilità prima di tutti, la gestione del decoro e della pulizia, la regolamentazione degli esercizi ricettivi e commerciali per combattere in modo efficace la cosiddetta “shadow economy”, quell’economia sommersa che a Roma si traduce in 33 mila affitti brevi da parte di privati che nella maggior parte dei casi sono attività illegali con tutti i crismi dell’imprenditorialità. In questo senso, dobbiamo potenziare i tanti turismi di Roma per riuscire a renderli risorsa per la città, investendo in servizi e in promozione. L’unico modo per restare competitivi e assicurare la qualità e gli standard che il mercato mondiale richiede piuttosto che la quantità.

Troppo spesso ci concentriamo sugli arrivi dei turisti e non su quante notti si fermano e quanti pasti consumano.

Le scalinate dei nostri monumenti piene di turisti intenti a consumare un panino e il drammatico dato che vede in meno di 2 giorni e mezzo la durata media dei pernottamenti, sono due esempi di un fenomeno sociologico che si sta affermando. Fino a relativamente pochi decenni fa, chi viaggiava era benestante, per gli alti costi del trasporto e del pernottamento; ora i viaggi aerei costano poche decine di euro e muoversi è diventato comune. Questo ha portato ad un allargamento del bacino di chi può permettersi di viaggiare, con conseguente maggiore differenziazione dell’offerta, in un momento in cui l’economia e il commercio stanno cambiando velocemente grazie a Internet. Il turismo è investito appieno dalla rivoluzione tecnologica. Dalla rete Internet transita l’informazione utilizzata da una parte crescente dei viaggiatori per progettare le proprie vacanze e selezionare le mete preferite. La rete consente di prenotare direttamente i servizi di viaggio, di accedere alle informazioni relative alle strutture ricettive, alle attrazioni paesaggistiche, culturali e ricreative. Le tecnologie digitali sono cruciali per conferire visibilità e accessibilità alle aree e alle strutture meno note, contribuendo per questa via a valorizzarle. Su questo fronte l’economia italiana registra ritardi, e il settore turistico non fa eccezione. Dalla capacità di colmare il ritardo nell’innovazione dipenderà la possibilità di sostenere la crescita e innalzare il nostro livello di benessere. E poi è necessario un sistema organico di norme per la salvaguardia della qualità complessiva del nostro Centro Storico, che si sta progressivamente svuotando dei suoi abitanti, così come delle vecchie botteghe storiche, che hanno lasciato il posto a negozi food di ogni genere. Diventa perciò indispensabile regolamentare gli esercizi commerciali, le strutture ricettive alberghiere ed extra alberghiere, le attività commerciali su aree pubbliche di particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico, per verificare la loro compatibilità con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e monumentale. È dall’area del centro storico, che proviene una buona parte del P.I.L. commerciale della città, non dimentichiamolo. E se si degrada e impoverisce il centro storico, si impoverisce anche la città intera. Il Centro storico di Roma è il cuore pulsante della Cultura del nostro paese, ed è imperativo per la politica valorizzarlo, tutelarlo e difenderlo.

 

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Dienstag, 10. September 2019

Gepostet von Sabrina Alfonsi am Dienstag, 10. September 2019

16 aprile – Migliorare l’azione politica ed amministrativa significa anche alzare lo sguardo oltre i propri confini per cercare lo scambio di esperienze e di buone pratiche con altri enti locali, con l’obiettivo di offrire ai propri cittadini il meglio.

Con questo spirito la Presidenza del Primo Municipio, fin dal primo mandato, ha avviato una serie di contatti con altre pubbliche amministrazioni che hanno portato, nel tempo, risultati molto interessanti.

Ricordiamo ad esempio l’ormai pluriennale gemellaggio con la XIII^ municipalità di Parigi, dal quale nasce l’interscambio tra due culture affini che ha dato origine alla Settimana Francese a Roma e quella italiana a Parigi.

Anche il patto di amicizia con l’isola greca di Samotracia, siglato a maggio del 2016 con il Sindaco Athanassios Vitsas, è basato sulla reciprocità degli interessi e sull’amore per le comuni radici culturali, ed è diventato lo strumento per promuovere scambi turistici e culturali tra Roma e l’isola greca, in particolare rivolti agli studenti.

Condividere la cultura è il modo migliore per creare il senso di comunità, quello che forse manca oggi nella nostra Europa. Lavorare sui giovani va proprio in questa direzione, per evitare che l’Europa diventi una cosa diversa da come l’avevamo immaginata.

In questa stessa direzione va il Protocollo di collaborazione siglato il 15 aprile scorso nello studio del Sindaco di Bari, Antonio De Caro, dalla Presidente Sabrina Alfonsi  e da Micaela Paparella, la Presidente del Municipio I del capoluogo pugliese. Due donne, rappresentanti delle due Municipalità che rappresentano i Centri Storici delle due Città, dopo essersi incontrate ed essersi trovate in sintonia, nelle scorse settimane hanno deciso di avviare una collaborazione con l’obiettivo di promuovere e consolidare i rapporti di amicizia e scambio in ambito culturale, sociale e turistico tra le due città.

“Uno degli aspetti più interessanti del protocollo – spiegano le due Presidenti – è sicuramente legato alla grande attenzione che entrambe le nostre Amministrazioni riservano a tematiche molto importanti quali i diritti civili, la parità di genere e la partecipazione dei cittadini, anche quelli più giovani, come testimoniano la presenza in entrambi i territori della Casa delle Donne e la promozione di strumenti per coinvolgere i ragazzi delle nostre scuole e fargli conoscere i meccanismi che regolano il funzionamento degli organi di rappresentanza politica ed amministrativa a livello municipale”.

 

 

Roma, 22 febbraio – Nuova segnaletica posizionata questa mattina in Via Ottaviano, Piazza Risorgimento e Via di Porta Angelica

“I cartelli con l’indicazione della fermata Metro Ottaviano, che rimettiamo oggi, erano stati rimossi all’epoca del Giubileo, quando il numero eccezionale dei pellegrini aveva fatto decidere di orientare diversamente i flussi in arrivo e in uscita dall’area della Basilica di San Pietro” ha commentato la Presidente del Municipio Roma I Centro, Sabrina Alfonsi, presente durante le operazioni di montaggio insieme all’Assessora Anna Vincenzoni, al Comandante del I Gruppo della Polizia Locale, Roberto Stefano, e alla rappresentante dell’Associazione dei Commercianti di Via Ottaviano,Giordana Pontecorvo.

 

 

“Al termine dell’Anno Santo i cartelli non sono mai stati rimessi al loro posto, nonostante le ripetute segnalazioni, recando un doppio danno sia ai turisti, che non hanno modo di orientarsi, sia agli stessi Commercianti soprattutto di Via Ottaviano, che non è più di passaggio da e per il Vaticano, come invece dovrebbe essere tanto più in un periodo di crisi del commercio come quello attuale..

Ed è per questo che, proprio in collaborazione con l’Associazione dei Commercianti di Via Ottaviano, che ha sponsorizzato l’acquisto dei cartelli, abbiamo deciso di intervenire direttamente noi. Ormai quando possiamo ci sostituiamo agli uffici centrali. Lo stiamo facendo in diversi settori, perché le risposte alle richieste dei cittadini da parte degli uffici centrali tardano ad arrivare o non arrivano affatto, e noi facciamo quello che possiamo con le nostre scarse risorse o con l’aiuto dei cittadini.

Su Via Ottaviano e in tutta l’area del Vaticano, inoltre, continua a persistere il problema dei “salta la fila”, a volte molto aggressivi nei confronti dei turisti e degli stessi commercianti. Tema più e più volte segnalato alla Sindaca e portato all’attenzione del tavolo con la Prefettura. Problema al bisogna dare una risposta, e questo vale per Ottaviano e tanto più per Esquilino.”

 

Roma 8 maggio 2016 – PROGETTO PONTE VITALE: Piantumazione di arbusti rappresentavi della macchia Mediterranea. Cercando la costruzione di un “Ponte Vitale” che colleghi la Capitale e il Cilento, legato al vivere sano e la dieta Mediterranea.
Questo genere di iniziative devono essere potenziate e valorizzate, perché la ricchezza, la varietà e soprattutto la qualità elevatissima della produzione eno-gastronomica italiana è universalmente riconosciuta ed apprezzata nel mondo.

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Presso la Sala Margana di Piazza Margana si è svolto l’incontro pubblico “IDEE AL CENTRO”, nel coorso del quale i Giovani Democratici del I Municipio hanno consegnato le loro proposte programmatiche alla candidata Presidente Sabrina Alfonsi.
Il Documento è il frutto di un lavoro di gruppo Un gruppo di ragazzi straordinari della Giovanile volto a fornire una prospettiva nuova e dettagliata su alcuni ambiti critici del Primo Municipio: Mobilità, Spazi, Cultura e Turismo, Intrattenimento. Proposte che hanno l’ambizione di entrare a far parte del programma della prossima giunta municipale e che possano rilanciare il futuro del nostro territorio seguendo il percorso già inaugurato dall’attuale amministrazione.

 

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